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Padovani (Lega) contro l'Europa: "Pochi finanziamenti per la difesa dei confini"

E' quanto rivendica il leghista Gabriele Padovani, candidato al Parlamento Europeo nella circoscrizione del Nord Est, che poggia le proprie pretese snocciolando i dati di bilancio dell'Unione europea

“E' ora che gli organismi internazionali, dei quali facciamo parte, che sono organismi di difesa e a cui contribuiamo economicamente, comincino ad impegnarsi e darsi da fare per la sicurezza italiana, per esempio nel Mediterraneo. Non discuto le alleanze delle quali facciamo parte, ma poiché paghiamo l'appartenenza a questi organismi occorre che questi onorino i loro impegni. L'Italia rispetta e onora sempre gli impegni presi, ma per quel che abbiamo dato finora e vogliamo continuare a dare, ritengo sia arrivato il momento anche di ricevere: è una questione di giustizia. Pertanto è necessario che l'Europa sia più attenta al Mediterraneo e che dia sostegno all'Italia sulle principali sfide che ci troviamo di fronte: lotta al terrorismo e lotta al traffico di esseri umani”.

E' quanto rivendica il leghista Gabriele Padovani, candidato al Parlamento Europeo nella circoscrizione del Nord Est, che poggia le proprie pretese snocciolando i dati di bilancio dell'Unione europea. “L'Italia, nel 2017, ha contribuito con 12 miliardi di euro al bilancio dell'Unione (che ammontava complessivamente a a 157,9 miliardi di euro) ricevendo indietro finanziamenti per 9,8 miliardi di euro. Di questi, solo poche centinaia di milioni di euro sono invece state destinate alla sicurezza e alla difesa dei confini - spiega l'eurocandidato - Il bilancio dell'Ue finanzia numerose attività in vari settori: purtroppo non possiamo non notare come appena un 3% del bilancio comunitario venga destinato a settori di spesa che includono la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina. Vien da sé che, proprio per la sua conformazione geografica che si affaccia sul Mediterraneo, il nostro Paese venga bistrattato da questa Europa a trazione franco-tedesca che i cittadini, se vogliono, potranno cambiare col loro voto del 26 maggio. L'Italia deve rialzare la testa nel panorama internazionale e battere i pugni sui banchi di Bruxelles e Strasburgo, affinché anche le politiche comunitarie comincino a valorizzare quel brand straordinario che è il Made in Italy".

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