Intervista alla Guerra: "Una task force antidegrado nell'ex Marina Bay"

La candidata sindaco di CambieRà parla del suo rapporto con il Movimento 5 Stelle, di formazione dei giovani, di lavoro. E per il centro città propone le Zone a traffico rallentato.

Avvocato, 43 anni, ex amministratore delegato dell’ospedale privato San Francesco, ex presidente provinciale dll’AIOP (Associazione italiana ospedalità privata), figlia del grande Sergio, recentemente scomparso, Michela Guerra è partita in salita nella sua avventura politica ravennate. Dopo la  bocciatura da parte del Movimento 5 Stelle della sua candidatura a sindaco, si è presa una breve pausa di riflessione e poi ha dato vita alla lista civica Cambierà.
Il fatto di non avere il simbolo 5 Stelle le ha dato più libertà d’azione oppure è stato un limite? Anche alla luce del caso Pizzarotti
“È stata una situazione sulla quale ho riflettuto molto prima di presentare il movimento civico Cambierà. Mi sono chiesta se saremmo stati penalizzati. Alla luce di quello che è successo nel nostro percorso, posso dire che ho avuto la possibilità di avvalermi di professionisti e tecnici che non si sarebbero mai avvicinati al Movimento. Cippone, Morgese, Benelli, Landi sono assolutamente laici e non si sarebbero mai identificati con un movimento politico. Quindi questo è stato un arricchimento incredibile. Poi, alla luce delle vicende di queste ultime settimane devo dire che sarei stata un po’ preoccupata, perché è evidente la mancanza di dialogo tra il direttorio e la sua gente”.
Difende Pizzarotti?
“A fronte del principio della trasparenza capisco che non rendere noto un avviso di garanzia non è una cosa corretta. Ma io conosco bene la difficoltà che c’è a comunicare. Se Pizzarotti ha incontrato le stesse difficoltà che abbiamo avuto tante volte noi, lo capisco. Per il Movimento 5 Stelle è un momento di svolta e sono contenta di non essere in questo tritacarne. Anche in prospettiva, perché se diventassi sindaco di Ravenna vorrei poterlo fare senza avere la costante minaccia dell’espulsione. Penso anche all’espulsione del sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, ottimo amministratore e ottimo grillino; ma le scelte locali portano per forza a scendere a compromessi. Quando si amministra un Comune ci si trova a che fare anche con impegni già presi dall’amministrazione precedente: appalti, convenzioni ecc… Sembra che questo aspetto non venga capito dai vertici del Movimento”.
Parliamo di cultura, visto che lei era, insieme alla Sutter, l’unico candidato sindaco presente all’incontro sul tema. La fresca bocciatura di Ravenna come Capitale europea 2019 sembra avere reso l’argomento quasi intoccabile
“Vero. E la cosa sconvolgente è che di cultura non si è più parlato in maniera specifica, nemmeno in abbinamento al turismo. In quel confronto con Raffaella presi una posizione molto dura nei confronti di Cassani (coordinatore Ravenna 2019, ndr). È un argomento che secondo me non viene toccato perché fa ancora male. La bocciatura è nata da una brutta gestione di quell’opportunità. La cultura a Ravenna è tutta da rivedere! Diciassette scuole di mosaico hanno chiuso, mentre sono una delle realtà su cui si dovrebbero fondare la nostra cultura e il nostro turismo. Invece stanno chiudendo nel silenzio più assoluto. E’ importante valorizzare quello che abbiamo: la natura, i musei. Il Palazzone di Sant’Alberto è unico, ma difficile da raggiungere. A Punte Alberete i punti informativi sono allo sfascio, non ci sono indicazioni. Ogni manifestazione è estemporanea, non esistono progetti a lungo termine. C’è il nulla cosmico”.
È un problema anche dei soggetti a cui viene affidata la gestione della cultura?
“Le convenzioni sono poco trasparenti. Noi proponiamo di farle durare solo il tempo della legislatura, fino al 2021. Poi sottoporle a verifica, assegnando dei bollini di qualità che tengano conto del risultato, della visibilità data al prodotto, della capacità di interagire con la scuola, gli operatori e le diverse realtà cittadine. Io non riesco a non pensare al fatto che abbiamo lasciato scappare il Museo Biagetti sull’arredamento contemporaneo, unico in Europa per completezza, perché non abbiamo trovato un luogo in cui ospitarlo. Bisogna cambiare le persone che sono al vertice della cultura ravennate. Il nodo è l’ignoranza. Tutto viene fatto dai dirigenti, gli assessori non contano nulla, perché non sono competenti. Non c’è umiltà e vengono cassati eventi che altrove ottengono risultati incredibili. Mentre ci sono sempre le stesse persone che fanno le stesse cose”.
