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Venerdì, 24 Maggio 2024
Politica

Porto di Ravenna, Ancisi: "Progettone alla resa dei conti"

Diffida di Ancisi ai ministri ed autorità ministeriali: fate finalmente valere la legge.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Il porto di Ravenna langue nel cul de sac in cui il Progettone di smaltimento dei suoi fanghi lo ha infognato. A seguito degli esposti che ho rivolto alla Procura della Repubblica tra il gennaio 2013 e il gennaio 2015, in sinergia con quelli del Comitato Vitalaccia Dura, sono scaturiti, dai tre conseguenti filoni d'indagine penale, molti avvisi di garanzia e alcuni rinvii a giudizio. È dunque ormai evidente a tutti che occorre cambiare radicalmente strada per liberare il porto dai fanghi che l'opprimono e per scavarne e trasferire correttamente le altre quantità essenziali per uno sviluppo ragionevole dei traffici portuali stessi. Il 6 agosto prossimo, il Comitato portuale è chiamato a discutere di una revisione del Progettone, che si immagina profonda, forse al fine di poterne rimediare l'approvazione del progetto definitivo, pendente a Roma, necessaria per dare il via ai lavori. Ma sarà una pia illusione, gravida di delusioni ancora più profonde, se non si terrà conto della diffida che, per imporre chiarezza risolutiva e indurre tutti i soggetti pubblici direttamente responsabili a far valere finalmente la legge, trasmetterò domani al ministro delle Infrastrutture Delrio, al ministro dell'Ambiente Galletti, al presidente della commissione tecnica di VIA del ministero stesso e al coordinatore del Comitato di Coordinamento per l'Alta Sorveglianza delle Grandi Opere. Il documento è indirizzato anche alla Commissione Europea, perché erogatrice di un contributo di 2.197.000 euro all'Autorità Portuale, a seguito dell'approvazione del Progettone preliminare della quale contesto la regolarità; oltreché, nuovamente, al Procuratore della Repubblica di Ravenna ad integrazione dei precedenti esposti.

ASSENZA DI VALUTAZIONE AMBIENTALE
Allegando una documentazione probante inoppugnabile, estratta dagli atti ufficiali dell'Autorità Portuale stessa, dimostro nella diffida che il Progettone è inquinato insanabilmente da larghe carenze della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che la legge impone, nei porti come quello di Ravenna e preliminarmente all'approvazione del progetto preliminare, su tutte le aree ove si intendano realizzare opere pubbliche. Nel Progettone preliminare, la mancanza di VIA investe le aree destinate a deposito finale a terra dei fanghi portuali denominate Logistica 3 (terreni ex agricoli di Porto Fuori), Bassette sud-sud, Lido Adriano e Pontazzo, pari a mq 2.769.045 sui 3.770.240 totali del progetto. L' "equivoco" - per così dire - deriva dalla dichiarazione del Comitato Tecnico di VIA del ministero dell'Ambiente, secondo cui il Progettone preliminare non avrebbe richiesto alcuna VIA in quanto, sugli "interventi previsti", la VIA sarebbe stata compiuta, con esito favorevole, nel progetto delle opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007. Mettendo a confronto le relazioni tecniche e le cartografie dei due progetti mostro però, con solare evidenza oculare, che sulle aree di cui sopra non c'è stato un barlume di valutazione dell'impatto ambientale. Ne consegue, a mio giudizio, che l'approvazione del Progettone preliminare risulta irrimediabilmente viziata, rendendo di per sé inammissibile l'approvazione del Progettone definitivo. È pur vero che le aree Lido Adriano e Pontazzo sono state eliminate nel Progettone definitivo, più o meno a seguito delle prescrizioni contenute nell'approvazione del Progettone preliminare da parte del CIPE interministeriale, ma, per le stesse ragioni di cui sopra, la mancanza di VIA colpisce comunque, nel Progettone definitivo, le seguenti aree, per un totale di mq 1.589.170: Logistica 3, Logistica 4 (la restante parte dei terreni di Porto Fuori introdotta ex novo) e Bassette sud-sud/Area S3 (di cui però il progetto definitivo ha modificato i confini). Questi sono i siti su cui intervenire sarebbe come mettere mano ai fili dell'alta tensione, anche perché pare ormai accertato dalla Procura che su questi terreni la trasformazione urbanistica da agricoli in industriali è avvenuta abusivamente.

DIFFORMITÀ TRA PROGETTO PRELIMINARE E PROGETTO DEFINITIVO
Altra notevole violazione è che il Progettone definitivo risulta vistosamente non conforme al Progettone preliminare, come la legge impone, almeno per le seguenti ragioni: il quadro economico del 1° e 2° stralcio dei lavori, che nel preliminare ammontava a 137 milioni di euro, nel definitivo quasi raddoppia, salendo a 220; nel preliminare non figurano le spese per le opere di mitigazione ambientale, pari a 650.000 euro, nonché per l'affitto (1.500.000) o l'esproprio (46 milioni) delle aree destinate a deposito finale dei fanghi portuali; risultano stravolte, tra il preliminare e il definitivo, le quantità totali del deposito dei fanghi portuali in sito provvisorio (da mc 990.000 a mc 1.771.000) e finale (da 990.000 a 1.417.000). Va anche detto che le procedure avviate per espropriare i 1.589.170 mq delle aree Logistiche 3 e 4 e Bassette sud-sud/Area S3 appaiono del tutto illegittime, carta fritta, giacché non è stata effettuata, prima dell'approvazione del progetto preliminare, la comunicazione ai soggetti interessati alle procedure espropriative, richiesta dalla legge sulle aree per cui è imposta la procedura di VIA.

COME FARE
Un intervento radicale sul Progettone definitivo, depurato dagli inquinamenti suddetti, mi sembra operazione tecnicamente spericolata, anche se non avrei politicamente nulla da dire. Piuttosto potrebbe essere ripreso il progetto definitivo delle opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007, ben munito di VIA e cantierabile fin dal 2012, ma "inspiegabilmente" (diciamo così) accantonato subito in cambio del Progettone (per il vero, su operazione avvenuta prima dell'arrivo dell'attuale presidente dell'Autorità Portuale). Sarebbe applicabile dunque alle Logistiche 1 e 2, interne al porto, pari a 653.282 metri quadrati (ma si lascino fuori i terreni tuttora coltivati o abitati le cui proprietà vi si oppongano), ma anche l'area all'estremo nord delle Bassette di proprietà dell'Autorità Portuale, che potrebbe ricevere 500.000 metri cubi di fanghi, della quale nessuno più parla. Potrebbe essere utilizzata anche l'ex cava Bosca. Non so le cave Morina e Stazzona, che pure sono figurate in ipotesi. Naturalmente, non escludo altre aree a destinazione produttiva, finora non considerate, ma il cui utilizzo non appare possibile a breve-medio termine.
Non parlo qui degli aspetti penali, anche clamorosi, sui quali il mio ulteriore contributo è rivolto come sempre alla Magistratura inquirente.

Alvaro Ancisi, Lista per Ravenna

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