Politica

"La pasticceria del Duomo lascia, ennesimo campanello d'allarme per il centro"

Lo rileva una nota di 'Ravenna in Comune' che denuncia l'assenza di politiche per il cuore della città

“Un nuovo avviso di chiusura, di una storica pasticceria vicina al Duomo, non è altro che l'ennesimo campanello d'allarme che il commercio lancia sulla situazione sempre più precaria del centro cittadino. Le concessioni per poter ampliare supermercati, come ad esempio l'iper o il centro Teodora, fanno parte di una politica commerciale miope che favorisce la grande distribuzione e non permette la creazione di uno sviluppo del piccolo commercio vitale per zone turistiche e particolarmente importanti come può essere il centro storico di Ravenna”: lo rileva una nota di 'Ravenna in Comune'.

“L'effetto principale è l'allontanamento centrifugo del "passeggio " cittadino portando, anche attività storiche di un certo rilievo, a preferire altri quartieri al centro. E se tutto questo è lecito, è altrettanto giusto domandarsi il perchè si assiste a questa "migrazione commerciale" senza porvi freno, permettendo alla nostra piu' importante attrazione turistica di brillare sempre meno, fino a spegnersi in futuro. Fin dalla campagna elettorale scorsa avevamo più volte dichiarato che la gestione del cuore cittadino doveva per forza di cose, cambiare direzione e far sì che il centro storico tornasse facilmente disponibile ai cittadini ravennati. Piazza kennedy, il mercato coperto, la situazione dell'ex macello e tutti i palazzi ormai abbandonati sono situazioni che hanno visto l'amministrazione scorsa in seria difficoltà e l'attuale in "linea" con la precedente, cercando di rattoppare strafalcioni progettuali ( i bagni in piazza Kennedy ) o mettendo nel dimenticatoio strutture ormai abbandonate”.

“Ravenna in Comune, in campagna elettorale, ha speso idee e progetti che sono ancora realizzabili sia per quanto riguarda la gestione turistica del centro storico sia per la gestione della fruibilità da parte dei residenti. Una rete di mezzi pubblici gratuiti che abbia come punto di partenza i grandi parcheggi, al di fuori della cinta muraria, spesso inutilizzati durante la giornata. Contemporanemte ritornare ad avere la visione del centro storico come cuore amministrativo della città. Per questo proponevamo, e lo facciamo tuttora, il ritorno di uffici e servizi al cittadino ora delocalizzati fuori dalle mura. Il tutto dev'esser gestito assieme alle associazioni di categoria, troppo spesso non considerate o assenti dalla discussione sullo sviluppo della città”. Ed infine: “Proprio per la gravità della situazione, Ravenna in Comune si mette a disposizione per un confronto e, comunque, trasformerà le proprie idee e i propri progetti in atti e azioni nei luoghi proposti: il consiglio comunale e il consiglio territoriale del centro. Il tempo scorre inesorabilmente e i segnali di sofferenza che arrivano sempre più forti del centro storico non si possono ignorare come spesso è accaduto in passato”.

SPADONI ("CIVICI") - "L’ennesima chiusura di attività nel centro storico – ultima quella della nota pasticceria del Duomo nel centro di Ravenna -  non rappresenta altro che la ‘cronaca di una morte annunciata’. Da molti anni andiamo ripetendo questa nostra grande preoccupazione di vedere desertificato il centro,  un dato inconfutabile basato, appunto, sull’osservazione della realtà.   Il commercio, ad esempio,  avrebbe dovuto teoricamente mantenere un proprio ruolo fondamentale per la tenuta economica e occupazionale  rafforzando la qualificazione dei tessuti urbani e dell’organizzazione dei servizi e della logistica, ma questi obiettivi sono stati raggiunti solo in minima parte. Il concetto di valorizzazione della presenza capillare della piccola impresa del commercio attraverso azioni mirate  di qualificazione e di sostegno da parte degli enti pubblici, è rimasto una mera enunciazione  senza conseguenti azioni di rilievo, se non iniziative davvero sporadiche e minimali.  Negli ultimi anni, anziché limitare  la concorrenza ed evitare situazioni di squilibrio in favore della grande rete distributiva, si sono favorite le scelte contrarie con un effetto nocivo per le attività commerciali tradizionali e quelle  di vicinato. In particolare, il settore alimentare ha fatto registrare un forte calo delle attività classiche di piccola dimensione  non favorendo certamente  la competitività dell’offerta, né conseguendo l’obiettivo di migliorare i servizi e i costi a favore dei consumatori.   D’altra parte alcune situazioni negative legate alla viabilità cittadina e ai sistemi atti a  sfavorire in ogni modo l’accesso al centro, assieme  ad un generalizzato clima di sfiducia che penalizza i consumi e gli investimenti, rappresentano  altri elementi di blocco che certamente  non favoriscono la già difficile fase economica del comparto. Al freno della spesa delle famiglie e ad alcune congiunture negative, vanno aggiunte, inoltre,  le scelte di pianificazione  commerciale territoriale: scelte che hanno  favorito la negativa dilatazione delle grandi superfici  di vendita, oggi sicuramente   sproporzionate rispetto alla rete di negozi tradizionali. Si tratta di scelte che, oggettivamente, hanno palesemente  avvantaggiato la  grande rete distributiva a discapito del negozio tradizionale e di vicinato. D’altra parte il raddoppio della superficie Esp  Coop rappresenta l’ennesimo  chiaro esempio".

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