Martedì, 19 Ottobre 2021
Politica

Provincia, nuova carta statutaria: "Non sia un mero aggiustamento organizzativo e funzionale"

"Altrettanto fondamentale che la Provincia possa darsi un nuovo assetto organizzativo in grado di interpretare al meglio lo specifico di ogni realtà territoriale nel quadro, appunto, di un rinnovato ruolo di ente d’ area vasta di secondo livello"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"L’adozione della nuova carta statutaria non deve ridursi a un’operazione di mero aggiustamento organizzativo e funzionale, ma piuttosto deve costituire  l’ occasione per ripensare a un modello di Provincia capace di elevare a livello di area vasta le istanze provenienti dai vari comuni. Altrettanto fondamentale che la Provincia possa darsi un nuovo assetto organizzativo in grado di interpretare al meglio lo specifico di ogni realtà territoriale nel quadro, appunto, di un rinnovato ruolo di ente d’ area vasta di secondo livello. Partendo dall’ordinamento istituzionale, al ruolo rafforzato del presidente come organo  monocratico di vertice a fronte della mancanza della giunta, si rafforza il principio di collegialità  tra il Consiglio e il Presidente stesso con possibile assegnazione di deleghe ai consiglieri. Tale rapporto di tipo “collaborativo” potrebbe configurarsi come un superamento della dialettica tra maggioranza e minoranza politicamente connotate per favorire quel necessario confronto tra enti di base  attraverso la rappresentanza territoriale per dare luogo a una fase unitaria nelle scelte degli organi di governo provinciale. D’altra parte, in questo senso, il legislatore stesso ha dato particolare risalto al citato  principio di collegialità, nello spirito della legge numero 56/2014 riguardante il riordino delle province  e della città metropolitane.

Tralasciando volutamente la figura del presidente cui sono affidate le funzioni centrali del nuovo soggetto, il Consiglio provinciale affianca il rappresentante dell’ente ed è chiamato a svolgere un ruolo di indirizzo e di controllo ma, non ultimo,  anche quello di proposta. Funzioni  in qualche modo di competenza anche dell’Assemblea dei sindaci, - senza sovrapposizioni di ruoli, -  chiamata soprattutto ad esercitare specifiche attività consultive  in termini di accordo e sinergia fra la Provincia e i territori, comprese le attività di assistenza tecnico amministrativa. Una sede privilegiata per il confronto e l’indirizzo dell’azione complessiva del nuovo ente.  In altre parole gli organi della nuova Provincia  dovranno essere ispirati alla massima integrazione tra i livelli istituzionali e alla valorizzazione delle sedi di concertazione, per assicurare l’armonico sviluppo di tutti i territori comunali. Da segnalare come parte di rilievo la particolare  attenzione riservata in questo statuto ai diritti e alle prerogative  dei consiglierei e dei gruppi consiliari.

Al di là della cornice quadro tipica dei classici statuti, un’ altra parte fondamentali è contenuta nel titolo IV “Rapporti tra Provincia e altri enti territoriali” e riguarda  la stretta collaborazione con i comuni o le Unioni di comuni, lasciando aperta la possibilità di collaborazione  e cooperazione con altre Province per l’organizzazione e la gestione condivisa  di servizi e funzioni. Tali forme di collaborazione devono avere come scopo primario la rappresentanza degli interessi di area sovra provinciale specie per quanto attiene la programmazione e lo sviluppo strategico, alle infrastrutture, ai servizi d’area vasta e ai progetti di rilevanza regionale o nazionale. Le province incardinate ancora nella struttura costituzionale della Repubblica, pur con limitate competenze ma pressoché prive di strumenti fiscali, richiedono con urgenza certezza sulle risorse ma a tutt’oggi non si ha alcuna assicurazione al riguardo".

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