rotate-mobile
Venerdì, 24 Maggio 2024
Politica

Ravenna in Comune interviene sul caso Iter

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Uno degli effetti perversi della crisi è il proliferare delle false cooperative o cooperative spurie. Si tratta di imprese costituite al solo scopo di approfittare delle facilitazioni fiscali garantite dalla legge alle imprese cooperative e di agire tramite lo sfruttamento del lavoro sottopagato e privato di diritti. È un fenomeno devastante e difficile da contrastare senza una modifica significativa della legislazione di riferimento. In un contesto così confuso diventa semplice per la criminalità infiltrarsi nel settore pubblico e mentre tutti scopriamo di quanto le mafie investano su edilizia e movimento terra, esse hanno già iniziato a mettere le mani nel settore dei servizi. 

Quando un’amministrazione comunale decide di esternalizzare alcuni servizi deve garantire la qualità del servizio al cittadino a prezzi congrui, ma parallelamente deve anche garantire che i lavoratori delle aziende appaltatrici abbiano contratti e salari dignitosi. Vietare l’utilizzo del criterio al massimo ribasso per l’assegnazione non è garanzia di qualità né di trasparenza. L’appalto per i servizi pre-post scuola  del Comune di Ravenna ha mostrato come, anche attraverso una procedura ad offerta economicamente vantaggiosa, il peso economico dell’offerta possa avere un peso talmente grande dal renderlo assimilabile ad un appalto al massimo ribasso. 

Crediamo che sia giunto il momento di inserire nei capitolati delle gare d’appalto clausole che obblighino le aziende appaltatrici ad utilizzare in larga maggioranza contratti di lavoro con salari minimi garantiti. Sappiamo che il comune di Ravenna intende adottare, come hanno già fatto altri comuni, un protocollo d'intesa in materia di appalti, in accordo con le organizzazioni sindacali, che sarebbe stato opportuno adottare prima di esperire le tre importanti gare d'appalto aggiudicate tra maggio e giugno 2015 e che riguardano i servizi relativi a nidi e materne e il pre e post scuola (gare che impegnano contrattualmente il Comune di Ravenna una fino al 2019 e le altre due fino al 2020).Il protocollo d'intesa deve contenere una clausola specifica riguardo all’obbligo di revisione periodica del prezzo e cioè almeno recepire integralmente le variazioni del costo del lavoro  intervenute a seguito di rinnovi della contrattazione collettiva nazionale e territoriale. Tale clausola non è attualmente prevista  nei capitolati del Comune di Ravenna  che prevedono solo la revisione Istat, su richiesta dell’impresa appaltatrice e previa dimostrazione dell’effettivo aumento dei costi connessi all’ erogazione del servizio. 

Crediamo, inoltre, che sia fondamentale valutare l’effettiva convenienza dell’esternalizzazione di gran parte dei servizi. Il recente esempio dell’ospedale S.Orsola di Bologna mostra come in due anni si siano risparmiati 1,8 milioni di euro mantenendo all’interno il servizio di ristorazione per personale. Anche a Ravenna è possibile, nei limiti imposti dai patti di stabilità, riportare all’interno della macchina comunale alcuni servizi. All’interno dei gruppi di lavoro di “Ravenna in Comune”, di cui fanno parte anche operatori di cooperative , stiamo lavorando in questa direzione mantenendo i valori di legalità e trasparenza come fili conduttori delle nostre proposte. Invitiamo gli operatori delle cooperative che vogliano contribuire all'elaborazione del programma a contattare i portavoce della lista. "Il 12  dicembre Ravenna in Comune ha aperto la propria assemblea incontrando una delegazione di lavoratori dell’ITER, Cooperativa Ravennate Interventi sul Territorio.

La cooperativa, che ha sede a Lugo, nata nel 1989 dalla fusione di alcune cooperative edili della provincia, era diventata nei settori delle costruzioni una delle realtà più importanti in ambito nazionale. E questo settore, come sappiamo, è stato il più colpito dalla crisi: gli operai iscritti in Cassa Edile nel 2008 erano 6112, oggi sono 2958; le aziende erano 1199, oggi sono 564. Ma la crisi di ITER, iniziata nel 2010, è dovuta anche a investimenti sbagliati!  Se fino a pochi anni fa ITER dava lavoro a 480 persone, oggi sono rimasti 182 lavoratori tra operai e impiegati, per la maggior parte in cassa integrazione straordinaria. Questa però terminerà il 18 febbraio del 2016 e a quella data, se non interverranno novità, questi 182 lavoratori verranno licenziati. Ecco dunque altre 182 famiglie in difficoltà e un impoverimento generale del nostro territorio. Il sindacato nell'ultimo mese ha indetto 3 giornate di sciopero con presidi nei luoghi simbolici della vertenza: davanti al Comune di Lugo, alla Prefettura a Ravenna e alla Lega delle Cooperative, ritenendo che la soluzione sia possibile perché “nessuno deve essere lasciato per strada”... 

Ma la soluzione sarebbe scritta negli stessi impegni che il mondo cooperativo, e in particolare la Lega delle Cooperative, si era preso da tempo ma che fino ad ora non ha rispettato. Impegni ribaditi in Regione nel tavolo di crisi del 3 dicembre scorso, conclusosi con l'intenzione di presentare entro il mese prossimo “un progetto industriale teso a  valorizzare l’esperienza e le professionalità esistenti nel settore edile e delle costruzioni nel territorio, quale reale e fattiva iniziativa di contrasto al rischio di scomparsa della presenza dell’esperienza  cooperativa in questo settore”. I lavoratori di Iter, con età e storie diverse, ci hanno raccontato il declino della cooperazione. Era valorizzata la maestria del lavoro, che veniva poi trasmessa ai più giovani, e oggi i soci lavoratori sono diventati meri “controllori” degli operai delle ditte subappaltatrici. 

La mutualità, che è stata all'origine del diffuso benessere nella nostra regione, era un valore fondante, oggi addirittura molti dirigenti di ITER se ne sono andati ritirando la propria quota sociale, mentre i lavoratori rimasti non vengono nemmeno riassorbiti dal sistema cooperativo. Hanno sottolineato come la fine della cooperazione sia stata segnata proprio dall’ ingresso dei subappalti, dovuto alla dominante logica del profitto a danno della qualità del lavoro. E hanno espresso la preoccupazione, e tutti dovremmo ben preoccuparcene, che troppo spesso il subappalto apre la via ad infiltrazioni mafiose o camorriste. Il sistema cooperativo è dunque fallito o, in realtà, è diventato altro? Non è che nel tempo si è trasformato in poltronificio? Non è che anch'esso si sia inchinato, tradendo profondamente la propria natura, alla finanza? Come ci hanno ricordato i lavoratori di Iter, che a breve rischiano di perdere tutto, il lavoro è un diritto costituzionale e se non c’è per tutti va diviso tra tutti.E' un messaggio politico molto chiaro, che Ravenna in Comune condivide. E che richiede risposte altrettanto chiare. Perciò rimarremo in contatto con i lavoratori e con Fillea-GCIL di Ravenna, e vigileremo con attenzione sull’evoluzione della situazione e sull’adempimento degli impegni assunti dalla Lega delle Cooperative".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ravenna in Comune interviene sul caso Iter

RavennaToday è in caricamento