Renzi lascia il Pd, Barattoni: "Scelta incomprensibile che indebolisce la squadra"

Dopo mesi di indiscrezioni, nessuno dubitava ormai che la scissione fosse questione di giorni. Una scelta che non è stata accolta benissimo da Alessandro Barattoni, segretario provinciale del Pd ravennate

Tanto tuonò che piovve. Matteo Renzi lascia il Pd per fondare un suo partito. Lunedì sera l'ex presidente del Consiglio ha chiamato l'attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte per informarlo sulla decisione presa. Nella stessa telefonata ha assicurato al presidente Conte che continuerà a sostenere convintamente il governo. Dopo mesi di indiscrezioni, nessuno dubitava ormai che la scissione fosse questione di giorni. E' la terza scissione nella storia del Pd dopo quelle di Francesco Rutelli (2009) e Pierluigi Bersani (2017).

Una scelta che non è stata accolta benissimo da Alessandro Barattoni, segretario provinciale del Pd ravennate. Barattoni definisce quello di Renzi "un passaggio politico a mio avviso incomprensibile, dettato più da ragioni di tattica che di strategia, non dal coraggio o dalla coerenza, che porta una risorsa - perché così l’ho sempre considerata pur non salendo mai in nessun carro - del centrosinistra ad abbandonare il Pd, a indebolire la nostra squadra e a distogliere forze ed energie da un’azione di governo che fin da subito dovrebbe mettere in campo azioni e idee di svolta e di cambiamento per un’Italia più moderna e più giusta, per un interesse generale che per chi fa politica deve sempre essere messo al primo posto. Come ho detto in chiusura della Festa dell'Unità Ravenna, il Pd è nato come un sogno, è più di un partito, e in tanti lavorano ogni giorno rimboccandosi le maniche senza protagonismi per far sì che quel manifesto non sia solo storia ma il nostro futuro, teniamocelo stretto:

Il segretario ravennate ha deciso di scrivere una lettera al fondatore del Partito democratico Walter Veltroni. "Essere il segretario di Federazione qui, in questa terra, è un pregio grandissimo, perché c’è una storia importante da onorare e la possibilità concreta di scrivere ancora pagine significative per il futuro di tanti bravi cittadini - si legge nella lettera - Rileggo in questi minuti il tuo discorso di Torino, ripenso alle mille speranze e ai tanti sacrifici, alle discussioni con i militanti e le campagne elettorali in mezzo alla nebbia e alla neve. Con gli occhi lucidi mi rendo conto di credere ancora profondamente in quel progetto, non in modo nostalgico ma per le necessità di oggi: nel riunire l’Italia e gli italiani, in quelle parole di speranza e in quegli ideali di umanità ma è dura, durissima, lavorare sempre con l’ago e il filo per cucire quando gli strappi sono ormai a cadenza mensile. Io ci provo, o almeno continuo a provarci, e ne conosco tanti di ragazzi e ragazze molto più bravi di me che in tante zone d’Italia fanno altrettanto: che regolarmente leggono ancora il manifesto dei valori del Pd, provano con fatica a costruirlo nei territori e non vogliono né tornare indietro, né fare fughe solitarie in avanti, ma ambiscono con la politica a provare ad affrontare le sfide che il nostro tempo ci ha messo davanti".

"Il mondo in cui viviamo appare sempre più come una trama complessa di relazioni in continua evoluzione - prosegue la lettera - E se è vero che questa evoluzione è sempre più condizionata dall’azione dell’uomo moderno e dall’uso che egli sta facendo di una scienza e di una tecnologia che oltrepassano i vecchi confini, questo significa che non è più adeguata una politica che non prenda coscienza di questa trama di relazioni e di interdipendenze. Questa presa di coscienza è la condizione essenziale per governare il mondo in cui viviamo. Se non assumiamo questa nuova dimensione storica, se una grande forza riformatrice non assume come suo compito questa inedita necessità di “stare insieme”, pena la rovina comune, le donne e gli uomini saranno incapaci di costruire un’esistenza pacifica basata sulla giustizia e sulla libertà. Guidato dall’idea di una convivenza unitaria e plurale sempre più necessaria allo sviluppo della comunità nazionale e mondiale, il Partito Democratico invita tutti i cittadini a condividere il suo progetto etico e politico, per un impegno che rilanci il futuro del nostro Paese nel terzo millennio, ne reinterpreti e rafforzi l’identità all’interno del concerto europeo, ne assicuri il contributo attivo alla pace e alla giustizia nel mondo globalizzato".

