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Rinnovati i contratti di sindacato di Hera: voto contrario dell'opposizione

La delibera è stata approvata con un emendamento presentato dal sindaco e votato nella stessa maniera. Contenuti di delibera ed emendamento sono stati illustrati da Valentina Morigi, assessora al Bilancio

Il consiglio comunale ha approvato il rinnovo, fino a giugno 2015, dei patti di sindacato di primo e secondo livello di Hera, con i voti favorevoli dei gruppi di maggioranza e quelli contrari dei gruppi di opposizione. La delibera è stata approvata con un emendamento presentato dal sindaco e votato nella stessa maniera. Contenuti di delibera ed emendamento sono stati illustrati da Valentina Morigi, assessora al Bilancio.

Morigi ha spiegato che sotto il profilo tecnico i due contratti di sindacato sono conformi a quelli in essere. Si sono però registrati due episodi che hanno portato il Comune alla scelta di sottoporre a blocco tutte le azioni di Hera detenute, al fine di garantire che la società rimanesse a maggioranza pubblica per almeno il 51 per cento: l’ingresso del Comune di Udine, in seguito all’operazione di fusione di Amga in Hera, e la mancata sottoscrizione dei patti di sindacato da parte di alcuni Comuni storicamente detentori di azioni di Hera, a partire da quello di Forlì.

Questo il contenuto della prima parte dell’emendamento, nel quale si assume però anche l’indirizzo di svincolare nuovamente, a giugno 2015 quando i contratti di sindacato scadranno, le azioni che finora erano libere, cioè di vincolarne indicativamente 67.968.898 rispetto alle attuali 86.873.337. “Al momento – ha commentato Morigi - vincoliamo tutto il pacchetto delle azioni. Lo facciamo per garantire alla società una maggioranza pubblica al 51 per cento, in attesa di vedere gli sviluppi del nuovo Testo unico della Finanza in merito al voto plurimo o voto maggiorato (si tratta di una norma che consente di modificare gli statuti attribuendo un voto maggiorato, fino a due voti per azione anziché uno solo, a chi detiene il titolo per almeno due anni) e di un dibattito, su quante azioni servano per mantenere le maggioranze pubbliche delle società, che va oltre i confini del consiglio comunale.

Lo facciamo senza escludere, al termine dei sei mesi, una possibile alienazione per garantire il piano di tenuta delle opere pubbliche del Comune, per far fronte ai tagli previsti dalla Finanziaria. Qualsiasi scelta andrà comunque fatta a partire da un ragionamento molto equilibrato sulla tenuta dei conti, perché bisogna tenere presente che alienare le azioni delle proprie partecipate significa anche perderne gli utili. Ritengo infine che il dibattito che si svolgerà nei prossimi mesi non possa fermarsi nelle aule dei consigli comunali, azionisti e proprietari pubblici della maggioranza delle azioni, ma debba coinvolgere anche i movimenti, partiti politici e i cittadini emiliano romagnoli, per riflettere sul futuro e sulla qualità dei servizi pubblici locali”.

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