Porto, impianto trattamento fanghi. Minichini (LpRa): "La “solita” approssimazione della nuova amministrazione"

" Forse bisognerebbe spiegare ai cittadini che serve determinare quanta escavazione, quali materiali, con che sistemi di draga, quali sono i tempi di smaltimento"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Una persona, seppur con un limitato bagaglio tecnico, come me, per nulla attratta dal desiderio di alcuni di darsi tanta più visibilità, quanta più pochezza di contenuti, resta ancorata ad una analisi freddamente logica sulla vicenda della recente riproposizione dei dragaggi portuali e relativo trattamento fanghi, al fine di tutelare i concittadini. Come avviene per la recente riesumazione della mummia del faraone Menkauhor, scusate il lapsus, Bypass Cmc, previsione: dove il calcolo dei parametri avrebbe dovuto contenere quantomeno in sede di analisi e di sviluppo, il traffico annuale, il traffico giornaliero medio (TGM), il traffico orario, l'analisi del sito ed i rischi, nonché il fabbisogno potenziale e le soluzioni alternative.

Così per individuare un impianto di trattamento fanghi, si parte dalla proclamazione sui giornali, dall'apparire, il resto poco conta, importa. Forse bisognerebbe spiegare ai cittadini che serve determinare quanta escavazione, quali materiali, con che sistemi di draga, quali sono i tempi di smaltimento. Allora forse si arriverebbe alla tecnologia di trattamento più opportuna, nonché dimensionare l'impianto. Questo al momento nessuno ce l'ha detto, posto che i diversi sistemi tecnologici sono almeno una decina, con costi e risultati ben diversi. Non vorrei essere cattivo, ma dipende anche dove facciamo le casse di colmata per il deposito dei nuovi fanghi di dragaggio, ammesso che le facciamo, perché non vorremmo fare l'una nel terreno dei Capuleti e l'altra in quello dei Montecchi. Ammesso che le casse di colmata le facciamo, ripeto due volte, perché nonostante l'Amministrazione non voglia vedere che ci sono alternative, i recenti convegni di caratura nazionale, anche alla presenza del riconfermato Assessore ai lavori pubblici e gli incontri con l'Autorità Portuale attuale e precedente, hanno dimostrato che ci sono, assai valide e molto convenienti sul piano economico ed ecologico. Si tratta delle draghe di classe Decomar, le cui caratteristiche sono: minimo impatto sull'ambiente, valorizzazione dei sedimenti, significativa riduzione dei fanghi da smaltire, consistenti risparmi economici.

Una tecnologia tutta italiana, che non abbisogna di casse di colmata e restituisce i sedimenti già asciutti e per gran parte in tabella A, work in process, in cumulo, pronti da allontanare su camion, occupando uno spazio di deposito pari ad un quinto. Non solo, utilizza l'acqua marina in una frazione risibile e non genera plume, nuvola di sabbia, nell'escavazione. Per capirci, non usa gli 8 milioni di metri cubi di acqua marina dei sistemi di dragaggi tradizionali, per estrarne 2 milioni di fanghi. Acqua marina che si mesce ai fanghi, per poter essere trasportata in tubazione fino alle casse di colmata e se ne esce, ricevendo "in dono" la parte degli inquinanti solubili, che prima o poi, per effetto delle maree, presumibilmente finiranno anche in spiaggia. Sta bene ai cittadini che le casse di colmata mescolano il buono, il cattivo, e lo rendono tutto da trattare, con gran festa per chi si aggiudicherà l'impianto di trattamento fanghi? Sta bene ai cittadini che dragaggi tradizionali di questi volumi, li fanno solo 4 Multinazionali? Ministro delle infrastrutture e Ministro dell'ambiente, se ci siete fatevi sentire".

Pasquale Minichini, Lista per Ravenna

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