Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, Barattoni e Buzzi (Pd): "Sventato il tentativo di stravolgere le regole del lavoro al porto"

“È continuo il tentativo da parte degli armatori di impadronirsi dei principali porti italiani per superare e stravolgere le regole dell'imprenditoria e del lavoro" afferma Buzzi, segretario del Circolo Pd del porto

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Grazie all’impegno del Partito Democratico e in particolare dell’on. Davide Gariglio è stato impedito di introdurre nella stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza due norme: la prima prevedeva il superamento del divieto di cumulo di concessioni da parte di un unico soggetto che avrebbe creato situazioni di monopolio a discapito della leale concorrenza; la seconda mirava a superare i vincoli posti dal legislatore all'attività di autoproduzione del lavoro portuale da parte dei vettori marittimi", lo affermano Alessandro Barattoni e Gianmarco Buzzi del Pd.

“Esiste una competizione anomala – spiega Gianmarco Buzzi, segretario del Circolo Pd del porto -  che vede contrapposti gli interessi dei grandi gruppi armatoriali internazionali insieme agli armatori che gestiscono il traffico e il cabotaggio con le isole da una parte e l'intero sistema portuale italiano dall'altra che invece è basato sulle attività delle imprese terminalistiche regolamentate dal sistema concessionario delle Autorità di sistema portuale”.

“È continuo il tentativo da parte degli armatori di impadronirsi dei principali porti italiani per superare e stravolgere le regole dell'imprenditoria e del lavoro - prosegue Buzzi -. Questo in totale spregio dell'attività del parlamento, che anche recentemente ha regolarizzato la pratica dell'autoproduzione, tutelando la sicurezza dei lavoratori marittimi portuali e delineando gli ambiti e le condizioni in cui tale pratica è ammissibile. Se venisse sancita la mancanza di necessità delle autorizzazioni delle Autorità portuali, qualunque nave potrebbe arrivare e sbarcare le merci utilizzando i marittimi con grande pregiudizio della qualità del lavoro, della sicurezza e delle regole del mercato. I terminalisti Italiani che pagano le concessioni, hanno fatto investimenti e hanno migliaia di dipendenti non possono di certo soggiacere alle condizioni loro imposte dagli armatori. Se saltassero i terminalisti ancora più grave diventerebbe la situazione dei cosiddetti articoli 17, che vedono per esempio associati i lavoratori delle Compagnie Portuali che forniscono manodopera e lavoro e che non potrebbero più essere impegnati nei terminal. Grazie al Partito Democratico, i cui rappresentati sono sempre stati in contatto con la Compagnia portuale di Ravenna,  questi tentativi di stravolgimento sono stati ancora una volta respinti”.

“La battaglia per la tutela della legalità e per la qualità del lavoro dei porti – ha affermato il segretario provinciale del Pd Alessandro Barattoni - è continua. Voglio ringraziare i parlamentari che hanno immediatamente compreso la gravità della situazione. La contemporanea mobilitazione da parte delle organizzazioni sindacali unita alla ferma presa di posizione di ANCIP, che rappresenta le Compagnie Portuali d'Italia, hanno fortemente contribuito a salvaguardare la qualità e la sicurezza negli scali italiani. Resta costante l'attenzione per perseguire sempre le migliori condizioni per il lavoro.”

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