Valle della Canna in secca: "Situazione oltre il limite di guardia"

Giovedì scorso sono state messe in marcia le pompe che, tramite la Canaletta Enichem, alimentano con l’acqua del fiume Reno la valle Mandriole

"Stipulare un protocollo di intesa con Romagna Acque, società partecipata consistentemente dal Comune, che garantisca in maniera semplice e veloce sia il reintegro che l’eventuale ricambio dell’acqua nella valle della Canna". E' quanto afferma il capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi. Giovedì scorso sono state messe in marcia le pompe che, tramite la Canaletta Enichem, alimentano con l’acqua del fiume Reno la valle Mandriole.

"Come ogni anno dal 2012 a seguito della calura estiva, la valle si è largamente prosciugata per evaporazione naturale", afferma Ancisi, il quale ricorda un question time sulla situazione di allora della valle: “Un terzo circa dei suoi 220 ettari di estensione è addirittura in secca. In assenza di rimedio e perdurando la stagione afosa, Valle Mandriole potrebbe seccarsi totalmente. Attualmente, la valle è popolata da migliaia di uccelli acquatici, dalle cui deiezioni, soprattutto in acque calde e poco profonde, può generarsi il botulismo aviare, uno dei tre principali problemi sanitari, assieme al piombo e al colera aviare, che causano strage per avvelenamento negli uccelli acquatici, il quale si sviluppa infatti in ambienti privi di ossigeno, con temperature elevate e tessuti animali in decomposizione. Di qui la richiesta perentoria che l’amministrazione comunale si attivi con urgenza presso la società Ravenna Servizi Industriali, che gestisce l’approvvigionamento idrico del polo chimico di Ravenna attraverso la canaletta Anic, affinché, a seguito dell’accordo vigente col Comune di Ravenna stesso, ripristini il livello idrico della Valle Mandriole”.

"Anche quest’anno la valle è stata lasciata seccare, per circa la metà - osserva l'esponente della lista civica -. A fianco della torretta di avvistamento di Valle Mandriole sotto il Lamone l’acqua è sotto lo zero di circa 10 centimetri. Questa valle è sottoposta a vincolo paesaggistico. Costituisce, con la vicina Punta Alberete, insieme a cui è inserita nella convenzione Ramsar delle zone umide di interesse mondiale, l’ultimo esempio di palude di acqua dolce, residuo delle foreste paludose meridionali della Valle Padana. Non dispone di un sistema di ricambio dell’acqua, in quanto la saracinesca attuale di reintegro, invece di essere in contrapposizione all’uscita, è a poche centinaia di metri da quella di scarico, alla quale manca anche uno stramazzo capace di regolare il livello dell’acqua della valle in automatico. Di qui, ogni estate, il rischio di aumento della temperatura dell’acqua a livelli insostenibili e potenzialmente drammatici. Il problema persiste da anni ed anni senza che si sia mai fatto niente per risolverlo. Gli attori in causa sono sempre gli stessi: il Comune di Ravenna, proprietario della valle (anche se una parte è demaniale), e il Parco del Delta del Po, gestore del sito, compreso nel suo Piano Territoriale “Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna”. Pare dunque indispensabile chiedere al sindaco se intende doverosamente affrontare, insieme al Parco del Delta, il problema del ricambio idrico strutturale di Valle Mandriole". 

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Ancisi propone di "riattivare la saracinesca per il reintegro dell’acqua dalla canaletta Enichem posta a fianco della torre di avvistamento sotto il Lamone in contrapposizione all’uscita, che a suo tempo fu cementata perché soggetta a perdite". Inoltre suggerisce di "costruire presso la saracinesca di scarico uno stramazzo verso il canale Rivalone, posto a nord della valle, che ne regoli il livello dell’acqua  al valore prefissato per il ricambio e per eventuali aumenti dovuti a eventi atmosferici". Quindi "sfalciare a cadenza regolare l’argine circondariale della valle". 

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