menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Imu sui terreni agricoli montani, marcia indietro del governo: arriva il rinvio

Nei giorni scorsi il deputato ravennate Pd Alberto Pagani aveva presentato insieme ai colleghi della commissione Agricoltura un'interrogazione al ministro delle Politiche agricole e forestali, Maurizio Martina.

Rivedere il decreto interministeriale sull'Imu per i terreni agricoli e ripensare i parametri di applicazione portandoli in vigore nel 2015": Lo ha confermato giovedì mattina il Governo, facendo marcia indietro rispetto al decreto interministeriale presentato nei giorni scorsi e recependo proprio queste richieste. Nei giorni scorsi il deputato ravennate Pd Alberto Pagani aveva presentato insieme ai colleghi della commissione Agricoltura un'interrogazione al ministro delle Politiche agricole e forestali, Maurizio Martina.

"La questione, come paventata dal decreto, sarebbe stata infatti grave e avrebbe inciso molto negativamente sui terreni agricoli in circa 2.500 Comuni italiani, tra cui molti anche in provincia di Ravenna - afferma Pagani -. Tutti i Comuni coinvolti, complessivamente, avrebbero dovuto versare allo Stato circa 350 milioni di euro, non previsti, entro il 16 dicembre. La misura toglieva infatti l'esenzione dell'Imu agricola per un'enorme quantità di terreni collinari. E addirittura era retroattiva sul 2014. Dal pagamento Imu sono stati finora esentati i terreni agricoli nei Comuni considerati montani (3.524) mentre in quelli classificati come “parzialmente montani” (628) l'esenzione riguarda solo alcune aree. Obbligo di pagamento, ovviamente, per quelli del tutto “non montani”".

Prosegue Pagani: "Il nuovo decreto divideva invece i Comuni in tre fasce sulla base dell'altitudine del Municipio di riferimento (e non in base all'altitudine della coltura). Con ciò: fino a 280 metri tutti i proprietari di terreni agricoli avrebbero dovuto pagare l'Imu; tra i 281 e i 600 metri sarebbero stati esenti solo i coltivatori diretti o gli imprenditori professionali iscritti alla previdenza agricola; oltre i 601 metri esenti invece tutti i proprietari. Fatto sta che secondo il decreto sarebbero stati esentati solo 1.578 Comuni. Assai meno di adesso. La norma partiva poi dal 1° gennaio 2014. Non tenendo conto quindi in alcun modo della necessaria certezza fiscale per l'anno in corso. Bene quindi che l'Esecutivo abbia deciso altrimenti".

Aggiunge l'esponente democratico: "Il Governo, con il decreto, dava anche un segnale contraddittorio rispetto ai principi di tutela delle aree interne, in conflitto con l'articolo 44 della Costituzione che oltre a sancire l'aiuto alla piccola e media proprietà agraria dispone provvedimenti a favore delle zone montane. Queste zone, infatti, devono gestire molti più svantaggi rispetto ai territori pianeggianti. La corretta gestione di un territorio collinare o montano, oltre a essere più esosa dal punto di vista economico, è anche fondamentale per la tutela idrogeologica. Il Governo dovrebbe sostenere le imprese di questi luoghi, non predisporre nuovi aggravi".

Per Pagani "non è poi possibile basarsi solo sui fattori altimetrici dei Municipi senza considerare la situazione complessiva, la capacità contributiva dell'agricoltore e il valore in sé dell'attività agricola. Nella nostra Provincia tanti coltivatori si sarebbero ritrovati a pagare l'Imu all'improvviso perché il loro Comune ha una residenza a meno di 280 metri. Ci sono poi tanti terreni coltivati, siti tra i 281 e i 600 metri, che però non costituiscono vere e proprie imprese perché non ne hanno la capacità reddituale ma sono invece un presidio di cura del territorio. Che quindi va sostenuto. L'eventuale cambio in corso d'opera e addirittura alla fine dell'anno delle imposte avrebbe dunque ingiustamente costretto i coltivatori a rivedere le proprie previsioni fiscali, in violazione anche dello stesso Statuto dei contribuenti. Con una minaccia pesante per la sostenibilità stessa delle piccole imprese del settore. Positivo quindi che l'Esecutivo abbia deciso di attendere il prossimo anno e di ripensare i criteri di esenzione.”

COLDIRETTI - "Il Governo ha immediatamente colto la necessità del rinvio del pagamento dell’Imu agricola e della definizione di un adeguato criterio per la delimitazione dei terreni agricoli interessati", afferma il presidente di Coldiretti Ravenna Massimiliano Pederzoli, sottolineando “l’importanza di confermare la fondamentale scelta di differenziare l’imposta a favore dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoltori professionali”, dopo le positive dichiarazioni del sottosegretario all’economia Baretta sul fatto che “il governo sta provvedendo ad una modifica delle modalità relative all'applicazione del decreto legge 66/2014 relative all'Imu agricola, con l'obiettivo di rinviarne il pagamento stabilito per il 16 dicembre 2014, anche al fine di rivedere i criteri applicativi".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
social

Dall'Antica Roma al terzo millennio: il mito eterno dei Lom a Merz

Arredare

Una casa di tendenza con i colori pantone del 2021

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

RavennaToday è in caricamento