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"Nuovo Ente Parco per Valle della Canna": ma la proposta non piace a tutti i Repubblicani

E' ancora polemica all'interno del Partito repubblicano di Ravenna, che nei giorni scorsi ha avanzato una proposta in merito alla gestione della Valle della Canna

E' ancora polemica all'interno del Partito repubblicano di Ravenna, che nei giorni scorsi ha avanzato una proposta in merito alla gestione della Valle della Canna e delle aree naturali dichiarando la necessità, al fine di risolvere i problemi che si sono verificati in quelle aree di particolare pregio ambientale, di "separare i territori ravennati del Parco del Delta, dando vita in questo modo a un nuovo ed ulteriore Ente Parco". Alcuni membri del partito, lamentando una scarsa comunicazione interna dello stesso, hanno deciso di schierarsi contro la proposta: nello specifico si tratta di Paolo Gambi, Luisa Babini, Silvia Bagioni, Amerigo Battistuli, Fabio Bocchini, Giulio Bocci, Aride Brandolini, Oberdan Ercolani, Davide Guerra e Giovanni Venieri.

"Nel merito riteniamo l’istituzione di un nuovo Ente Parco, costituito dai soli territori ravennati oggi ricompresi all’interno del Parco del Delta, una proposta che non coglie il problema che ha generato i fatti che hanno interessato, da ultimo, la Valle della Canna - spiegano i repubblicani - Si è, infatti, stati in presenza di una conclamata incapacità organizzativa e gestionale dell’Ente Parco, ma anche direttamente del Comune di Ravenna, che ha un interesse primario alla buona gestione ambientale delle aree naturali di cui stiamo parlando. Non vi è, dunque, bisogno di un altro Ente Parco, la cui istituzione, com’è evidente, di per sé non garantirà una diversa e migliore capacità di manutenzione ordinaria e straordinaria, oggi assente, delle aree naturali e delle valli. Ciò che occorre è costruire una effettiva capacità organizzativa e gestionale che si può realizzare in due modi: o innalzando la qualità della gestione delle aree naturali e delle valli, a cominciare dalle strutture del Comune di Ravenna, oppure affidando la gestione a soggetti terzi locali dotati di provata esperienza e conoscenza della gestione delle aree naturali, garantendo la fruizione a fini venatori, turistici e scientifici. Una diversa risposta rispetto a questo significa parlare d’altro".

"Quanto al metodo - continuano i repubblicani - ci si chiede quando e dove il Pri di Ravenna abbia elaborato, esposto e discusso la proposta formulata e soprattutto quale organismo l’abbia approvata. Di certo quella approvazione non è mai arrivata dagli organi di direzione politica del Pri ravennate, organi che non hanno avuto la possibilità, su questo e su qualsiasi altro tema amministrativo della città, né di ascoltare alcuno degli amministratori repubblicani né, di conseguenza, di discutere alcuna proposta e questo da anni, come abbiamo denunciato più volte, senza alcuna risposta e con molti cenni di fastidio. Sulla mancanza di democrazia interna al Pri di Ravenna non intendiamo continuare a tacere".

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