Insieme per Cambiare: "Sì alla sicurezza partecipata"

"Come le telecamere, anche la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine è indispensabile per prevenire e reprimere i reati".

“Investire in sicurezza, oggi giorno, è una priorità, al pari di asili, trasporti e altri servizi pubblici. Questo i sindaci non possono più ignorarlo, i bilanci comunali devono tenerne conto”. Con queste parole Paolo Valenti, vicepresidente della Provincia e candidato tra le fila di Insieme per Cambiare Ravenna, ha aperto l’incontro pubblico promosso dalla lista civica proprio sulla delicata questione ‘sicurezza pubblica’.
Si sono confrontati sul tema l’ex questore e prefetto di Ravenna Fulvio Della Rocca, l’avvocato penalista Carlo Benini, il Comandante della Polizia locale di Faenza Paolo Ravaioli, il coordinatore della Protezione Civile della Provincia di Ravenna Mario Mezzogori, operatori di sicurezza privata e lo stesso Paolo Valenti che ha lanciato la proposta concreta, attuale e fattibile dell’istituzione “di un fondo pubblico, da 100-200mila euro, per sostenere l’acquisto di sistemi di allarme, telecamere e porte blindate da parte di quei cittadini, anziani e in condizione di disagio sociale, che vivono nelle aree del forese, quelle più isolate e meno presidiate”. “Oltre a ciò - ha aggiunto Claudia Burnacci, candidata IXC con più di 20 anni di esperienza imprenditoriale nel settore sicurezza, nonché ‘volontaria di strada’ - sarebbe opportuno incentivare la ‘sicurezza partecipata e sussidiaria’, agevolando la nascita di ‘gruppi di vicinato’ che fungano da occhi sul territorio”.

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Un netto ‘sì’ alla sicurezza partecipata è giunto da Della Rocca: “Come le telecamere, anche la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine è indispensabile per prevenire e reprimere i reati, in particolare quelli di tipo predatorio – ha detto l’ex Prefetto – c’è infatti un problema sicurezza che sta travagliando tutto il Paese e da molti anni. Se è vero – ha aggiunto – che i dati in provincia di Ravenna sono confortanti, con una diminuzione dei reati che si accompagna ad un netto aumento delle misure di contrasto, è altrettanto vero che la gente non si sente sicura e che la paura c’è. Detto questo noi operatori del settore possiamo dire la nostra, ma solo chi ha in mano le redini della politica, a livello nazionale e locale, può metterci nelle condizioni di affrontare il problema con forza e determinazione”. Alla domanda giunta dal pubblico su ‘cosa possa fare un sindaco ed un Comune per contrastare la microcriminalità dilagante’, la replica di Della Rocca è categorica: “Il sindaco è uno degli attori principali del Tavolo della sicurezza pubblica, è il rappresentante dei cittadini e proprio per tutelare chi l’ha eletto deve pretendere con forza soluzioni concrete, poi – ovvio – un Comune deve anche saper investire in sicurezza”. Chi è alle dipendenze dirette del sindaco, in questo caso di Faenza, è Paolo Ravaioli, comandante della Municipale manfreda: “Un sindaco deve fare il possibile per garantire la sicurezza urbana – ha affermato – ma non può certo inventarsi e arrogarsi ruoli che non ha. Di certo – ha aggiunto – oggi come oggi è opportuno che un amministratore pubblico promuova il controllo di quartiere e investa con l'aumento dei vigili urbani presenti sulle strade,in telecamere di ultima generazione  e per diffondere quelle reti di cittadini ‘occhi sul territorio’ che sono un valore aggiunto e un beneficio per la sicurezza di tutta la comunità. Parlando di sicurezza il dibattito è scivolato poi anche sul tema della difesa, del quale ha parlato l’avvocato Benini: “Tutti sappiamo che il Parlamento si sta occupando della questione ‘legittima difesa’ con la modifica della normativa in merito, oggetto anche di una petizione popolare, ebbene, a mio avviso l’eliminazione di qualsiasi tipo di possibilità per chi delinque di richiedere danni qualora fosse oggetto di aggressione e anche la modifica che dovrebbe rendere tutti i reati perseguibili d’ufficio sono soluzioni positive. Sul punto invece dell’eliminazione dell’eccesso di legittima difesa – ha concluso – bisognerebbe chiedersi se questo possa o meno aiutare il magistrato che deve valutare e assegnare una pena”.

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