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Ranalli offende di nuovo su Facebook Ancisi: "Vuole fare il martire, ma si documenti"

Il 9 maggio scorso è uscita pubblicamente la notizia che il sindaco di Lugo Davide Ranalli ha subito dal Tribunale di Ravenna un decreto penale di condanna, pari a 800 euro di multa

Il 9 maggio scorso è uscita pubblicamente la notizia che il sindaco di Lugo Davide Ranalli ha subito dal Tribunale di Ravenna un decreto penale di condanna, pari a 800 euro di multa, per la diffamazione espressa su Facebook, consistente nell’aver definito Alvaro Ancisi di Lista per RAvenna “un cialtrone”. "Non ho mai pubblicizzato la mia querela, risalente al 7 gennaio 2015. Non me ne sono più interessato, nessuno mi ha chiesto di ritirarla o di conciliarla amichevolmente (non interessandomi peraltro alcun risarcimento economico), non ho saputo niente dei suoi sviluppi e ho imparato l’esito venerdì scorso. Ai giornali che mi hanno intervistato in serata ho detto di essere sempre stato e di essere tuttora disponibile a ritirare la querela, alla sola condizione che Ranalli riconosca l’errore", è quanto commenta Ancisi stesso.

Tuttavia Ranalli è tornato ad attaccare Ancisi, nonostante la richiesta di condanna da parte della Procura. Lo fa sapere Ancisi stesso: "Di converso, il tuttora sindaco di Lugo, ha pubblicato recidivamente su facebook il seguente post, pubblicato anche dalla stampa: “Sono stato oggetto di un provvedimento opponibile e che sarà opposto perché difesi l'assessore Bakkali su Facebook nel post in cui il consigliere Ancisi ‘urlò rabbiosamente’ alla stessa ‘Non capisce l’italiano? Se non capisce le delibere in italiano le tradurremo in marocchino”, aggiungendo poi: “Non ho cambiato idea, sull’uguaglianza, sui diritti delle donne e sul rispetto di tutte le istituzioni. Sabato in piazza (alle 10.30 in Largo Baruzzi) vi dirò anche cosa penso di chi fa politica come certi consiglieri, degli aggressori di Casapound a Casalbruciato e di chi, gettando la maschera, civica si è alleato con la destra estrema”. Questa versione dei fatti iniziali, che avrebbero scatenato l’intrepida reazione di Ranalli, è dilagata sulla stampa e sui social, dando anche modo a taluni della stessa congerie politica di offendermi nuovamente con la stessa qualifica di “cialtrone” , così da dovermene nuovamente occupare. Sul piano personale ho offerto a Ranalli una guancia e me ne resta disponibile un’altra. Ma non può passare, sul piano politico, che si spacci come martire di un consigliere razzista, non essendosi neppure curato, avendo avuto oltre tre anni di tempo, di conoscere dal vero la presunta causa del suo sacrificio".

Ancisi precisa: "Non ho mai detto quella frase. Per dimostrare chi, in politica, è cialtrone e chi no, mi è dunque necessario documentare che io quella frase non l’ho mai detta, tanto meno “urlata”, dal momento che nelle 18 fitte pagine ufficiali di trascrizione letterale della seduta di commissione di quel 7 dicembre 2015, operata dal Comune di Ravenna, non c’è la benché minima traccia". 

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