Nei suoi interventi pubblici lei pone sempre un forte accento sulla scuola e sulla formazione dei più giovani.
“C’è un grandissimo lavoro da fare nelle scuole. I nostri ragazzi non conoscono la nostra città, ci vuole una sensibilizzazione. Se imparano a conoscere il territorio, imparano ad amarlo. La formazione è essenziale, occorre farla anche sul tema delle dipendenze e dell’Aids. Fino a questo momento è tutto lasciato alla buona volontà dei singoli insegnanti e della Polizia municipale. Ravenna continua a essere la città col maggior numero di sieropositivi in rapporto agli abitanti. È seconda dopo San Francisco, ma non se ne parla. Insegnare ai ragazzi a volersi bene è fondamentale. Cosa può fare il Comune? Dare delle alternative ai ragazzi: per quello abbiamo pensato a Manu Benelli allo sport. Lei è in grado di portare i ragazzi allo sport, di far vivere lo sport come divertimento e non solo come competizione. E poi penso a esperienze come Pazzi di Jazz, in cui 6mila ragazzi hanno studiato jazz. Sport e musica sono le chiavi per volersi bene, per l’integrazione; sono accessibili a tutti, fanno imparare ad amare il bello e a creare qualcosa di positivi. Su queste cose dobbiamo puntare tantissimo”.
 Uno dei temi chiave di questa campagna elettorale è la sicurezza, in particolare quella urbana.
“Illuminazione e telecamere sono soluzioni che mi accomunano agli altri candidati. Noi in più abbiamo pensato a un nuovo tipo di assessorato, esclusivamente dedicato alla Sicurezza, che collabora con la Prefettura e coordina le diverse forze. In caso di vittoria verrebbe affidato al luogotenente Giovanni Morgese, che vanta una grande esperienza e ha già proposto una mappatura del territorio e una raccolta e condivisione delle informazioni. Poi si dovrebbe investire di più nella Polizia municipale, anche potenziando l’organico e le risorse. Abbiamo pensato anche a una task force antidegrado, che potrebbe trovare una sede propria a Marina di Ravenna, nell’ex stabilimento Marina Bay. Ventuno unità pronte, sia in senso fisico sia di preparazione culturale, e presenti h24 sul territorio. Una sorta di presidio ‘armato’ che faccia un lavoro di deterrenza lungo la spiaggia e gli stradelli, dove c’è da fare un lavoro molto importante”.
Non temete un effetto di militarizzazione del paese?
“Non parliamo di militari, ma di una polizia di supporto alla cittadinanza. Il volersi divertire e lo stare tranquilli devono andare insieme”.
Che significato date alla parola “amministrare”?
“Amministrare non è solo togliere le buche dalle strade, ma dare a ognuno la possibilità di realizzarsi, di avere un lavoro, di diventare parte integrante della comunità”.
Per quanto riguarda il lavoro, come pensate di affrontare le difficoltà sia dei giovani sia delle persone mature?
“Temo che la crisi possa ancora peggiorare. Il reddito di cittadinanza so che lo stanno studiando a livello regionale e qualche città lo sta sperimentando. La nostra proposta non sarebbe assistenziale, ma integrata con l’offerta di percorsi formativi e occupazionali. Certo che se uno rifiuta per tre volte un posto di lavoro perde anche il reddito comunale di cittadinanza. Controlleremo anche i requisiti di accesso alle case popolari, così come puntiamo a superare l’Isee come sistema di calcolo del reddito familiare”.
Un altro tema che sta caratterizzando questa campagna elettorale è la mobilità urbana.
“Per il centro noi pensiamo alle zone a traffico rallentato, per esempio in via di Roma, nel tratto che adesso è chiuso, o in altre vie. E’ una formula usata nel Nord Europa: abbiamo pensato, dopo aver ascoltato gli operatori, di allargare marciapiedi, di consentire il passaggio di una sola auto alla volta, di migliorare l’arredo urbano. La zona rimane accessibile alle auto, per esempio per accompagnare qualcuno o portare la spesa, ma non è il massimo andarci. Oggi si fanno giri lunghissimi in auto: vorremmo rendere tutto più raggiungibile. Per non parlare dei treni… Almeno un Frecciabianca potremmo provare a chiederlo”.
 
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