Turismo in crisi post-Covid: "Danni enormi, serve un piano straordinario"

Il turismo è sicuramente uno dei settori maggiormente colpiti dall’esplosione dell’emergenza sanitaria. I danni sin qui già registrati sono enormi

Il turismo è sicuramente uno dei settori maggiormente colpiti dall’esplosione dell’emergenza sanitaria. I danni sin qui già registrati sono enormi. "Solo nel primo trimestre 2020 per l’intera filiera in Italia si stima una perdita di 15,6 miliardi di euro - spiegano Alleanza di Centro, Azione, Italia in Comune, Italia Viva, Più Europa e Partito Repubblicano Italiano - Al termine del secondo trimestre le perdite stimate potrebbero arrivare a 25,3 miliardi pur considerando una graduale ripartenza degli spostamenti e dei viaggi. Si tratta di un valore enorme, considerato anche che nel 2019, in presenza di una stagione turistica ordinaria, il fatturato realizzato aveva sfiorato i 57 miliardi di euro. La perdita più consistente riguarderà il settore della ricettività (-13 miliardi di euro) ma il crollo del fatturato investirà in ogni caso tutta la filiera: la ristorazione (- 6,9 miliardi di euro), lo shopping turistico (-6,1), i trasposti turistici gestiti da imprese private (-6,7), le agenzie di viaggio con (-2), la cultura (-2,7) e le escursioni e il turismo esperienziale (-3). Le misure previste nel cosiddetto “decreto Rilancio” sono certo utili, ma non sono sufficienti per il settore (alcune devono ancora essere normate, altre sono farraginose); occorre mettere in campo un vero piano straordinario che raccolga le energie di tutti i soggetti in campo: dall’Unione europea, allo stato, alle regioni ed ai comuni. Anche nella realtà romagnola è prevista una fortissima flessione, superiore al 40 per cento (secondo Unioncamere) per i comparti maggiormente legati all’industria turistica, con punte ancora più gravi sul versante dei trasporti turistici, dei servizi (guide, noleggi, agenzie viaggio, spettacoli, ecc.) e della ricettività".

"Per questo - continuano - chiediamo che, parlando della nostra realtà comunale e di Destinazione si mettano in campo subito alcune azioni: predisposizione di un fondo per strutture ricettive, servizi turistici e commercio nella misura del 50% dell’Imposta di soggiorno, in modo da poterla utilizzare in ogni caso come sostegno diretto all’economia locale; inizio di una discussione concreta su come remunerare la fuoriuscita di strutture ricettive, commerciali e logistico-turistiche che oggi rischiano di uscire dal mercato, chiudere e contribuire alla desertificazione del territorio turistico; fino anche alla concessione (a determinate condizioni) dello svincolo alberghiero condizionato ad un nuovo utilizzo dei beni esistenti (servizi, nuove imprese, accorpamenti, ecc); definizione con urgenza di un progetto serio e condiviso di valorizzazione anche della ricettività extra-alberghiero che passi però dalla definizione di chiari standard di qualità e di fedeltà normativa e fiscale (ad esempio con l’istituzione del codice identificativo unico per gli appartamenti); promuovendo le necessarie modifiche anche alla normativa regionale di settore. Il turismo del nostro comune ha bisogno di ragionamenti ampi e di filiera che non possono limitarsi alle attività promozionali, pur importanti, ma che devono incidere nella definizione di politiche attive a favore delle imprese e nella costruzione di un “ambiente” organizzativo, territoriale e logistico pensato di più “a misura di turista”.

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