Ponte sul Lamone a Grattacoppa: "Rifacimento atteso da 10 anni"

"Non sarà drammatica come la vicenda del “ponte sul fiume Kwai” in Malesia, ma potremmo intestare quella nostrana al “Ponte sul fiume Mai”, tanto lontana e a tempo indeterminato è la fine della storia in corso"

"Non sarà drammatica come la vicenda del “ponte sul fiume Kwai” in Malesia, ma potremmo intestare quella nostrana di Grattacoppa al “Ponte sul fiume Mai”, tanto lontana e a tempo indeterminato è la fine della storia in corso, ormai decennale". A intervenire sulla questione sono i consiglieri territoriali di Lista per Ravenna delle aree nord Nicola Carnicella, vicepresidente di Piangipane, Andrea Fabbri, capogruppo di Mezzano, e Giuliano Fogli, vicepresidente di Sant’Alberto, che spiegano: "Nel 2011 il Comune di Ravenna appaltò indagini tecniche specializzate ad una ditta di Bolzano per verificare lo stato di tenuta dei suoi ponti. Risultò che tra i 48 a rischio di collasso, da chiudere entro il 15 marzo 2018, quello peggiore era proprio il ponte di Grattacoppa sul fiume Lamone, gravato da 10 distacchi e corrosività alcune delle quali visibili nelle foto appresso. Viadotto obbligato di collegamento per i 2.800 abitanti di Savarna/ Grattacoppa e di Torri/Conventello, fruitori di una rete di servizi pubblici e privati largamente comune, esso è tuttora in piedi tal quale, grazie all’astuzia di averci posto un limite di carico di appena 20 tonnellate, che nessun bestione rispetta, tanto nessuno - nonostante diffide varie rivolte da Lista per Ravenna alla polizia comunale - ne controlla l’osservanza".

"Nel frattempo, il Comune era arrivato nel 2015 a partorirne il progetto di rifacimento, finanziandolo con 1,7 milioni. Solo dopo si è accorto, incredibile a credersi, che gli mancava il progetto originale, chissà dove sparito - continuano i consiglieri - Non potendo dunque sapere cosa ci fosse sotto l’impalcato, fu obbligato a cestinare tutto (coi soldi sprecati), ripartendo nel 2018 con un nuovo progetto di “demolizione e ricostruzione” del ponte: “2,8 milioni di costo, inizio dei lavori nel settembre 2019”, dissero. Trascorso nel nulla questo termine, ci volle un’assemblea pubblica sul posto per sapere che i lavori sarebbero invece iniziati non prima di febbraio 2020. In effetti, il cantiere fu aperto il 20 febbraio, accompagnato però dalle seguenti precisazioni: “Hera sta eseguendo lavori di riposizionamento delle condotte (acqua, gas, fognatura) che, una volta completati e collaudati, comporteranno la rimozione di quelle esistenti, che allo stato attuale sono agganciate all’impalcato. Stanno inoltre per essere avviati lavori di pulizia della vegetazione in aree golenali e scarpate dell’alveo... Presumibilmente le operazioni preliminari dureranno almeno fino alla fine di marzo”. Significò che i preliminari avrebbero richiesto non oltre due mesi di tempo. Di mezzo c’è stato il Coronavirus, che però non ha impedito alle attività edili di ripartire già dal 4 maggio e al Comune di Ravenna di riattivare alacremente numerosi cantieri di opere pubbliche, senza però che nulla ancora si sappia su quando i lavori del nuovo Grattacoppa inizieranno".

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"Toccando ferro sui tremori del ponte agli incessanti passaggi dei bestioni, il lato positivo è che finora il cantiere, attivo o no, non ha comportato modifiche alla viabilità - spiegano - Quando ciò avverrà, saranno dolori per i cittadini interessati a muoversi tra i territori divisi dal ponte, tenuto conto che, per almeno per un anno, nell’ipotesi più ottimistica, dovranno utilizzare complicati percorsi alternativi tra i 12 e i 21 chilometri. L’angoscia fu così espressa pubblicamente il 23 ottobre 2019 dal circolo di Savarna del Pd: “Un eventuale slittamento dei tempi previsti” (nel frattempo durato quasi un anno) “non potrebbe che destare preoccupazione”, essendo “indispensabile che alla popolazione locale sia garantito il rispetto dei tempi al fine di ridurre al minimo i disagi per i residenti e per le attività commerciali. La preoccupazione riguarda principalmente la scuola elementare e il nido di Savarna dove sono iscritti diversi bambini provenienti da Torri…Analoga attenzione merita la Fondazione Dopo di Noi di Torri e le tante persone, disabili e i volontari di Grattacoppa e Savarna, che si rivolgono alla Fondazione per i quali è necessario considerare soluzioni di trasporto alternative”. La singolare sintonia venutasi a creare sul ponte Grattacoppa tra le posizioni ormai storiche di Lista per Ravenna e quelle sopravvenute dal circolo locale del partito di sindaco conforta la nostra richiesta che il sindaco stesso, uscendo allo scoperto, dia risposta agli interrogativi sospesi sull’avvio dei lavori di ricostruzione, sui tempi effettivi della loro durata e sui provvedimenti necessari per alleggerirne i disagi, in particolare individuando e attrezzando al meglio i percorsi alternativi e organizzando speciali servizi di trasporto scolastico e civile".

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