Venerdì, 17 Settembre 2021
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"Ravenna con le pezze al sedere spera nel sindaco di Bologna"

"Da romagnolista convinto, non avrei mai detto che per salvare Ravenna bisognasse dire: "Forza Bologna". Ci hanno ridotto così".

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"L'abbruttimento e il degrado della città sono sotto gli occhi e i piedi di tutti. La sicurezza nelle strade e nelle case è largamente perduta. La recessione morde accanitamente le famiglie e le imprese. La barca di soldi che il Comune sottrae direttamente o indirettamente dalle tasche dei suoi amministrati (197,3 milioni nel 2014) sono bruciati malamente nelle spese correnti. La spesa per gli investimenti, motore di qualsiasi economia, collante di qualsiasi tessuto sociale, volano di qualsiasi sviluppo di qualsiasi comunità, è giunta nel 2014 al livello storico minimo. L'assestamento finale di bilancio li ha ridotti dalla già magra previsione di 30,2 milioni a 24,3, di cui però, ad oggi, sono stati impiegati solo 5,3. Cioè niente. Non basteranno gli 8,2 milioni avanzati dal 2013 a far fronte neppure alle opere più urgenti, non a caso inserite nel piano 2014: le scuole a cui mancano le aule (Ricci Muratori e Castiglione) o che non esistono (Lido Adriano) e, sostanzialmente, gli interventi semplicemente volti a mettere in sicurezza le strade e le strutture che cadono a pezzi. Eppure, Ravenna custodisce gelosamente in cassaforte, come Paperone, 320 milioni di euro investiti in società di capitali, tra cui le sole azioni di Hera, pari a 86.874.337, ne valgono almeno 170. Da anni Lista per Ravenna invoca che almeno una piccola parte sia venduta, come altri sindaci, che vogliono bene ai loro cittadini, hanno già fatto e stanno facendo, per realizzare le opere indispensabili altrimenti impossibili. I segnali del prossimo bilancio 2015 restano ancora negativi.

Non ci resta che sperare nel sindaco di Bologna, il quale giovedì scorso ha giurato, di fronte all'assemblea dei costruttori: "Voglio vendere azioni di Hera per incassare 100 milioni. I dogmi e le contrapposizioni inutili su Hera devono essere abbattuti. Non c'è bisogno di avere il 51% per controllarla, lo posso dimostrare. Se i soci pubblici scendono al 35% possono ancora nominare presidente e amministratore delegato", cioè continuare a comandarla: quello che ho sempre predicato in consiglio comunale (e per la verità anche ai vertici dell'ANCI, l'Assemblea Nazionale dei Comuni Italiani). Bologna possiede 144.951.778 azioni di Hera, nemmeno il doppio di Ravenna. Con la medesima operazione, il nostro Comune potrebbe dunque ricavare oltre 50 milioni di euro, con cui mettere a nuovo la città e realizzare gli impianti e le infrastrutture che la facciano emergere dalla palude della stagnazione ed uscire dall'isolamento. Da Imola, la linea di Merola è confermata anche dal sindaco Manca, presidente del Comitato di sindacato di Hera, oltreché dell'ANCI regionale. Merola, ora anche sindaco metropolitano, sa che il 31 dicembre scade il Patto "di sindacato di voto e di disciplina dei trasferimenti azionari dei soci di Hera" che vincola i 200 circa Comuni soci a non ridurre la quota della loro partecipazione, oggi pari al 58%, sotto il 51%. Sa dunque che, se vuole mantenere quello che ha promesso, il nuovo Patto dev'essere cambiato, e non di poco.

Martedì prossimo arriva nella commissione Bilancio del Comune di Ravenna la proposta di rinnovare il Patto pari pari. Solo per sei mesi, è vero, ma per ragioni meramente tecniche, soprattutto perché si attendono benefici dalla legge di Stabilità 2015 affinché Hera si ingrandisca, acquistando altre società. Sarebbe comunque perso un altro anno di investimenti, ragion per cui Merola dovrebbe opporsi all'andazzo se vuole almeno tenere in piedi la nuova città metropolitana di Bologna. Da romagnolista convinto, non avrei mai detto che per salvare Ravenna bisognasse dire: "Forza Bologna". Ci hanno ridotto così".

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