"Niente più 'parti indolori' in ospedale": i consiglieri lanciano l'allarme

A lanciare un grido d'allarme sono i consiglieri del Gruppo Misto Emanuele Panizza e Marco Maiolini, che esternano le loro preoccupazioni in merito all'ospedale di Ravenna

"L'Ausl vuole togliere l'equipe medica dedicata alla partoanalgesia in tutti i presidi della Romagna". A lanciare un grido d'allarme sono i consiglieri del Gruppo Misto Emanuele Panizza e Marco Maiolini, che esternano le loro preoccupazioni in merito all'ospedale di Ravenna. "La fama di eccellenza che nel tempo il servizio di partoanalgesia di Ravenna si è meritato ha fatto sì che il numero dei parti sia notevolmente aumentato nel corso degli anni, con una riduzione dei tagli cesari del 8/9% - spiegano i due consiglieri d'opposizione - L’ospedale di Ravenna è passato dai circa 950 parti all'anno del 2008 ai circa 1.550 del 2017, di cui un terzo sono cesarei e un terzo vengono eseguiti con procedura di parto indolore (la partoanalgesia appunto, ndr). L'equipe medica dedicata a eseguire la terapia antalgica conta nove unità, pertanto eseguono in media sulle 60 procedure all'anno. A Ravenna questo taglio comporterebbe l'accorpamento dei nove medici al più generico servizio di anestesia, che già conta 28 unità. E' facile fare i conti: 37 medici per circa 560 parti indolore annui fa risultare una media di circa 15 procedure a testa, ben al di sotto dei 40 stabiliti per legge per rispettare la 'clinical competence'.

Gli scenari che si possono aprire, secondo Panizza e Maiolini, sono diversi e tutti negativi: "Medici che sono consapevoli di non avere l'adeguata competenza clinica che si rifiutano di eseguire tale tipo di procedura per evitare possibili denunce; medici che non sono preparati ad affrontare situazioni d'emergenza e conseguente grave rischio per la salute della mamma e della sua creatura; mamme che non avendo la garanzia che tale procedura venga eseguita da personale medico specializzato decidono di fare il parto cesareo (con notevole aggravio di costi per la sanità pubblica, oltre al disagio e ai possibili rischi che comporta tale soluzione); mamme che loro malgrado decideranno di affidarsi a strutture private, che come facilmente prevedibile si premuniranno di offrire il servizio dietro il pagamento di laute parcelle".

I due consiglieri chiedono dunque al sindaco, in una interrogazione, di farsi spiegare dall'Ausl "la ratio di tale immotivata decisione (che tra l'altro discorda con i propositi enunciati dalla Regione Emilia-Romagna che sono quelli di mantenere un elevato livello di assistenza sanitaria) e se sia intenzionato a usare tutto il suo peso politico per far riconsiderare la questione ad Area Vasta Romagna, a garanzia di tutte le mamme che scelgono la partoanalgesia".

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