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Società capitalistiche del comune, Ancisi: "Taglio farsesco dello 0,00002%"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Giovedì 26 marzo è andata in scena in consiglio comunale la farsa della "razionalizzazione" delle partecipazioni societarie del Comune di Ravenna. L'adempimento, imposto dal decreto 66 del 2012, avviene nel nome del programma presentato dall'ex commissario alla spending review (in sostanza = riduzione della spesa pubblica) Carlo Cottarelli, volte a ridurre a 1.000 la "giungla" (detto da lui stesso) di 8.000 società partecipate dagli enti pubblici locali in Italia. Questo obiettivo è stato entusiasticamente fatto proprio molte volte dal capo del governo Renzi. Ogni Comune deve dunque presentare entro il 31 marzo un piano di riduzione delle sue partecipazioni. Quello del nostro Comune, che coinvolge 14 società, produce, su un valore in cassaforte di circa 320.000.000 euro tra azioni e quote societarie possedute, un taglio di 8.508 euro, pari allo 0,00002% (piccolissime dismissioni azionarie in ERVET, società in liquidazione, e Banca Etica). Logico il voto contrario di Lista per Ravenna.

L'analisi di Cottarelli ha messo in luce l' utilizzo distorto e diffusamente illegalitario delle partecipazioni societarie pubbliche locali, documentando che il "Sistema Italia" è appesantito dall' inefficienza e dalla scarsa efficacia di molte, vero sperpero del denaro pubblico, la cui motivazione reale è di essere utilizzate spesso per eludere vincoli altrimenti inderogabili, come il patto di stabilità, o quelli sull' indebitamento, sul personale, sui contratti; cui si aggiungono i costi della politica, essendo largamente rivolte a soddisfare gli interessi delle parti (partiti, gruppi, persone) e non il bene comune, anche attraverso nomine che il più delle volte non premiano il merito, ma sono invece funzionali al soddisfacimento degli interessi, appunto, di parte (cfr Italia Oggi, 20.3.2015 e 5.10.14). L'ex commissario salverebbe dunque, pur indirizzandole verso un processo di profonda riorganizzazione, solo le società che gestiscono servizi in rete: a Ravenna: acqua, gas, rifiuti, trasporti.

Il progetto di Cottarelli è stato tradotto dal governo, dopo le sue dimissioni, in modo confuso ed edulcorato. Ma la sostanza resta, anche perché si tratta di ripristinare, in molti casi, la legalità, applicando norme di leggi italiane disattese, tuttora in vigore, quali il testo unico degli enti locali, la legge finanziaria del 2008, il decreto Bersani del 2006 ed altre, nonché il quadro normativo europeo.

Ogni piano di razionalizzazione delle società partecipate è sottoposto alla valutazione della Corte dei Conti. Alla luce anche solo del ripristino della legalità, prima che per l'opportunità, presenterò dunque alla Corte dei Conti stessa una mia memoria che sostiene, in contrapposizione col piano di Ravenna:

  • La soppressione di Ravenna Farmacie, perché esercita funzioni commerciali estranee alle funzioni dei Comuni e potendo le farmacie comunali essere gestite, mantenendo i poteri di indirizzo e di controllo al Comune, tramite gara d'appalto;
  • la soppressione di ASER, perché il servizio di pompe funebri è estraneo alle funzioni dei Comuni;
  • la soppressione di Azimut, società a capitale privato per il 40%, perché gestisce servizi del Comune affidabili solo a società totalmente pubbliche;
  • la rinuncia alla partecipazione in SAPIR, perché operatore portuale privato, estraneo alle funzioni dei Comuni;
  • la rinuncia alla partecipazione in Angelo Pescarini-scuola arti e mestieri, perché la formazione professionale è competenza della Regione;
  • rinuncia alla partecipazione in STEPRA, perché in liquidazione, avendo un debito tra 2 e 3 milioni.

La maggioranza ha bocciato il mio emendamento secondo cui Azimut dovrebbe immediatamente risolvere il contratto di gestione del ponte mobile perché stipulato con l'Autorità Portuale in violazione del decreto Bersani del 2006, e perciò nullo per esplicita disposizione del decreto stesso. Sottoporrò la materia, che troppo a lungo ho denunciato invano pubblicamente, alla Procura della Repubblica di Ravenna.

Alvaro Ancisi, capogruppo Lista per Ravenna

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