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Moria di negozi nel cuore del centro di Ravenna, ecco la petizione: presentati i "dieci comandamenti anti-agonia"

I due esponenti dell'opposizione hanno presentato una lista di rimedi

Moria di negozi nel centro storico di Ravenna, alcuni anche autentici pezzi di memoria storica. "Entro maggio 2019 dovrebbero chiuderne altre 17", evidenziano Stefano Donati e Anna Greco, rispettivamente consiglieri territoriali nel Centro Urbano di Lista per Ravenna e Lega Nord, che hanno presentato una petizione. È possibile sottoscriverla presso le attività commerciali: “Idea uomo”, via Giacomo Matteotti, 33 e “Rubami le scarpe”, via Mazzini, 39/A. Può essere firmata anche presso i gruppiconsiliari di Lega Nord e Lista per Ravenna nella Residenza municipale (IV Piano, Piazza del Popolo n. 1, Ravenna, e-mail:grulistara@comune.ravenna.it), che fungeranno anche da punto di arrivo delle firme.

I due esponenti dell'opposizione hanno presentato una lista di rimedi. Il primo riguarda lo "stop a nuovi centri commerciali. Il 9 gennaio scorso è entrato in vigore lo strumento urbanistico del Comune di Ravenna POC 2 che prevede la costruzione di nuove 12 strutture della grande distribuzione commerciale, di cui una fino a 5.000 metri quadrati e le altre fino a 2.500. S’impone una moratoria ferrea di questo scenario pazzesco di morte programmata delle piccole e medie imprese commerciali, cimiteriale soprattutto per il centro urbano di Ravenna, anche se colpisce in genere per tutte le aree urbanizzate e il forese".

Vengono inoltre chiesti "canoni di affitto agevolati. Uno studio di Confcommercio stima in 30.000 euro/annui il costo medio solo degli affitti. Chiediamo che il Comune convochi urgentemente un tavolo tecnico con l’obiettivo di ottenere l’impegno da parte dei proprietari degli immobili una sostanziale riduzione dei canoni di affitto dei locali, per un periodo minimo di tre anni, nelle strade e nelle zone e frazioni più colpite dalla chiusura e mancata apertura dei negozi. Il Comune dovrebbe restituire lo sconto praticato, sotto forma di riduzione o taglio di imposte comunali". Donati e Greco evidenziano la necessità di "parcheggi con tariffe agevolate per i lavoratori del centro. Per quei lavoratori che ne possano dimostrare l’effettiva necessità, servono tariffe convenzionate di lungo periodo concesse, sull’esempio di altri Comuni, attraverso un apposito bando pubblico, oppure, in alternativa, l’introduzione di opportune fasce tariffarie calmierate. In ogni caso, va evitato che i lavoratori del centro debbano impegnare almeno una mensilità del proprio reddito annuale da lavoro solo perché, in mancanza di alternative praticabili, devono parcheggiare l’auto in centro".

Viene inoltre chiesto il "potenziamento dei parcheggi scambiatori, collegati con il centro attraverso bus navetta elettrici frequenti. Dotati di videosorveglianza, toilette e idonea illuminazione, possono attirare anche la clientela proveniente dalle periferie esterne, dal forese e dal litorale, nonché da altri Comuni". Quindi la "segnalazione delle situazioni di degrado da fronteggiare. Al riguardo, occorre avvalersi, in modo strutturato, degli assistenti civici, cittadini volontari alcune delle cui formazioni già supportano la Polizia municipale". Nella ricetta di Lista per Ravenna e la Lega c'è anche la "cura programmata e costante dell’arredo, della pulizia e delle aree verdi. Oltre a questa fondamentale attività, occorrono anche incentivi e sostegni per l’installazione di nuove telecamere negli esercizi commerciali, come deterrente contro le “spaccate” e le incursioni predatorie".

Donati e Greco richiesto l'instalalzione "nelle principali vie del centro urbano di cartelli multilingua educativi. Possono servire a disincentivare gli atteggiamenti incivili più comuni che depauperano la qualità dei luoghi, inserendovi messaggi dedicati alle varie tipologie di utenza, dai ciclisti ai possessori di cani, rimarcando particolarmente il divieto di abbandono dei rifiuti a terra". Servono, evidenziano, "strategie per la promozione dell’identità urbana e di grandi eventi. Andrebbe istituita una struttura comunale capace di interagire coi numerosi servizi che, avendo svariate competenze utili sono cronicamente incapaci di dialogare tra loro, ricercando anche sul mercato, con trasparenza, tecnici di alta professionalità ed esperienza".

"Ripensamento sulle distanze minime tra attività concorrenti - è il nono punto della lista dei rimedi -. Il Decreto Bersani le ha eliminate drasticamente, con effetti anche negativi espressi soprattutto dai troppi frequenti fallimenti di imprese. Per evitare che una nuova attività possa trasformarsi, dopo un breve periodo, in un fallimento, per non aver considerato correttamente la potenzialità del mercato nella zona, appare ormai necessario un ripensamento della legge, a cui attualmente i Comuni non possono derogare. Suggeriamo una mozione del consiglio comunale, istruita opportunamente dagli uffici della giunta, volta a promuovere al riguardo un’iniziativa legislativa della Regione, dal momento che la Costituzione le riconosce questo potere nei confronti del Parlamento (art. 121), oltre a stabilire che il commercio è materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni stesse (art. 117)". Infine "rafforzare i requisiti di idoneità per la gestione di un’attività commerciale. L’esiguità dei requisiti richiesti è un’altra causa, non secondaria, di nuove imprese commerciali improvvisate, destinate al fallimento. Una riforma della legge anche su tale aspetto, può essere compresa nell’iniziativa di cui al punto precedente".

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