Sarà ora interessante capire chi, nel ravennate, seguirà Renzi nell'uscita dal Partito Democratico. Tra loro, come ampiamente previsto, c'è l'assessore Roberto Fagnani, renziano della prima ora, che a luglio ha dato vita al "Comitato di Azione Civile - Ritorno al futuro - Europa Ravenna 2". "E' stata sicuramente una giornata molto complicata, più dal punto di vista umano che da quello politico. Non ci giro troppo attorno perché la testa aveva già deciso da tempo e la nascita del nuovo soggetto politico era nell’aria e in cantiere da un po’. Il problema è il sentimento che nutro nei confronti di straordinari compagni di avventura, con i quali ho condiviso tanta strada e che al di là della politica avranno sempre la mia amicizia e il mio affetto. Nella politica si fanno delle scelte, e per coerenza verso il mio percorso politico di questi anni e rivendicando quella stagione fatta di azioni importanti e attese da tempo ho deciso che seguirò Matteo Renzi nella nascita del nuovo soggetto politico Italia Viva. Lo faccio con il coraggio che ho sempre avuto nel mettermi in gioco e con la libertà del mio pensiero. Il nuovo progetto si propone di allargare il campo delle forze democratiche, liberali,repubblicane e riformiste del Paese e punta a rafforzare il centrosinistra continuando a portare avanti le battaglie comuni,soprattutto nel territorio,che abbiamo sostenuto in questi anni".

Con lui nel nuovo comitato anche la consigliera regionale faentina Manuela Rontini, che però a differenza dell'assessore è intenzionata a restare all'interno del Pd: "Oggi, inutile nasconderlo, è una delle giornate più complicate e difficili del mio percorso di impegno: vivo una fase di profondo travaglio, umano e politico - commenta la consigliera - E ho un’unica certezza: qualunque sarà la scelta, ci sarà qualcuno che, accusandomi, dirà che sto sbagliando. L’ho messo in conto. Siccome sono sempre stata abituata a dire quel che penso, proverò a farlo anche stavolta. A Matteo Renzi mi legano profonda stima e amicizia: non solo ritengo sia stato il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto negli ultimi anni, penso anche sia ingeneroso non riconoscergli che, pur dopo la pesante sconfitta del 2018, sia stata la sua leadership a determinare, nel bene e nel male (a seconda del legittimo giudizio di ciascuno), l’assetto del nostro Paese. Qualcuno continua a negarlo: sono gli stessi che, anche dopo la vittoria alle primarie lo hanno sempre ritenuto un corpo estraneo e oggi festeggiano la sua uscita dal Pd. Ritengo invece che, oggi più che mai, ci sarebbe bisogno di tutti per vincere le sfide che abbiamo davanti: le elezioni regionali e quelle di Faenza 2020. E sarà più difficile farlo con un Partito democratico più povero: valeva all’epoca della scissione di Bersani e compagni, valeva ieri per Calenda e Richetti, vale oggi per Renzi. Non di meno, in questi anni ho dedicato tante delle mie energie al Pd, girando quasi senza sosta nel territorio, cercando di fare in modo che, almeno a livello provinciale, restasse una comunità plurale, aperta al contributo di tutte le diverse sensibilità. E penso che, anche grazie al paziente lavoro di cucitura di Barattoni (ma vale lo stesso per Paolo Calvano), pur tra alcune difficoltà, ci siamo riusciti. Al di là di quello che sarà il mio impegno personale (perché i destini dei singoli vengono sempre dopo), riconfermare Stefano Bonaccini alla guida della Regione Emilia-Romagna e lavorare perché la coalizione di centrosinistra si affermi nella mia città sono, e restano, le mie priorità. Ho deciso di restare nel Pd, ma rispetto chi ha fatto o farà scelte diverse. Tra loro ci sono anche degli amici (che penso stiano vivendo analogo travaglio): persone con cui, in questi anni, ho condiviso uno straordinario percorso di militanza e impegno. Perché l’avversario è Matteo Salvini e chi, come lui, strumentalizza la vicenda di Bibbiano, le sofferenze di quei bambini e di quelle famiglie, per un mero calcolo elettorale, provando a speculare politicamente".

Della stessa idea di Rontini il senatore Stefano Collina: "L’addio di Renzi al Partito Democratico è un passaggio difficile da comprendere. Almeno per me. È vero che si va incontro a una fase politica nuova, anche in virtù di una nuova probabile legge elettorale proporzionale e che quindi ci potrà essere una scomposizione e ricomposizione del quadro politico, tuttavia la scelta di Renzi non è chiara né pienamente comprensibile. Mi aspetto che lui chiarisca meglio certi aspetti. Per quanto mi riguarda il Pd è e resta il luogo che abbiamo contribuito a costruire: democratico, riformista, utile al Paese, all’Emilia-Romagna e ai nostri territori. Lo strumento in grado di dare le risposte migliori ai nostri cittadini. Questa è una pianta che ha messo radici e dato frutti e, per quanto mi riguarda, è ancora una pianta da coltivare. Io resto con l’augurio e la speranza, naturalmente, che il Pd resti un partito plurale, in cui abbiano cittadinanza tutte le culture politiche che l’hanno costituito, senza torsioni che lo snaturino".

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