Porto, Lista per Ravenna: "Investimenti anche sui traffici e non solo sugli interventi urbanistici"

Ed ancora: “La tanto incensata Jolly Vanadio è stata una rondine bella, non una primavera. Arrivata nel nostro scalo per caricare merce il cui porto naturale non poteva che essere Ravenna"

“In questi giorni, il coro unisono delle Autorità locali ha molto cantato, quasi ballando sul Titanic, di una serie di manutenzioni portuali per 30 milioni (sugli accosti in destra canale, sull’attracco del traghetto, su nuove banchine) e di opere pubbliche a servizio di Marina di Ravenna e Porto Corsini per 15 milioni (il rifacimento delle banchine e fognature degradate della darsena pescherecci, il ripristino delle banchine in Fabbrica Vecchia/Marchesato, la ristrutturazione del mercato del pesce, la realizzazione del Parco delle Dune in sinistra canale). Se ne vagheggiava da tantissimo, qualche dubbio sulla celerità promessa rimane, specie per queste ultime opere. Ma sono investimenti che attengono positivamente all’“urbanistica” portuale, alcuni chiesti e sollecitati più volte da Lista per Ravenna. Avvantaggiano anche la ripresa dell’edilizia. Nulla però hanno a che fare col 30,4% dei traffici portuali perduti nei primi tre mesi dell’anno e col -28,9% di aprile, né con l’11% in meno dei container pieni (vera ricchezza del nostro scalo) nel quadrimestre, che nel mese di aprile è stato un drammatico -17,8%. Né con le previsioni fosche che tolgono il sonno a chi nel porto ci lavora in proporzione alle merci in arrivo o in partenza: impresari, operatori, spedizionieri, agenti marittimi, terminalisti, ecc., tutti ormai allo stremo. Abbiamo dato l’allerta già il 14 maggio con la nota: “Campanelli d’allarme sul porto. Nessuno pensa ad affrontare l’emergenza. Il rischio che il Covid faccia fuggire gli armatori”: è il pensiero di Maurizio Marendon, responsabile Porto e Ambiente
di  Lista per Ravenna.

Ed ancora: “La tanto incensata Jolly Vanadio è stata una rondine bella, non una primavera. Arrivata nel nostro scalo per caricare merce il cui porto naturale non poteva che essere Ravenna, dovendo imbarcare presse pesantissime prodotte dalla Sacmi di Imola, è arrivata “vuota di carico” per non toccare i bassi fondali del canale, il cui rialzo dovrà ancora aspettare non poco. I celebrati 48 milioni delle Ferrovie serviranno certamente a potenziare il trasporto merci su rotaia a sinistra del canale Candiano e alla sua destra (sempreché, quando e come si faccia il sottopasso di via Molinetto). Ma ci manca immensamente da una vita il raddoppio dei binari fra Ravenna e Bologna, “capitale” della nostra regione, snodo primario di ogni traffico merci, per noi tuttavia impervio. Ci serve una sferzata di risorse fresche alle importazioni ed alle esportazioni che agevoli lo sviluppo di sistemi informatizzati efficienti e sicuri e dia velocità alle spedizioni eliminandone gli intoppi. Bisogna ridurre i costi, le tariffe e i dazi dei nostri carissimi servizi portuali, ché almeno ci aiutino a reggere l’odierna ingrata concorrenza con La Spezia e Venezia, nostri diretti concorrenti”.

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E conclude Marendon: “Regione, Comune, Autorità portuale, Ferrovie dello Stato, spedizionieri, trasportatori su gomma, Dogane e SAPIR devono incontrarsi serratamente a più riprese, fino a concertare, attingendo a fondi nazionali, regionali ed europei, piani di sviluppo, interventi ed iniziative capaci di far diventare il nostro porto non già il “riferimento assoluto in tutto l’alto Adriatico”, come ha gorgheggiato il sindaco di Ravenna, ma il vero porto della Regione Emilia-Romagna che non è mai stato, condizione irrinunciabile perché salga almeno nella serie A dell’Adriatico. Ma devono farlo subito e con obiettivi di breve o medio-breve termine. Prima che il porto di Ravenna si schianti nell’iceberg che si annuncia”.
 

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