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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Politica

Infortuni sul lavoro, Ravenna in Comune: "Rilevato il 78 per cento di irregolarità nei cantieri edili"

La lista civica insiste: "Se non si porta l’Osservatorio a livello di macchina comunale non si andrà molto in là"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Complici gli incentivi statali e la necessità di recuperare arresti e rallentamenti dovuti alla pandemia, stiamo assistendo ad un vero e proprio boom nell’edilizia che, precedentemente, era stato uno dei settori economici in maggior crisi. L’analisi della Camera di Commercio per il secondo trimestre dell’anno relativo alla provincia di Ravenna lo conferma. Tra i settori che aumentano la propria base imprenditoriale con i risultati più importanti ritroviamo appunto l’edilizia (+34), bilancio influenzato dal trend particolarmente positivo del settore artigiano (+18 unità). Deve ricordarsi che la forma giuridica più diffusa tra gli artigiani ravennati è quella delle imprese individuali (quasi il 77% del totale). In tutto, al 30 giugno scorso, erano 5.645 le imprese registrate per il settore edile. Tra le imprese dell’edilizia, sono soprattutto in crescita le imprese che effettuano lavori di costruzione specializzati (+80), quelle più attive nella ristrutturazione e nei piccoli interventi, grazie alle misure di incentivazione governative. Il boom, d’altra parte, si riverbera sui costi delle materie prime.

La sicurezza o, meglio, la sua assenza, è balzata all’attenzione dei media. In Italia le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail tra gennaio e giugno di quest’anno sono state complessivamente 266.804 (+8,9% rispetto allo stesso periodo del 2020), 538 delle quali con esito mortale. Un dato dei morti più aggiornato è quello dell’osservatorio indipendente tenuto da Carlo Soricelli che però computa anche quelli intervenuti per cause non contabilizzate dall’INAIL: dall’inizio del 2021 al 12 agosto i decessi arrivano complessivamente al numero di 896.

Visto quanto detto sopra non stupisce che l’edilizia non manchi tra i settori colpiti da eventi che conducono a morte o ferimento di lavoratori. Dei 6 morti romagnoli del 2021, uno era in un cantiere edile, uno in una cava, uno in un centro di Hera, uno in un campo, uno in un magazzino portuale ed uno su una nave. Fillea CGIL di Ravenna elenca le cause sottostanti. Innanzi tutto sono i ritmi di lavoro più stressanti che, in diversi casi, hanno contribuito a creare le condizioni per gli “incidenti”. Gioca un ruolo importante anche l’età dei lavoratori che sono impediti ad andare in pensione. In diversi cantieri, poi, si registra un labirinto di partite Iva e di subappalti, con la contemporanea assenza del committente. "Abbiamo cantieri dove i presenti sono tutti lavoratori autonomi. Ci chiediamo quale coordinamento per la sicurezza queste aziende seguano. È da tempo che i lavoratori dipendenti morti sul lavoro sono meno del 50% del totale e la maggioranza sono invece piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, partite Iva, lavoratori parasubordinati, soci lavoratori di cooperative". Inoltre: «Esiste un sottobosco di ‘altri’ incidenti che non vengono denunciati perché il lavoratore, spesso extracomunitario o precario, si sente minacciato dal datore o viene invitato a dichiarare che si sia fatto male a casa. Sappiamo che le denunce per gli infortuni lievi o medi stanno diminuendo, ma è così o molti non vengono più denunciati dai lavoratori?».

Dal lavoro svolto dall’ispettorato del lavoro di Ravenna si apprende che nel segmento della cantieristica edile nel 2020 è stato rilevato il 78% di irregolarità. Chiaramente costituisce un limite il fatto che il personale ispettivo a Ravenna conti solo 13 ispettori. L’esistenza di criticità all’interno dei singoli enti incaricati dei controlli è stata riconosciuta anche dalla riunione che si è svolta in Prefettura lo scorso 27 luglio. Riportava la nota diffusa dopo l’incontro che "L’Osservatorio ha avuto come finalità l’esame delle situazioni critiche riferite alle condizioni di lavoro e di sicurezza nei settori portuale, dell’edilizia, dell’agricoltura, del turismo e della logistica, anche svolte in esternalizzazione dalle ditte in appalto e subappalto, e la conseguente rivisitazione del sistema dei controlli". In altri termini, si è trattata di una riunione interlocutoria e, a nostro giudizio, se non si porta l’Osservatorio a livello di macchina comunale non si andrà molto in là.

Eppure il Sindaco vuole lasciare l’osservatorio dove si trova. "Non credo che spostare l’osservatorio dalla Prefettura, che è l’ente preposto alla sicurezza, al Comune possa essere davvero incisivo" ha detto. Noi, come detto, abbiamo posto domande e messo in dubbio l’efficacia dello strumento così com’è e la volontà di andare oltre la facciata. Visto che però per il Sindaco va bene così, lo abbiamo invitato a fornire i dati che dovrebbe aver ricavato dalla riunione del 27 luglio, a cui era presente il Vicesindaco. E poi, sulla base di quei dati, lo abbiamo invitato a chiamare le autorità preposte, dall’Ispettorato alla Ausl, dai Carabinieri alla Finanza, dall’Autorità Portuale alla Capitaneria di Porto e le altre. Per dire che sulla base di quei dati si aspetta che incrementino le ispezioni, assumano il personale occorrente se manca, protestino con chi glielo impedisce se hanno vincoli superiori. E che poi richieda una nuova riunione a breve dell’Osservatorio perché possano dar conto di quanto richiesto. Non ci ha risposto. Non ancora.

Dopo uno degli ultimi “incidenti” il Sindaco aveva dichiarato: "La salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici devono essere garantite come priorità assoluta e ad esse vanno riservate maggiori risorse per garantire controlli, prevenzione e formazione dei lavoratori". Se ci crede davvero in quel che dice, lo dimostri. Come Ravenna in Comune pretendiamo, a nome della cittadinanza, un riscontro urgente alle nostre richieste.

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