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Martedì, 18 Giugno 2024
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Mingozzi a Bonaccini: "Nessuna mediazione sull'autorità portuale di Ravenna"

Intervenendo venerdì alla manifestazione promossa dalla Cna sul 70esimo dell’associazione artigiana, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha espresso alcune valutazioni sulla riforma delle autorità portuali che il vicesindaco del comune di Ravenna non condivide

Intervenendo venerdì alla manifestazione promossa dalla Cna sul 70esimo dell’associazione artigiana, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha espresso alcune valutazioni sulla riforma delle autorità portuali che il vicesindaco del comune di Ravenna non condivide. “Mi fa piacere che il presidente dell’Emilia Romagna abbia ribadito la volontà di difendere il porto di Ravenna e di sostenerlo in tutte le sue componenti vitali e produttive, così come è altrettanto positivo che Bonaccini intenda spendere tutto il peso istituzionale della Regione per ottenere l’inserimento dell’E55, Cesena - Ravenna – Ferrara in particolare, tra i principali interventi infrastrutturali che il Governo intende mantenere e rilanciare", afferma il vicesindaco Giannantonio Mingozzi.

"Ma proprio in relazione a queste affermazioni non capisco perché il Presidente della Regione apprezzi il disegno di ristrutturazione e di riforma degli ambiti portuali prospettato dal ministro Delrio ritenendolo utile alla portualità italiana perché in grado di mettere ordine nella geografia delle autorità portuali riducendole e quindi, si dice, risparmiando - chiosa -. Nulla da dire su alcune realtà di autorità fuori dal tempo ma se si cominciano a cercare mediazioni e disponibilità al confronto, come lascia intendere il presidente Bonaccini, circa il possibile accorpamento di Ravenna con Trieste, Venezia e Ancona allora siamo del tutto fuori strada e rischiamo di aprire fessure che altri sarebbero tranquillamente in grado di trasformare in voragini. Bisogna capire che la perdita di identità, di ruolo e di autorevolezza della nostra autorità portuale comporterebbe in futuro l’impossibilità di difendere il porto; privata poi di autonomia e di quelle competenze che ha consolidato negli anni facendola diventare (pur essendo nata tra le ultime) un esempio di oculatezza per numero di dipendenti e di efficienza nelle risorse investite, sarebbe una catastrofe".

"Passerebbero ad altri porti, concorrenti di Ravenna, scelte determinanti sulle priorità di investimento che finirebbero per disincentivare i traffici e gli interessi economici che fanno parte già oggi delle ragioni di competitività che difendiamo nel mercato portuale. Insomma – conclude Mingozzi – mi sarei aspettato dal Presidente della Regione una posizione più netta a difesa della storia portuale ravennate e di quello che in futuro le imprese private e tutti coloro che collaborano con l’Autorità Portuale possono raggiungere come nuovi obiettivi di crescita occupazionale e di nuovi insediamenti produttivi e commerciali”.  

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