Ravviva Ravenna: "Serve un piano di recupero per rilanciare lo sport in città"

Gli impianti sportivi ravennati e le possibilità di un loro rilancio sono stati al centro dell’incontro sullo sport organizzato dalla lista civica qualche giorno fa.

Gli impianti sportivi ravennati e le possibilità di un loro rilancio sono stati al centro dell’incontro sullo sport organizzato dalla lista Ravviva Ravenna qualche giorno fa.

Luca Gennari e Giovanni Crocetti Bernardi, candidati al consiglio comunale, hanno illustrato i 5 punti dai quali è necessario ripartire per incoraggiare il comparto sportivo nella nostra città. Si è partito dal tema degli impianti sportivi, alcuni vetusti, altri degradati, come appunto l'ippodromo, ma anche la piscina comunale, lo stadio "Bruno Benelli" e il Palazzetto dello Sport, quest' ultimo poco accessibile per gli elevatissimi costi di gestione. La lista ha proposto un piano di recupero che tenga conto in futuro, della multifunzionalità degli impianti e della loro autosostenibilità energetica, in maniera che vengano utilizzati da più società sportive possibili e che abbiano un impatto ambientale zero, con conseguente ed enorme risparmio sui costi di gestione. Questo punto, è anche strettamente connesso a un percorso di facilitazione burocratica per chi investa nello sport, rigenerando o ristrutturando circoli sportivi malandati. Terzo e fondamentale punto, la connessione triangolare società sportive-università-istituti scolastici, di cui la prossima amministrazione dovrà farsi regista, promuovendo tutte le attività sportive all'interno delle scuole, creando una simbiosi tra studio e pratica salutare, oltre anche a invitare a prezzi calmierati e in accordo con le società professionistiche, i ragazzi ai grandi eventi.

Grandi eventi che costituiscono il quarto punto – spiega una nota della lista civica -, sul quale la lista preme da tempo: la maratona ha dimostrato anche agli scettici che anche con lo sport si può fare turismo, sarà quindi necessario, cercare di creare un calendario annuale che ci permetta di portare a Ravenna qualche grande evento sportivo, che in connessione con i nostri beni artistici cittadini, possa promuovere la nostra città, sia in Italia che all'estero. Parliamo soprattutto degli sport da spiaggia e degli sport acquatici, e non solo auspichiamo il ritorno dei mondiali di beach tennis, punto su cui insistiamo con gli addetti ai lavori da tempo immemore, ma anche beach volley, beach soccer, foot volley, padel, senza dimenticare tutte le discipline relative alla vela, su cui la nostra città può contare una straordinaria tradizione ed organizzazione. Inoltre vi sono spazi sconfinati di crescita anche per tutti quegli sport che si intersecano con l'attività artistica e culturale, come ad esempio i balli hip-hop, sui quali c'è molto da lavorare.

Ultimo punto è quello relativo al CUSB, ovvero centro universitario sportivo, sia "terra" che "mare": noi proponiamo per il primo che venga assegnato un circolo all'università di Ravenna, poichè attualmente non può contare nemmeno su un campo, mentre per il secondo proponiamo che a Marina di Ravenna venga realizzato un polo estivo, in accordo con Bologna, per praticare tutte le attività legate al mare qui da noi, ed ospitare i ragazzi, creando di certo un movimento positivo per tutta la località”.

All’incontro è stato anche presentato da Marco Merli, titolare della Merli Sport, ditta ravennate di impiantistica sportiva, un progetto di rigenerazione urbana dell'ippodromo comunale, argomento al quale la lista tiene moltissimo, vista l'utilità che potrebbe avere per tutta la comunità sportiva ravennate.

In seguito è intervenuto l' avvocato Enrico Crocetti Bernardi, docente ed esperto di diritto sportivo, descrivendo le forme societarie innovative, che, negli ultimi anni, si sono imposte come vincenti rispetto alla crisi che ha seriamente danneggiato lo sport italiano. In particolare, l'analisi si è soffermata sul tema delle polisportive e sull'azionariato "diffuso", quindi sul grande argomento della partecipazione popolare alla gestione delle società, paragonando le poche esperienze italiane con i modelli vincenti nel resto d'Europa, soffermandosi soprattutto sul sistema tedesco e inglese.

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