Trivelle, il Pri non parteciperà al referendum: "Difendiamo l'off-shore"

"Una scelta - esordisce il segretario Eugenio Fusignani - che parte da ragioni che vedono, in primis, la difesa dell’off-shore ravennate"

Il Partito Repubblicano non parteciperà al referendum aprogrativo del 17 aprile sulle trivelle. Una scelta - esordisce il segretario Eugenio Fusignani - che parte da ragioni che vedono, in primis, la difesa dell’off-shore ravennate quale difesa di un know how che fa di Ravenna un polo importantissimo a livello mandiale in questo settore. Infatti, la mobilitazione di RottamaItalia, con l’invito a partecipare alla consultazione referendaria, rischia di affossare il comparto dell’Oil&Gas e di provocare, a Ravenna, la chiusura di 50 aziende con la conseguente perdita di 3000 posti di lavoro, che diventano 6000 se si considera tutto l’indotto".

Continua Fusignani: 2Appare superfluo affermare che il referendum manterrebbe in vita le autorizzazioni in essere fino alla naturale scadenza perchè, in questa malaugurata ipotesi, nessuna impresa investirebbe più su 49 piattaforme e 22 concessioni, all’interno delle 12 miglia, di fronte alla certezza di dover chiudere e di non estrarre più metano. E ancora, con la vittoria dei No-Triv, il fatturato prodotto a Ravenna dalle imprese dell’off-shore, pari a circa 2 miliardi di euro annui, le rassegne come Omc a loro collegate, le manutenzioni, le attività di ricerca, il commercio e tutto l’indotto subirebbero un tracollo. L’ovvia sospensione delle attività di ricerca e di nuovi investimenti necessari per mantenere competitivo il settore, nel medio periodo provocherebbero ulteriori danni e affosserebbero definitivamente il comparto".

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"Il metano estratto in Adriatico consente di difendere la produzione italiana, limitando gli acquisti all’estero che hanno un peso enorme nel nostro Pil - conclude Fusignani -. Senza contare che tutto questo viene sostenuto irresposnabilmente senza accompagnare la scelta con proposte che, da subito, garantiscano nuova l’occupazione per fronteggiare i certissimi disoccupati se i No prevalessero. Come non considerare che, a prescindere, la transizione verso fonti energetiche nuove ed eco-compatibili sarà molto lunga e che, soprattutto, sono le stesse imprese dell’Oil&Gas ad investire risorse in ricerca per mettere a punto nuove tecnologie e nuove modalità applicative rivolte a produzioni di energia alternative. Infine, senza dimenticare che il metano rappresenta una fonte energetica pulita2.

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