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Matteucci: "La Moschea rispetti la Costituzione e la legge"

Domenica mattina il sindaco Fabrizio Matteucci ha incontrato il Questore di Ravenna dottor Giuseppe Racca. "Non c'è luogo della nostra città dove possa essere tollerato il non rispetto della Costituzione"

Domenica mattina il sindaco Fabrizio Matteucci ha incontrato il Questore di Ravenna dottor Giuseppe Racca. "Non c’è luogo della nostra città dove possa essere tollerato il non rispetto della Costituzione e della leggi Italiane, Moschea compresa - evidenzia il sindaco -. Dunque, nei limiti dei poteri che la legge ci assegna e in stretto raccordo con le altre autorità competenti, agiremo di conseguenza, sollecitati in questa circostanza da una componente della comunità  musulmana e verificando la consistenza dei pericoli denunciati dalla lettera della Presidente della Life".

Tutto è partito dall'episodio del 22 dicembre, che ha dato vita al comitato contrario all’attuale gestione del Centro islamico. Marisa Iannucci, presidente della Life, Khalid Akarkaov e Ahmed Elgaras, rispettivamente presidente e vice del neonato comitato “Una moschea per la città”, chiedono che la moschea sia un luogo della comunità musulmana ravennate, dove non ci devono essere differenze di nazionalità e provenienza, "dove non si vuole importare una cultura politica che non ci appartiene".

Matteucci ha evidenziato che le argomentazioni di Iannucci non rimarranno inascoltate da parte del Comune. I tanti temi, evidenzia il primo cittadino, "richiedono accertamenti, riscontri, verifiche, risposte. E iniziative, che da parte nostra non mancheranno. Il Comune solo in queste ore è  venuto a conoscenza della denuncia di fatti  illegali e gravissimi, comprese minacce di morte: lo preciso con grande decisione anche a nome dell’ex Assessore Farabegoli e delle Assessore Piaia e Monti".

"Chi sostiene il contrario dice una cosa assolutamente inaudita, calunniosa e contraria alla verità. Adesso faremo immediatamente e senza alcun indugio, ciò che possiamo e dobbiamo - evidenzia Matteucci -. Invitiamo tutti, a partire dalla Signora Iannucci e dalle altre persone che hanno subito i fatti descritti, a rivolgersi immediatamente alle autorità competenti perché  gli eventuali autori siano adeguatamente perseguiti e puniti: a nostro giudizio è stato un errore non averlo fatto prima da parte di chi ne era a conoscenza. Il Comune sta già agendo in queste ore".

Matteucci ribadisce che "ci sono denunce di situazioni gravissime che richiedono adeguati riscontri e che, se confermate, costituiscono reati molto gravi. Adesso che ne siamo venuti a conoscenza stiamo già agendo di conseguenza: a questo è servito il mio colloquio di domenica mattina con il Questore di Ravenna. Inoltre on c’è luogo della nostra città  dove possa essere tollerato il non rispetto della Costituzione e della leggi Italiane, Moschea compresa. Dunque, nei limiti dei poteri che la legge ci assegna e in stretto raccordo con le altre autorità competenti, agiremo di conseguenza, sollecitati in questa circostanza da una componente della comunità  musulmana e verificando la consistenza dei pericoli denunciati dalla lettera della Presidente della Life".

Matteucci inoltre prende atto delle parole di Iannucci circa "le violazioni statutarie in cui opererebbero gli organismi di rappresentanza del Centro di Cultura islamico. Verificheremo i nostri eventuali poteri di intervento in merito. Intendiamo agire con determinazione, naturalmente dentro i limiti dei poteri che la legge ci assegna nel rapporto con le libere associazioni di privati cittadini. Oltre a problemi che possono interessare l’Autorità  di Pubblica Sicurezza e la Magistratura, la lettera della Signora Iannucci solleva questioni che riguardano problemi di relazioni all' interno della comunità dei musulmani che vivono a Ravenna".

"Se sarà ritenuto utile siamo disponibili a dare una mano alla loro soluzione positiva. Nessuno può  nemmeno immaginare che il nostro Comune, che ha aiutato la nascita e la vita di una associazione come Linea Rosa, non sia attentissimo al tema della libertà femminile - aggiunge il sindaco -. Al di là di quello che può fare il Comune, appare utile, anzi indispensabile, un chiarimento pubblico e immediato da parte delle varie voci della comunità  musulmana, in nome della trasparenza e per rispondere, immediatamente, al comprensibile turbamento dell’opinione pubblica di fronte a polemiche cosi rilevanti per la convivenza sociale e civile di tutta la comunità ravennate. Per noi è fuori discussione il diritto delle persone di fede musulmana di avere a disposizione un luogo di culto. Per noi è altrettanto fuori discussione che anche la nuova Moschea deve funzionare soggiacendo al dettato della nostra Costituzione e a quello delle leggi».

PDL - "Le dichiarazioni dell'associazione Life circa i retroscena interni alla Comunita' musulmana in merito alla futura gestione della Moschea fortemente voluta dall'amministrazione Matteucci, gettano un'inquietudine enorme sul futuro della convivenza civile nella nostra città - afferma Alberto Ancarani del Pdl -. Chi, come il sottoscritto, da tempo non teme il politicamente scorretto ogni qual volta vi e' da rappresentare la mancanza di trasparenza della Comunità musulmana e l'alone di buonismo di fondo con il quale ogni evento ad essa riconducibile viene accolto dall'opinione pubblica più accondiscendente con l'amministrazione comunale non può che constatàre con tristezza che ancora una volta il castello di belle parole e di rassicurazioni non regge alla prova dei fatti. La nostra città già aveva dovuto subire l'onta delle vergognose manifestazioni anti-cristiane seguite ai fatti del giorno di Pasqua messe in atto nel più assoluto spregio di ogni regola da parte di presunti musulmani radicali mai contestati dai presunti musulmani moderati e ora ecco che diventa palese cio' che le opposizioni affermano da tempo, ovvero che il progetto della Moschea più grande della regione per una comunità locale ufficialmente di gran lunga più esigua, nasconde intenzioni ben più subodole e pericolose. Sia ben chiaro: l'amministrazione comunale di Ravenna ha delle responsabilità enormi e non puo' trincerarsi dietro il finanziamento ufficialmente privato per la sua costruzione o il diritto "costituzionalmente garantito" della liberta' di culto per chiunque, perché quel progetto e' stato orchestrato nei minimi dettagli con tanto di variante al Piano regolatore e difesa d'ufficio persino delle dimensioni esagerate della stessa da parte del Sindaco in persona. Ora ci diranno che stanno indagando, che non vi e' nulla da preoccuparsi e che tutto va bene "Madama La Marchesa". Non è così e noi continueremo ad avere il coraggio di dirlo".

ANCISI- "Lista di Ravenna si è battuta allo sfinimento non contro una moschea, luogo di preghiera dei musulmani di Ravenna, ma contro “la grande moschea” alle Bassette, denunciando gli abusi urbanistici commessi e i favoritismi concessi, sollevando i problemi di incompatibilità con la zona artigianale/industriale in cui sarebbe stata collocata, organizzando una richiesta di referendum, boicottata dal Comune, perché almeno si sentisse il parere dei cittadini, all’oscuro dei quali ogni decisione è stata presa", ricorda Alvaro Ancisi, capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna. Quindi la polemica: "Che il Centro islamico non diventi una “centrale” è problema della città, prima che diventi un problema del questore. Il sindaco ha voluto la “grande moschea” alle Bassette. Adesso non se ne lavi le mani".

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