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Scuola, la proposta: "Alunni sui banchi a turni per metà settimana, il resto online"

Il coordinatore alta Italia del Popolo della Famiglia Mirko De Carli lancia un piano per il rientro a scuola dal 1 giugno

Il coordinatore alta Italia del Popolo della Famiglia Mirko De Carli lancia un piano per il rientro a scuola dal 1 giugno. "Una delle questioni gestite nella maniera più illogica e, per certi versi assurda, risulta essere quella della pubblica istruzione italiana - commenta il consigliere di Riolo Terme - Il Ministro Azzolina dopo aver proposto una folle modalità di rientro a scuola attraverso la fantasiosa “didattica a metà”, ritirata grazie anche alle pressioni esercitate come Popolo della Famiglia, non si è ancora espressa con la necessaria e doverosa “road map” per il rientro graduale dei nostri ragazzi a scuola".

"Le critiche, sempre costruttive, sono utili e necessarie, ma servono anche proposte costruttive e praticabili - spiega De Carli intavolando la sua proposta - Dividere gli alunni per gruppi facendoli così partecipare all’attività didattica per metà con presenza scolastica e per metà “da remoto” è discriminante e funzionalmente inefficace: più praticabile sarebbe invece ridurre il monte ore scolastico degli alunni (da anni i dati Ocse-Pisa confermano quanto non dipenda necessariamente dal numero di ore di frequentazione scolastica la qualità del servizio scolastico offerto) e orientarsi a suddividere la presenza scolastica a turni (primo turno “lunedì-mercoledì-venerdì”, secondo turno “martedì-giovedì-sabato”) per classe completando la didattica con la formazione online nei giorni in cui non si è in aula. Un sistema, quindi, di didattica “mista” che possa valorizzare al massimo gli spazi pubblici non utilizzabili per eventi o assembramenti vari ora non praticabili per ragioni di tutela della salute pubblica e (al chiuso o all’aperto finché il tempo lo consentirà) e che veda realizzarsi una stretta e proficua collaborazione, per sopperire alle lacune esistenti, tra strutture statali e private accreditate. Per quando concerne poi le piattaforme didattiche potrebbero essere utilizzate dai docenti a rotazione, a seconda della materia: invece di cambiare classe ad ogni ora i docenti si alternerebbero tra il lavoro “da remoto” e quello “in aula” a seconda dei rispettivi orari di lezione. Con questa modalità si agevolerebbe la riorganizzazione dell’attività d’aula che richiederà il necessario distanziamento fisico: le classi impegnate via web potrebbero riunirsi in aule con un maggior numero di alunni partecipanti, ovviamente tutti dello stesso anno di frequenza (cioè 1°, 2°, 3°, ecc. ecc), e non dovrebbero procedere a fare lezione in formazione fissa ma si alternerebbero ogni due settimane cambiando nel contempo anche la composizione. Questo lavoro dovrebbe essere ovviamente svolto dagli insegnanti che conoscono la classe ed i vari livelli di stadio di apprendimento  tra gli studenti".

"Serve necessariamente poi che lo stato vada in aiuto delle famiglie degli studenti fornendo, a chi tra loro non possiede il pc oppure il tablet o il portatile (mezzi di preferenziale utilizzo), sia l’hardware, cioè i pc, tablet o portatili che il software dedicato, cioè didattica e programmi. Insomma una modernizzazione straordinaria del nostro sistema scolastico che trasformerebbe un problema annoso in un’incredibile opportunità. Stessa regola di buon senso vale per i docenti - continua il consigliere - Nel merito delle tempistiche credo che dovremmo concedere tutto il mese di maggio per rendere praticabile, a partire dal primo giugno, questo piano straordinario di “ritorno a scuola” che dovrà vedere lo Stato contemporaneamente impegnato a far partire immediatamente tutte i cantieri pubblici necessari per “mettere in sicurezza” le strutture scolastiche che necessitano di interventi urgenti, garantire i finanziamenti necessari per non far “saltare” le tante scuole paritarie in difficoltà e far sì che nei mesi di giugno e luglio si possa recuperare quanto, con grande difficoltà, si è cercato di fare “tamponando” al meglio possibile con la didattica a distanza durante il lockdown. Questo eviterebbe alle famiglie le enormi difficoltà che già vivono nella gestione degli equilibri familiari con i figli a casa tutti i giorni da ormai più di due mesi, eviterebbe la “non scelta” di tante donne di abbondare il lavoro e dedicarsi all’attività materna full-time non per scelta ma per obbligo o necessità e collocherebbe il nostro paese nella scia delle grandi democrazie occidentali che quasi tutte hanno già riaperto o stanno riaprendo le scuole nazionali.  Tutto questo è possibile anche riconoscendo a insegnati e genitori un buono vacanza da spendere nel mese di agosto come giusto e meritato premio per il sacrificio compiuto per il bene dei più piccoli e del paese. Perché ricordate: un paese che non investe e non crede nel primato della cultura e dell’istruzione è un paese che non ha futuro".

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