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"In nome della pubblica utilitá, l’autoritá portuale infanga l’agricoltura"

Ignorato il monito dei ricercatori della Regione Emilia Romagna in merito alla riduzione della sicurezza alimentare, quale conseguenza di queste trasformazioni d'uso di terreni agricoli.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Sono poco più di 200 ettari i terreni che Autorità Portuale intenderebbe espropriare per far posto ai fanghi del Candiano. Di questi, una buona parte contribuirà alla già martoriata situazione alimentare causata dalla sottrazione di terreni agricoli per far posto alla cementificazione urbana.

A nulla vale lo studio e la ricerca condotta dagli esperti della Regione Emilia Romagna, pubblicata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea sul suo sito e sulla prestigiosa rivista internazionale "Land Use Policy". Eppure il lavoro mette in evidenza come nel periodo compreso tra il 2003 e il 2008, nella sola pianura emiliano-romagnola, siano stati persi oltre 157 km. quadrati di superficie agricola. Gli stessi autori della ricerca si soffermano sugli esempi di queste proprietà intangibili che sono: la salute dei cittadini, la funzione culturale, didattica ambientale o spirituale e la stessa fruibilità dei suoli, che consente "l'economia dell'itineranza" generata dalla ricettività e dal turismo. Ma nel nostro caso però si tratterebbe di interventi di pubblica utilità, quindi tutto è lecito, tutto si può stravolgere, anche se ciò comporta la riduzione della sicurezza alimentare.

Non è dato comprendere in nome di quale dio il presidente di autorità portuale si arroghi il diritto di ghettizzare chi non vuole lasciare la propria abitazione, paventando lo spettro delle future situazioni di disagio. Qualsiasi infrastruttura sarà eretta e la conseguente attività imprenditoriale attorno alle abitazioni deve tener conto che a nessuno è concesso mettere a repentaglio la salute dei cittadini, diritto costituzionalmente garantito (art. 32), men che meno in nome della pubblica utilità. Sarebbe assurdo trovarsi a distanza di qualche anno con situazioni tal quali presenti in altre città, ove sono ben noti casi clinici di neoplasie nelle popolazioni a ridosso di complessi industriali. E non farebbe eccezione il puzzo nauseabondo dei fanghi depositati, l'aria malsana di questi, la volatilità di polveri sottili presenti nell'aria, o il forte inquinamento acustico provocato dai macchinari presenti nella futura logistica oppure dall'andirivieni di camion.

A tal proposito, si chiede sin d'ora al sindaco di Ravenna, quale Autorità sanitaria locale nella veste di ufficiale di governo, di accertare se i luoghi ove insistono anche abitazioni siano compatibili a ricevere i fanghi del Candiano e a supportare poi un'area logistica, certificando l'assenza di potenziali fonti di rischio per la salute pubblica, oggi e negli anni a venire. Analoga richiesta è rivolta alla Ausl territorialmente competente. L'auspicio sarebbe che anche la Procura della Repubblica di Ravenna ritenesse di voler vederci chiaro sugli aspetti della pubblica utilità e se effettivamente non esistono altre locazioni nel territorio del comune di Ravenna, che non siano per forza quelle nelle immediatezze di case o centri abitati.

Pasquale Minichini - Lista per Ravenna Consiglio territoriale del mare

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