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Premi di produttività ai dipendenti comunali, Ancisi interroga: "Applicare una ripartizione più equa"

Ancisi ricorda che “sono 1.129 i lavoratori che dipendono direttamente dal Comune di Ravenna, anche se smisuratamente più estesa è la massa reale del personale occupato nei suoi servizi"

“Il decreto Crescita (n. 34 del 2019) ha ora introdotto una nuova modalità di conteggio del tetto di spesa per il salario accessorio, che potrà variare, in aumento o in diminuzione, rispetto alle variazioni numeriche degli organici di ciascun ente. Ricavo da ciò la richiesta al sindaco di chiarire se, su quali basi e in che modo l’Amministrazione intende dar corso ad una più equa ripartizione del monte annuo totale del salario accessorio destinato al personale dipendente”: è la richiesta che viene da Alvaro Ancisi capogruppo di Lista per Ravenna, mediante un’interrogazione in Consiglio.

Ancisi ricorda che “sono 1.129 i lavoratori che dipendono direttamente dal Comune di Ravenna, anche se smisuratamente più estesa è la massa reale del personale occupato nei suoi servizi. In questo mezzo secolo di dominio “rosso”, la stragrande maggioranza  di questi è stata infatti trasferita, in gestione o in concessione o in appalto, ad una miriade di enti, società o aziende di cui il Comune è proprietario totale o parziale, ma dove chi dà le carte è comunque sempre il sindaco di Ravenna. In questa selva oscura, dove prima c’era uno che lavorava, oggi ce ne sono cinque che prendono lo stipendio. Siccome l’opposizione ne è tenuta rigorosamente fuori, possiamo dunque parlare con cognizione solo dei dipendenti comunali doc”.

Per Ancisi “tra gli attuali 1.129 dipendenti comunali di Ravenna, la prima e più importante distinzione è tra i 18 dirigenti, i 48 “quadri aziendali” e i 1.063 cosiddetti “di categoria”. Tra capi/vice-capi da una parte e lavoratori semplici dall’altra, ne discende dunque un rapporto di uno su 17, che nessuna azienda amministrata con soldi propri si sogna. Interessante è poi vedere  come sono rispettivamente remunerati”.

E aggiunge: “All’interno di questi emolumenti sono compresi i “premi”, che possiamo chiamare “di produttività”, concessi per riconoscere ai dipendenti l’importanza e la qualità del lavoro prestato. In teoria dovrebbero riconoscere i meriti di ciascuno, ma la realtà è spesso molto diversa, dovendosi applicare gli standard sommari propri del pubblico impiego italiano. Per premiare la produttività dei dipendenti nel 2017, il Comune aveva speso 156.000 euro per i dirigenti (in media 8.670 euro ciascuno), 98.000 per i quadri aziendali (in media 2.040 euro), 816.000 per i lavoratori di categoria (in media 767 euro). Nel 2018, l’importo totale è rimasto lo stesso per i quadri, mentre è aumentato di 9.000 euro per i dirigenti (a causa del numero maggiore di mesi di servizio prestati nel 2018 dallo stesso numero di dirigenti) e si è ridotto di 39 mila per i lavoratori semplici. Avendone chiesto le ragioni, la dirigente del personale mi ha dimostrato che queste variazioni sono dovute alla rigida applicazione di norme contrattuali vincolanti”.


“Per una legge del 2017, il monte del salario accessorio dei dirigenti, comprendente la produttività (in termini tecnici “risultato”), e quello per la  produttività dei dipendenti di categoria deve essere lo stesso del 2016, salvo “economie” di spesa da riportare nell’anno successivo. Per i quadri, il problema non si pone perché sono stati trattati a sé solo dal 2018. Di qui l’aumento del fondo 2018 per i dirigenti, che ha permesso l'invarianza del relativo premio di risultato. I lavoratori semplici sono stati invece penalizzati perché la loro torta (divisa come sappiamo in fettine trasparenti) è stata distribuita tra un loro numero più alto, soprattutto per i molti nuovi assunti della polizia municipale, che incidono anche maggiormente su alcune voci (lavori su turni, reperibilità…)”.
 

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