Porto di Ravenna, Italia Nostra: "Ecco gli aggiornamenti dalla discarica Piomboni"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Riconfermata questa settimana la presidenza dell’Autorità portuale di Ravenna, che nell’ultimo passaggio in commissione Trasporti al Senato ha raccolto diciassette voti favorevoli, tra cui quelli, stando alle dichiarazioni, del Movimento 5 Stelle, di Italia Viva e del PD, un voto di astensione e quattro contrari, tra cui quello del relatore, il senatore de Falco (noto per la famosa frase rivolta al comandante Schettino durante l’affondamento del Costa Concordia).

De Falco ha espresso perplessità sull'adeguatezza del candidato rispetto alla gestione amministrativa dell'Autorità di sistema portuale, come è emerso nel corso del precedente mandato in relazione alla rimozione del relitto della "Berkan B", sottolineandone anche il ritardo nel prendere posizione contro le decisioni assunte in sede europea in materia di fiscalità portuale, e ha quindi espresso parere contrario alla proposta di nomina. Come dargli torto: il rottame Berkan B giace spezzato nel porto di Ravenna dal 2017, e dal 2019 un bando di gara per la rimozione già aggiudicato non è mai stato assegnato. Ma la proposta di nomina godeva dell’appoggio incondizionato del Governo e della Regione, che nel frattempo ha risposto seccamente ad una interrogazione in merito della consigliera regionale Giulia Gibertoni. Nella risposta l’assessore regionale all’ambiente Priolo parla di una consulenza nella quale si certifica assenza di inquinamento nelle acque oltre le panne circostanti il relitto, e che, a quanto sembrerebbe, è stata depositata dalla difesa a discolpa degli indagati.

A nulla valgono, dunque, i tanti documenti (filmati, immagini, testimonianze) resi pubblici e reperibili in rete che invece proverebbero il contrario? Ma la Regione parla addirittura di diffamazione per chi sostiene quello che in tanti hanno verificato coi propri occhi. Sostiene inoltre che l’Autorità Portuale non dovesse rispettare alcun Regolamento europeo di riciclaggio delle navi, in quanto il Berkan B batteva bandiera turca. Il Regolamento prescrive, per le demolizioni, la concessione di banchine dotate di presidi di sicurezza, attrezzature adatte e vasche di raccolta degli inquinanti. Infine, nella risposta si dichiara che: “Fino al 31.03.2018 non sussistevano per l’AdSP evidenze che imponessero di non rinnovare la concessione dell’area demaniale”. In poche parole, un relitto di oltre 100 metri spezzato in due (da ottobre 2017) che imbarca acqua non rappresenta alcuna “evidenza”, né di come si sia svolta fino a quel momento la demolizione, né di quello che, come facilmente prevedibile, è poi accaduto. Nel frattempo, ci è giunta un’immagine dell’interno di uno dei rottami ospitati nella “discarica a cielo aperto Piomboni”, il Vomv-Gaz. L’immagine risale al 2017: è presumibile che la situazione sia peggiorata, in quanto non risulterebbe eseguito alcun intervento.

Pare che i relitti siano stati bonificati nel 2009, motivo per cui i vertici dell’Autorità Portuale sono stati reintegrati dopo il decreto di interdizione di un anno dai pubblici uffici. Dall’immagine si vede che la superficie dell’acqua penetrata all’interno dello scafo è contaminata da olii, e viene riferito che l’aria era irrespirabile per esalazioni di nafta. Da una recentissima ripresa si vede che anche il relitto vicino, Orenburggazprom, risulta in condizioni addirittura peggiori, con la zona dei motori e della sala macchine ormai tutta affondata. Una situazione che appare gravissima, sia per l’ambiente che per la salute pubblica, considerando poi che vi sono immagini divulgate dalla Capitaneria di Porto riguardante sequestri di materiale per la pesca di frodo di vongole proprio di fianco ai relitti.

Italia Nostra, sezione di Ravenna

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