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Lista per Ravenna: "Smantellata la cintura verde del Parco Fagiolo"

La segnalazione è di Stefano Donati, capogruppo di Lista per Ravenna nel Consiglio territoriale del Centro Urbano

"Giovedi 19 settembre scorso, i molti frequentatori del parco Fagiolo, 21 mila metri quadrati di verde pubblico, hanno assistiti attoniti all’arrivo di squadre di operai che hanno preso a segare per intero, capitozzandole di brutto, tutte le piante della bella e prospera siepe che da sempre ne circondava l’immenso prato centrale, servendo anche per separarlo dal percorso asfaltato su cui si fa jogging e i bambini corrono con le biciclette. I tronchetti di legno ricavati dal taglio sono stati ammucchiati e portati via su dei camion". La segnalazione è di Stefano Donati, capogruppo di Lista per Ravenna nel Consiglio territoriale del Centro Urbano.

Alla lista civica sono giunti, spiega Donati, "alcuni messaggi di riprovazione, anche perché la siepe ci metterà due o tre anni per riformarsi qual era, sperando in stagioni climatiche favorevoli". Il nome vero di quest’ area verde è parco Dian Fossey (zoologa statunitense che dedicò gran parte della sua vita allo studio dei gorilla), che viene però chiamato Fagiolo perché la siepe delimita una forma che gli somiglia. Attacca Donati: "Su questo blitz è mancata qualsiasi informazione pubblica, fatto veramente strano in un’Amministrazione che somministra giornalmente alla stampa una decina di comunicati, dichiarazioni, interviste, videate e quant’altro, con cui propaganda tutte le proprie gesta, anche minime, spesso evanescenti".

"Lista per Ravenna può dunque soltanto dire che la gestione di questo parco, definito “area di pregio” di classe AA, è stata appaltata dal Comune ad Azimut Ravenna, società posseduta al 60% dal Comune stesso e per il resto da un’insieme di cooperative; e che, a compenso di questa attività, ha impegnato il bilancio comunale 2019 per una spesa di 9.400 euro - prosegue -. Mentre le potature degli alberi e degli arbusti sono pagate a parte secondo il loro numero, da concordarsi di volta in volta in base al fabbisogno, questa somma copre sette sfalci annuali d’erba completi e (a proposito di questo scritto) finanzia due potature della siepe,“da aprile a settembre di ogni anno”, con le quali Azimut deve provvedere “contemporaneamente all’asportazione di tutte le specie infestanti (previa eradicazione delle medesime) sia erbacee che arboree”. E forse qui casca l’asino".

"Nessuno conosce ufficialmente perché la siepe sia stata demolita lasciando solo le radici e poco più. Parlando con gente del posto, anche esperta di piante e di giardinaggio, le ipotesi formulate sono state tre - continua l'esponente di LpRa -. È risaputo come questa siepe fosse utilizzata in passato per occultare la droga destinata, nelle ore serali e notturne, al piccolo spaccio. Sono però passati quasi tre anni dall’ultimo ritrovamento effettuato dalla polizia. Si è voluto evitare che il fenomeno si riproduca? Nel 2018, si sono avute nella nostra zona costiera, in particolare a Marina di Ravenna, delle infestazioni di scolitide, insetto molto dannoso le cui larve scavano delle gallerie nei rametti delle piante, dove “coltivano” come cibo dei funghi che provocano il disseccamento dei rami e in poco tempo anche delle piante stesse. Si combatte con interventi rapidi di potatura. Potrebbe avere intaccato la siepe del Parco Fagiolo? I rami potati dovrebbero però essere bruciati".

"Secondo una testimonianza oculare attendibile, piante d’edera si erano sviluppate a dismisura avvolgendo tutta la siepe, al punto di farne temere il soffocamento a breve termine - afferma Donati -. Di qui forse il taglio estremo dei suoi rami, onde sradicare l’edera da ovunque? Verosimilmente, le prime due cause non avrebbero dovuto escluderne l’informazione pubblica. Anzi, si sarebbe potuto celebrare l’intervento come provvidenziale. La terza dimostrerebbe invece che la regolare manutenzione della siepe due volte l’anno da aprile a settembre, con “asportazione di tutte le specie infestanti (previa eradicazione delle medesime)”, è stata manchevole, nonostante il Comune paghi tutto quanto è scritto nel contratto anche se non viene fatto, tanto nessuno controlla. Di qui, dunque, l’acqua in bocca? Saremmo lieti se il sindaco smentisse questa ipotesi rispondendo all’interrogazione question time che Lista per Ravenna gli ha rivolto".

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