Voto ai minorenni, Orselli (LpR): "Tentativo di accaparrarsi voti freschi dai cittadini più acerbi"

"Io per primo, coi miei 22 anni, non mi considero un adulto maturo, perché ho molto ancora da imparare. Figuriamoci chi si affaccia alle proprie responsabilità nei panni dell’adolescenza" dice Orselli

"L’ex premier Enrico Letta ha avanzato la proposta di estendere il voto elettorale ai sedicenni, su cui è subito salito il sindaco di Ravenna, mentre la nuova maggioranza giallorossa di Governo sembra volerne far legge modificando l’art. 48 della Costituzione. Ne sono poco convinto, apparendomi più che altro un tentativo di accaparrarsi voti freschi dai cittadini più acerbi". A parlare sul voto ai minorenni è Christian Orselli, responsabile giovani di Lista per Ravenna

"Nella maggior parte dei casi, avere 16 anni vuol dire che sei nell’età dello sviluppo, delle prime serate fuori casa e delle prime esperienze autonome dalla famiglia, nella quale spesso prevalgono l’istinto e le emozioni. Non voglio dire che sia sempre sinonimo di immaturità, poiché certi minorenni possono essere anche più “adulti” di tanti maggiorenni, ma che la formazione di un’idea politica richiede un percorso che ogni adolescente deve fare da sé, sulla base delle proprie acquisizioni ed esperienze personali. A questa età, è più facile farsi suggestionare da ciò che pensano gli altri o che fanno gli amici o i “grandi”, facendosi trainare nella scelta politico/elettorale da chi si ha al fianco, familiari compresi. Si richiederebbe invece la cognizione di cosa significa compiere questo “rito di passaggio”, avendo acquisito le conoscenze e gli elementi di valutazione necessari" dice Orselli. 

"Bisogna ammirare molto le grandi battaglie fatte dagli studenti sulle piazze per la salvaguardia dell’ambiente, ma bisognerebbe vedere quanti sanno perché sono lì, cosa stanno facendo e per che cosa. Non basta essere attratti da un fenomeno mediatico di massa sollevato su valori di altissimo profilo per il futuro stesso del genere umano, giacché la sola partecipazione a queste manifestazioni non significa aver maturato il convincimento necessario perché diventino un patrimonio proprio e ancor meno un proprio stile di vita. La stessa considerazione può essere applicata ad ogni prematuro “trascinamento” al voto politico. Non credo infatti che i sedicenni, per quanto possano ascoltare i telegiornali o qualche conversazione tra adulti, siano per la più parte in grado di esprimere con chiarezza, attraverso il voto, una propria identità politica ancora tutta da sviluppare. Si dia loro tempo perché compiano il giusto percorso, leggendo, informandosi, riflettendo, confrontandosi. Compiendo la maggiore età, che non a caso significa diventare pienamente responsabili delle proprie azioni, potranno entrare nella cabina con maggiore opportunità di rappresentare nel proprio voto un pensiero politico scevro da condizionamenti esterni"

"Parlando con molte persone, giovani di varie età compresi, tutte si sono trovate d’accordo con me nel considerare come 16/17 anni siano generalmente insufficienti per sapere bene ciò che si fa. Io per primo, coi miei 22 anni, non mi considero un adulto maturo, perché ho molto ancora da imparare. Figuriamoci chi si affaccia alle proprie responsabilità nei panni dell’adolescenza" ha concluso

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