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Regolamento balneare, Ancisi attacca: "Se ne deve occupare il consiglio comunale, non il sindaco"

"Le ordinanze hanno natura occasionale e urgente" dice Ancisi, che ha chiamato in causa il prefetto.

Il consigliere capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi ha presentato un’istanza al prefetto perché intervenga “a sollecitare il rispetto della legge nell’ordinanza balneare che il sindaco ha annunciato di voler emettere entro le prossime due settimane, la cui bozza ha peraltro già trasmesso alle organizzazioni di categoria”.

In estrema sintesi, Ancisi accusa il sindaco Michele de Pascale di aver scavalcato il consiglio comunale.

“Il contenuto di tale ordinanza sarebbe la possibilità per gli stabilimenti balneari di restare aperti non più solo stagionalmente, ma annualmente e senza limiti di orario, con la possibilità, oltre a svolgere le funzioni tipiche connesse alla balneazione, di organizzare intrattenimenti danzanti e spettacoli dalle 18.00 di ogni giorno fino all’1.00 della notte, salvo anticipo alle 0.30 in ogni venerdì e sabato e posticipo fino alle 3.00 nelle cinque festività indicate e in altre giornate da autorizzare in deroga.

Non discuto col prefetto di tali scelte. Contesto, invece, la legittimità del metodo. Nell’ordinamento democratico italiano delle autonomie locali le norme aventi valore di legge che regolano la vita della cittadinanza sono adottate con dei regolamenti, che non sono di competenza del sindaco bensì del consiglio comunale. Fanno eccezione le ordinanze, che però appartengono esplicitamente alla competenza del sindaco solo quando sono di natura occasionale e urgente. A prescindere da tale limite, si può convenire su un’ordinanza del sindaco esclusivamente se si tratta di disciplinare gli “orari degli esercizi commerciali, del pubblici servizi e dei servizi pubblici”, che il sindaco, secondo la legge (art. 50, comma 7 del Testo Unico sugli enti locali), “coordina e riorganizza”. In effetti, tutte le ordinanze del genere sono emesse dal sindaco appellandosi a tale norma. Questa, però, lo vincola ad attivarsi “sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale”.

Ne consegue che il sindaco può “riorganizzare” gli orari degli esercizi pubblici e commerciali avvalendosi di un regolamento del consiglio comunale (la forma più corretta, che Lista per Ravenna ha sempre opposto in passato alle ordinanze autoprodotte da Mercatali e Matteucci), oppure degli indirizzi preventivamente formulati dal consiglio stesso. Non è solo questione di forma, perché solo ascoltando e rispettando la massima assemblea civica, in cui tutta la cittadinanza è rappresentata, il sindaco può maturare scelte equilibrate, conciliando problematiche, aspettative e interessi di diverso genere ed estrazione.

Il metodo che si prospetta quest’anno, con l’aggravante che l’ordinanza resterebbe in vigore non una stagione, ma tre anni solari (anche se non più cinque, come nel programma elettorale di De Pascale), si presterebbero peraltro, contravvenendo la legge, a ricorsi e contenziosi che rischierebbero di introdurre maggiore confusione.

Ho quindi contattato le due maggiori associazioni di categoria, che già hanno espresso contrarietà, informandole di tale iniziativa. Del resto, la legge riserva la possibilità di ricorrere al Tribunale amministrativo contro provvedimenti della pubblica amministrazione ai soggetti che manifestino al riguardo un interesse legittimo diretto, non  riconosciuto ai consiglieri comunali”.

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