Elezioni, Ancisi: "Rimuovere le camarille dalla cultura"

"Già nel nostro programma 2011-2016, ci proponemmo, qualora fossimo andati in maggioranza, di "produrre un vero salto di qualità e di apertura pluralistica del nostro sistema culturale, che appare appannato e ingessato nei ristretti circuiti del potere politico locale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Nel programma sulla Cultura, pubblicizzato il mese scorso, che abbiamo proposto al nostro candidato sindaco Massimiliano Alberghini, uno dei punti fondamentali è il seguente: "Va rivisto il quadro delle convenzioni culturali con il vasto mondo dell'associazionismo, allo scopo di rafforzare o di includervi le offerte che ne sono degne, rompendo i circoli chiusi che ne privilegiano altre meno meritorie". Già nel nostro programma 2011-2016, ci proponemmo, qualora fossimo andati in maggioranza, di "produrre un vero salto di qualità e di apertura pluralistica del nostro sistema culturale, che appare appannato e ingessato nei ristretti circuiti del potere politico locale". Facemmo nostro, allo scopo, l'auspicio del prof. Marcello Landi "che fosse la 'politica culturale' a promuovere collaborazioni e sinergie tra le varie realtà culturali e non la cultura politica (peraltro in crisi) a perpetrare consociativismi e clientele".

Nei giorni scorsi, è scoppiata una diatriba tra i "circoli" di un'ex assessora all'Istruzione e dell'attuale assessora alla Cultura sui contributi erogati o comunque orientati dal Comune, concessi ad associazioni di cui sono parte attiva il compagno dell'ex assessora da un lato e il fidanzato dell'assessora, la figlia di un alto dirigente del Comune e il presidente della commissione comunale per la Cultura dall'altro. Si può dire che questa sia solo la punta dell'iceberg, se è vero che, alle accuse di conflitti di interesse, familismi, scarsa trasparenza, scelte di qualità ecc. il sindaco Matteucci ha potuto solamente ribattere di aver "dato vita in questi anni ad un sistema di convenzioni, compartecipazioni e contributi" per un totale di "350 realtà", in base ad "una valutazione della qualità" solamente asserita, non mai comprovata da criteri oggettivi di giudizio pubblicamente discussi e sottoposti preventivamente al voto del consiglio comunale, che rappresenta tutta la città.

I "circoli" entro cui la maggior parte delle sovvenzioni hanno trovato o trovano più facile considerazione sono peraltro numerosi. Quello dell'ex assessore alla Cultura ha fatto il bello e cattivo tempo nella rovinosa avventura europea di Ravenna Capitale della Cultura. Ma ci sono poi le Politiche giovanili, i gruppi d'impresa o di gestione di attività o spazi culturali, ecc. Tutti si muovono nella sfera politica del PD. Il pluralismo culturale della nostra città di cui Matteucci si vanta si riduce alle camarille che si agitano in questo interno, in realtà uno scontro di potere nello strapotere. L'offerta culturale che ne deriva spazia, alquanto casualmente, tra l'alta, la buona, la discreta e la bassa qualità. Komikazen, festival del fumetto, e il Mosaico Film Festival sono le vittime più recenti di graduatorie della qualità formulate non si sa come. Fahrenheit 39, festival del design e della ricerca nell'editoria in Italia, non costa molto, ma è piuttosto un giocattolo di famiglia.

Chiaro che un'amministrazione comunale "nuova" dovrà gradualmente rivedere, alla scadenza degli atti e dei contratti, il proprio rapporto convenzionale con le espressioni associative che animano la vita culturale a Ravenna. Dovrà rifondarlo col metodo della partecipazione sociale, su presupposti di trasparenza e pubblicità e tramite criteri oggettivi di stima della qualità e del merito, nonché valutandone rigorosamente i risultati (di critica, di pubblico, di efficienza, ecc.).

Rientra in questo discorso il superamento della gestione dei maggiori e prestigiosi teatri cittadini affidata direttamente, per svariate centinaia di migliaia di euro l'anno, con procedura fuori legge, a Ravenna Manifestazioni (l'Alighieri) e Ravenna Teatro (il Rasi). Nulla da dire sui meritevoli contributi erogati a tali associazioni per le attività svolte, ma la gestione dei teatri va affidata con gare d'appalto a chi dà le maggiori garanzie di qualità e di convenienza. Sono anche questi circoli da rimuovere. Se non ci pensa prima la Procura, già informata dei fatti, basteremo noi ad imporlo".

Alvaro Ancisi, capogruppo Lista per Ravenna

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