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Moschea, la polemica. De Pascale replica a Alberghini: "Demagogia"

Il candidato sindaco del Pd, Michele De Pascale, replica così al duro attacco del candidato sindaco della Lega Nord Massimiliano Alberghini

"Al solo pensiero di chiudere un luogo di culto mi si gela il sangue. Al solo pensiero che Ravenna possa essere accostata agli Stati confessionali, dove le chiese cattoliche vengono chiuse perché professano un culto diverso dal credo di Stato, inorridisco". Il candidato sindaco del Pd, Michele De Pascale, replica così al duro attacco del candidato sindaco della Lega Nord Massimiliano Alberghini all’indomani degli attentati di Bruxelles, che ha definito la moschea "un problema serio per la sicurezza della città e del territorio romagnolo in generale".

Afferma De Pascale: "Naturalmente siamo estremamente preoccupati dalle notizie arrivate su Ravenna relativamente ai foreign fighter e pretenderemo con fermezza un’attenzione maggiore dell’intelligence e controlli più stringenti da parte delle forze dell’ordine che coinvolgano tutti i luoghi sensibili, compresa la moschea. Sono sbalordito dalla dichiarazione evidentemente demagogica di Alberghini, non posso credere che non sappia che non è nei poteri di un sindaco chiudere un luogo di culto, costruito su terreno privato con denaro privato, è una proposta totalmente irrealizzabile, che tenta goffamente di prendere in giro l’elettorato di destra e che offende i principi della democrazia. Ma quello che più mi sconcerta e mi addolora è assistere nella nostra città alla cruda speculazione su paure e insicurezze con obiettivi elettorali, in una circostanza tanto angosciante per tutti".

"Io credo che invece di alimentare odio e sgomento, con vagheggiamenti pericolosi e populisti, sia il momento di essere uniti, decisi e concreti, impegnandoci in controlli più stringenti, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, con l’obiettivo di estirpare le “mele marce” ed evitare che si diffondano fanatismi e intolleranze, e nel contempo, strutturando progetti efficaci di integrazione e inclusione, nel rispetto dei principi democratici europei e della Costituzione Italiana - prosegue l'esponente democratico -. Deve essere chiaro che vogliamo vincere la sfida dell’integrazione, ma non siamo disposti a sacrificare in alcun modo i nostri valori occidentali. Perché essere fedeli ai nostri principi democratici significa difendere con forza i nostri valori culturali e civili, combattere il terrorismo, opporsi ad ogni forma di fanatismo, ma anche rispettare il diritto di culto e le diverse culture".

"Quella che vogliamo è una città sicura, nella quale convivano religioni e culture diverse, e nemica inflessibile di ogni fanatismo religioso - conclude De Pascale -. Non è tempo per azioni rabbiose, sciacallaggio e chiusura dei confini, è il momento di azioni di difesa determinate contro la barbarie del terrorismo e contro l’estremismo jihadista, e di un lucido progetto per la sicurezza, che potrà essere vincente solo con una maggiore integrazione tra i Paesi dell’Unione Europea".

ANCISI - Sulla questione è intervenuto anche il capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, il quale, evidenziando che "non tutti i musulmani praticano violenze e barbarie e la maggioranza è di brave persone". evidenzia come Alberghini abbia esposto "soltanto un’intenzione ragionevole. Del resto, è quello che Procura e Digos fanno da tempo e quotidianamente a Ravenna, niente affatto convinti che avere qui la seconda moschea d’Italia sia acqua fresca. Non c’entra niente un sindaco, si scatenano le difese d’ufficio della moschea? Non bisogna essere avvocati per leggere nel testo unico degli enti locali che “il sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone il prefetto”. Parla a sproposito un sindaco che ipotizza di voler chiuder un luogo pubblico o aperto al pubblico (qual è la moschea) “se questo dovesse rendersi necessario per allontanare da Ravenna persone potenzialmente pericolose per i miei concittadini”?".

"Speriamo tutti che non si verifichi - continua Ancisi - ma il testo unico degli enti locali dispone anche che il sindaco deve adottare “provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Tutto ciò senza neppure chiamare in causa, dal testo unico di pubblica sicurezza, le funzioni, al medesimo scopo, del prefetto o della magistratura, verso cui il sindaco ha, istituzionalmente, doveri di collaborazione e di iniziativa.  Con tutto quello che succede con l’Islam e con la situazione particolare che si registra a Ravenna, il sindaco su quale vigilanza dovrebbe altrimenti sovrintendere? E se in qualsiasi luogo del suo comune si registrassero “gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana” dovrebbe portarci dei pasticcini? Si può comprendere solo da chi ha servito e onorato il sindaco uscente. Non da chi capisce che la musica è finita. Ora suonano le campane".

SINISTRA PER RAVENNA - "L'ipotesi di arrivare a decretare la chiusura della moschea, non solo non rientra nelle competenze attribuite a un sindaco, ma richiama azioni compiute nella storia dai totalitarismi e mosse da fanatismo". La lista "Sinistra per Ravenna" di supporto alla candidatura di De Pascale, interviene cosiì sule affermazioni di Albeghini. Affidandosi inoltre a quanto ricorda papa Francesco: "Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversita'', non nell''omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale. Diventa perciò imprescindibile il riconoscimento del diritto fondamentale alla liberta'' religiosa, in tutte le sue dimensioni. Ecco perchè la lista, che schiera l'attuale assessore al Bilancio, fuoriuscita da Sel, Valentina Morigi, "siamo orgogliosi dell''atto di civilta'' compiuto dalla citta'' di Ravenna, che ha consentito a dare una casa ai musulmani nostri concittadini, senza costringerli a esercitare la loro fede nelle catacombe".

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