Stradelli di Marina, "la sosta vietata su demanio marittimo non è occupazione abusiva"

"Per un divieto di sosta, ché di altro non si tratta, sia pure fissato dal codice della navigazione anziché dal codice della strada, applicare una sanzione di 206 euro, anziché quella ragionevole di 51, è roba da estorsione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"La rinnovata ordinanza del sindaco sulla: “Disciplina degli accessi da parte dei mezzi motorizzati nell’arenile demaniale della località di Marina di Ravenna”, suscettibile di essere estesa al litorale di Punta Marina Terme, richiede innanzitutto di essere presentata ai cittadini in maniera retta e poi, soprattutto, di essere corretta nel punto più clamorosamente contestabile.

LE RAGIONI DI SICUREZZA
Va demistificato l’obiettivo dichiarato ripetutamente dal sindaco di consentire “l'agevole passaggio di pedoni e mezzi di servizio e/o di soccorso, al fine di evitare possibili fenomeni di intralcio e rischio per la pubblica incolumità e sicurezza”. Per questo, basta e avanza l’annuale ordinanza balneare della Regione Emilia-Romagna, la quale impone, da sempre, salvo eccezioni stabilite dal Comune,“il divieto di transito e sosta con qualsiasi veicolo ad eccezione dei mezzi destinati al servizio di polizia e di soccorso, di pulizia delle spiagge e di manutenzione pubblica” su tutto il demanio marittimo del litorale di competenza. Al riguardo, nulla abbiamo mai contestato e intendiamo contestare riguardo alle sanzioni sulla sosta abusiva negli stradelli. Il codice stesso della navigazione ammette al riguardo la rimozione forzata.
Se mai è pertinente l’altra finalità, dichiarata nell’ordinanza del sindaco,“di mantenere il decoro urbano ed ambientale e lo stato originario dei luoghi”, applicabile, in sostanza, più che agli stradelli, alle aree di pertinenza dei bagni. Infatti, l’ordinanza consente la sosta “esclusivamente nelle specifiche aree, retrostanti gli stabilimenti balneari, autorizzate ai titolari delle concessioni demaniali”. Qui non sono in gioco ragioni di sicurezza. I problemi, sorti l’anno scorso, sono stati l’informazione e la cartellonistica scarse e carenti, che hanno spesso indotto in errore gli utenti, e le delimitazioni degli spazi regolari di sosta affidate alla discrezione dei bagnini, spesso non chiare. A queste incongruenze, il sindaco sembra voler porre rimedio, provvedendo a correggere la segnaletica verticale posta lungo gli accessi alla spiaggia e avendo introdotto nell’ordinanza l’obbligo per i bagnini di porre adeguati cartelli sulle aree di sosta e di delimitarle con paletti e corde. Se questo avverrà correttamente, nessuno potrà opporsi alle multe, giacché le norme possono piacere o non piacere, ma, se formulate e applicate in modo appropriato, vanno osservate.

LE RAGIONI DI CASSA
Il sindaco ha invece due settimane scarse di tempo per correggere l’entità della multe, ostinatamente mantenuta in 206 euro, che lo espone ad una nuova serie di fondati ricorsi. Non andrebbe infatti applicato l’art. 1161 del codice della navigazione, che punisce chi “arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo”, bensì il 1174, che applica una sanzione di 51 euro quando “l’inosservanza riguarda un provvedimento dell’autorità in materia di circolazione nell’ambito del demanio marittimo”. Si tratta di una delle eccezioni sollevate dall’avv. Gianluca Alni nel ricorso inoltrato al Giudice di Pace su un verbale inflitto a lui stesso, che è stato annullato dal Giudice. In attesa di conoscerne le motivazioni, è illuminante la sentenza n. 17.178 del 2002 della Corte di Cassazione a sezioni unite, la quale, pur pronunciandosi sulla differenza tra occupazione abusiva ed esecuzione non autorizzata di opere nella zona di rispetto del demanio marittimo stesso, ha chiarito perfettamente che si ha occupazione abusiva di un bene demaniale marittimo quando il soggetto attivo lo occupa in maniera permanente, consistendo la condotta illecita nella presa di possesso del bene.

Questo è il significato di occupazione nella lingua italiana, che la Cassazione ha richiamato secondo l’interpretazione più coerente col significato proprio delle parole in connessione tra loro e con l’intenzione del legislatore (art. 12 delle preleggi). Perché il parcheggio di un veicolo possa chiamarsi presa di possesso dell’area impegnata e quindi occupazione, non basta certamente una sosta di ore nello stesso giorno, bensì un lasso di tempo prolungato che possa ritenersi permanente. Allo stesso modo, la sosta vietata di un veicolo su una strada o piazza non può certo configurarsi come un’abusiva presa di possesso di quell’area. Dato e non concesso che a questo autorevole pronunciamento della corte suprema di Giustizia, possa opporsi una diversa interpretazione degli uffici comunali, nulla vieta, nel ragionevole dubbio, che si opti per il buon senso. Per un divieto di sosta, ché di altro non si tratta, sia pure fissato dal codice della navigazione anziché dal codice della strada, applicare una sanzione di 206 euro, anziché quella ragionevole di 51, è roba da estorsione. Il modo peggiore di fare cassa.

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