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Domenica, 22 Maggio 2022
Politica

"Nell'Ateneo di Bologna le tasse universitarie sono fuori legge"

Secondo i dati pubblicati dall'Unione degli universitari (UDU), l'ateneo di Bologna, di cui è parte il polo di Ravenna, è tra quelle "fuorilegge per l'eccesso di tassazione imposta ai propri iscritti"

Secondo i dati pubblicati dall’Unione degli universitari (UDU), l’ateneo di Bologna, di cui è parte il polo di Ravenna, è tra quelle “fuorilegge per l’eccesso di tassazione imposta ai propri iscritti”. Lo fa notare il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, riferendosi al decreto 306 del 1997, il quale stabilisce che l’ammontare complessivo delle tasse universitarie versate da tutti gli studenti di un  ateneo non può superare il 20 per cento del Fondo di finanziamento ordinario erogato allo stesso dallo Stato.

Una sentenza del TAR della Lombardia – fa notare Ancisi - ha condannato l’università di Pavia a restituire agli studenti, causa violazione di tale norma, quasi due milioni di euro “abusivi”. Infatti, la somma delle tasse richieste da tale ateneo ai propri iscritti era pari al 24,1 per cento del finanziamento statale. L’università di Bologna è messa anche peggio, col 28,4 per cento.

“Al problema di legge si aggiunge un problema ancora più di sostanza – fa notare Ancisi -, perché la media della tassazione imposta dalla nostra università è di 1.375 euro, tra le più alte in Italia, che, se venisse rispettata la legge, scenderebbe a 968, con un risparmio medio pro-capite di 407 euro, non indifferente con questi chiari di luna”.

“Appare scontato che qualsiasi ricorso al TAR da parte di un soggetto che ne abbia l’interesse legittimo (l’UDU per primo) avrebbe come effetto la condanna dell’ateneo bolognese al risarcimento – segnala il capogruppo di ‘Lista per Ravenna’ -. Il Comune di Ravenna non può essere indifferente, al di là dell’obbligo di legge, alla necessità che agli studenti potenzialmente interessati ad iscriversi nel polo ravennate sia richiesto il pagamento di tasse non esose, giacché questo fattore incide sulla sua attrattiva e quindi sulle iscrizioni. Tanto più che la città ha contribuito e contribuisce essa stessa direttamente, in particolare tramite l’amministrazione ravennate e la Fondazione Flaminia, con onerosi investimenti e carichi amministrativi e gestionali, alla sostenibilità economica della propria offerta universitaria”.

Ancisi chiede al sindaco “se e come intende intervenire ed adoperarsi affinché il livello della tassazione che grava sugli studenti universitari del nostro ateneo sia ricondotto a legalità ed equità, non escludendo, in ultima analisi, che il Comune di Ravenna assuma esso stesso l’iniziativa di ricorrere al TAR”.

I vicesindaco con delega all’Università Giannantonio Mingozzi risponde: “A differenza di quanto accade in molti altri atenei italiani, negli ultimi quattro anni le tasse degli studenti dell’università di Bologna, e quindi della sede di Ravenna, non sono state aumentate, salvo l’adeguamento Istat. Il limite previsto dal dpr 97 citato da Ancisi, che stabilisce che il rapporto fra tasse universitarie e il fondo di finanziamento del ministero non può superare il limite del venti per cento, va aggiornato ai costanti tagli operati al fondo, che ovviamente, diminuendo, provoca lo sforamento della percentuale del venti per cento, anche in costanza della somma richiesta per tasse e contributi. Questo è un tema da chiarire con il Miur, così come va chiarito come debba essere calcolata la percentuale del venti per cento e quali fattori debbano rientrare nel calcolo: nel caso degli studenti dell’ateneo di Bologna, se calcolassimo solo le tasse degli studenti in corso, la percentuale già ora si avvicinerebbe al limite di legge; e inoltre i dottorandi e gli studenti del terzo ciclo rientrano nel calcolo? Come si vede la confusione normativa è evidente".

"Devo dire al consigliere Ancisi che gli stessi studenti del consiglio studentesco hanno condiviso gli orientamenti assunti dall’ateneo, in considerazione del fatto che le risorse acquisite sono usate in modo diretto e trasparente, solo per i servizi agli studenti e per il diritto allo studio, vale a dire che le somme pagate dagli studenti ritornano indivise per la collettività degli studenti stessi. Voglio altresì ribadire che tutti i finanziamenti di tasse e contributi, a Bologna come a Ravenna, sono investiti in servizi didattici e nuovi investimenti per il diritto allo studio o, come si prevede nella nostra città, per il miglioramento di palazzo Corradini e per affrontare l’emergenza aule di Scienze ambientali.  - conclude il vicesindaco - Tutto questo con il contributo della Fondazione Flaminia, attraverso un’offerta universitaria che fa sì che a Ravenna gli studenti, ormai quattromila, aumentino sempre di più ogni anno. E’ escluso che il Comune possa ricorrere al Tar, ma noi faremo il possibile per collaborare con l’Università affinché il ministero definisca con precisione le modalità di calcolo dell’indice; l’attività di supporto ravennate serve soprattutto a far sì che non vi siano ripercussioni sulla qualità dei servizi erogati qualora il Miur non trovasse le specifiche risorse per riportare il fondo di funzionamento ordinario a livelli più accettabili”.
 

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