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Martedì, 17 Maggio 2022
Politica

"Vietiamo il burqa nei luoghi pubblici": la proposta shock della Lega Nord

E' la richiesta dei consiglieri comunali del Carroccio Gianfilippo Nicola Rolando e Learco Tavoni, che hanno presentato un ordine del giorno al consiglio comunale

"Il sindaco vieti il burqa nei luoghi pubblici". Richiesta "shock" quella dei consiglieri comunali del Carroccio Gianfilippo Nicola Rolando e Learco Tavoni, che hanno presentato un ordine del giorno al consiglio comunale col quale chiedono un’ordinanza "che vieti su tutto il territorio comunale l’uso di abbigliamento che possa impedire o rendere difficoltoso il riconoscimento della persona su tutto il territorio comunale, quali copricapo che nascondono integralmente il volto piuttosto che caschi non omologati secondo i dettami del codice della strada".

"Le esigenze di tutela della sicurezza, accresciute in maniera esponenziale negli ultimi anni dopo i tragici attentati terroristici di matrice islamica – spiegano gli esponenti della Lega – sommate al triste primato che vede in Ravenna la capitale italiana dei foreign fighters, essendo la nostra città quella dove sono transitati in percentuale più alta i guerriglieri jihadisti, rendono necessaria questa richiesta. Del resto la nostra richiesta è più che legittima, poggiando sul Decreto ministeriale 23 aprile 2017, che dispone che “in Italia non sono accettabili forme di vestiario che coprono il volto perché ciò impedisce il riconoscimento della persona e la ostacola nell’entrare in rapporto con gli altri”. Tanto più che anche secondo il dettame della Corte Costituzionale “l’ordine pubblico, essendo un valore costituzionalmente protetto, quale patrimonio dell’intera collettività, rende costituzionalmente legittime le norme che effettivamente, ed in modo proporzionato, siano rivolte a prevenire e a reprimere i turbamenti all’ordine pubblico (intesi come insorgere di uno stato concreto ed effettivo di minaccia all’ordine legale mediante mezzi illegali idonei a scuoterlo) eventualmente anche mediante la limitazione di altri diritti costituzionalmente garantiti". Non si pensi alla richiesta di un'ordinanza di matrice razzista: la norma che vieta il mascheramento risale infatti ai cosiddetti “anni di piombo”, nei quali accadeva di frequente che si commettessero omicidi con il volto nascosto da un passamontagna o mascherato durante il periodo del carnevale".

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