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Imu sui terreni agricoli nelle zone montane, la Romagna Faentina si mobilita

l decreto del Mef individua tre fasce altimetriche, calcolate sulla base dei dati Istat: i terreni dei Comuni con altitudine sopra 600 metri sul livello del mare saranno esenti

I sindaci dell'Unione della Romagna Faentina sono in allarme. Il provvedimento del Ministero dell'Economia che rivede la tassazione Imu sui terreni agricoli e che fino ad oggi escludeva tutti i proprietari di beni nelle zone montane e collinari, è stata accolta come una vera e propria doccia fredda. A questo proposito, i sindaci della Romagna faentina hanno già sollecitato i parlamentari del territorio.

Cosa succede - Il decreto del Mef individua tre fasce altimetriche, calcolate sulla base dei dati Istat: i terreni dei Comuni con altitudine sopra 600 metri sul livello del mare saranno esenti; i terreni dei Comuni con altitudine compresa tra 281 e 600 metri saranno esenti solo se di proprietà di coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali; i terreni dei comuni con altitudine fino a 280 metri saranno tutti oggetto di imposta. Sono esenti dall’Imu i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile. Come altitudine di riferimento viene considerata quella della sede del Comune, mentre viene esclusa una qualsiasi valutazione orografica del territorio. Solo 1.578 comuni fruiranno dell’esenzione totale Imu rispetto ai 3.524 attuali; ben 2.568 avranno invece un’esenzione parziale, che si limita ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali. I restanti contribuenti, 3.912 comuni, dovranno pagare entro il 16 dicembre tutta l’imposta sui terreni relativa al 2014.

La dura presa di posizione dei sindaci faentini - La forte preoccupazione che sta accumunando diversi territori del nostro Paese è condivisa anche nel faentino. Nell'ambito dell'Unione della Romagna faentina sono cinque i Comuni direttamente interessati dal provvedimento: Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme, Faenza e Castel Bolognese. "Il provvedimento trae innanzitutto fondamento da una interpretazione assurda della connotazione di un territorio - incalza Nicola Iseppi, sindaco di Casola Valsenio e vice Presidente dell'Unione della Romagna faentina - Definire la montanità solo sulla base di dove è collocata la residenza municipale, senza considerare in alcun modo la distribuzione orografica del territorio, è una interpretazione semplicistica e piuttosto bizzarra."

"In secondo luogo si vanno ancora una volta a penalizzare quei territori già da tempo a rischio di abbandono e spopolamento, che meriterebbero invece maggiori incentivi e più sostegno. E’ una stangata, un danno per la montagna e per la sua economia, per i cittadini che vi risiedono e vi investono. Auspichiamo che governo e Parlamento intervengano presto per rimediare. Nella settimana in cui i singoli Consigli comunali hanno votato l’assestamento dei propri bilanci - conclude Iseppi - vengono pubblicati dati allarmanti: un milione e trecentomila euro è il conto che viene chiesto per il 2014 agli agricoltori dell’Unione della Romagna Faentina, tagliandoli senza alcuna discussione o confronto dai trasferimenti statali ai singoli Comuni. Non è pensabile operare in questo modo: considerare i Comuni come bancomat dello Stato, mette a serio rischio la stabilità finanziaria degli Enti locali e penalizza i territori che invece andrebbero aiutati a mantenere in quelle terre le proprie aziende".

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