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Itinerari ciclabili, Donati (Viva Ravenna): "Improvvisazione fra percorsi pericolosi e interruzioni non segnalate"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

E’ fresca di questi di giorni la presentazione alla stampa del  progetto dell’assessorato al Turismo del comune di Ravenna dei dieci itinerari cicloturistici definiti nel comunicato “proposte interessanti e suggestive, rivolte ai visitatori ma anche ai ravennati dal più breve di 14 km al più impegnativo di 138, a seconda dei proprio gusti e abitudini”. Interessante l’idea, e condivisibile il fatto che si sia deciso di destinare fondi provenienti dalla regione Emilia Romagna ad un progetto che può essere utile per diffondere la cultura del cicloturismo e per attrarre nella nostra città appassionati che in numero sempre maggiore si avvicinano alle due ruote, il punto è che se definirli “nuovi” è già di per se quanto meno tendenzioso (dato che esistevano tutti già da tempo) ciò che stupisce (ad una prima analisi che ci riserviamo di approfondire) è il pressapochismo con cui almeno uno dei percorsi sia stato strutturato e venga poi proposto su “Ravenna Tourism”, il sito di informazione turistica ufficiale del Comune.

Mi riferisco al tratto “Ravenna – Comacchio” (ma ci riserviamo di verificare ad uno ad uno anche gli altri), un’andata e ritorno di 114 km ben nota a chiunque abiti a Ravenna e che attraversa aree naturalistiche certamente di grande fascino, ma che nella logica di chi lo ha proposto prevederebbe (seguendo il percorso indicato): di raggiungere la località di Sant’Alberto su strada asfaltata, percorrendo la bellezza di 20 chilometri sulla via sant’Alberto, per le due ruote una delle strade più pericolose della nostra città, ed ignorando completamente la possibilità dei percorsi alternativi (ed oltremodo affascinanti) che attraversando la pineta San Vitale consentono di arrivare a Sant’Alberto passando per l’argine del Reno o del canale destra Reno rimanendo in tutta sicurezza su strade bianche; giunti a Comacchio, di ritornare dalla strada dell’andata, ignorando (o dimenticando?) che tre mesi fa è stato inaugurato il nuovo percorso ciclo escursionistico che prevede la possibilità di percorrere un circuito che riporta all’argine del Reno in sicurezza, senza rifare la strada dell’andata e con un affascinante percorso all’interno della valle; di attraversare, e questa è davvero una chicca, sulla strada del ritorno, il ponte sul Lamone fra Savarna e Torri, già proprio il famoso “ponte di Savarna” chiuso da mesi, oggetto di polemiche e proteste ormai quotidiane, e che forse sarebbe il caso di segnalare come attualmente interrotto (ancorchè, temporaneamente) specie in fase di lancio pubblicitario di un nuovo progetto!

Alla luce di quanto sopra interrogo il sindaco di Ravenna per chiedere: quale sia stato il costo complessivo dell’operazione e di conoscere il bilancio completo delle entrate e delle uscite per la realizzazione del progetto; chi si sia occupato della stesura dei percorsi, come sia possibile che si sia agito con tale approssimazione, ignorando regole minime di sicurezza e percorsi noti a tutti, e se si intendano rettificare quanto meno ed immediatamente le informazioni riportate sul sito sul ponte sul fiume Lamone, segnalandone immediatamente la temporanea chiusura; se sia previsto un meccanismo di “manutenzione” dei percorsi sul sito che consenta di tenere monitorate le eventuali modifiche, interruzioni o variazioni di percorsi che di volta in volta possano intervenire in maniera da evitare situazioni imbarazzanti come quella che si troverebbe ad affrontare se un ciclista / turista si avventurasse oggi su questa tratta, rendendo di fatto inutile questo progetto.    

Nicola Grandi, capogruppo e consigliere comunale di Viva Ravenna

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