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La proposta: "Mense scolastiche troppo care: consentire di portare il pasto da casa"

"Basta avere un reddito Isee superiore a 6.000 euro per pagare, nelle scuole dell’infanzia, da 78,77 euro fino a 151,77 mensili, e nelle scuole per più grandi da 4,03 euro a 7,20 per singolo pasto"

Il Consiglio di Stato lunedì ha definitivamente annullato, respingendo il ricorso del Comune di Benevento contro una sentenza del Tar della Campania, le deliberazioni della stessa amministrazione comunale che vietavano agli alunni il consumo, nei locali della refezione scolastica, di cibi diversi da quelli forniti dalla ditta appaltatrice del servizio. La sentenza giunge a distanza di oltre due anni da quella della Corte di Appello di Torino, che aveva anch’essa riconosciuto agli studenti il diritto di portarsi il pranzo da casa e di consumarlo nel refettorio con i compagni.

"E' stato il Ministero dell’Istruzione ad impartire agli uffici scolastici di tutte le regioni, già per l’anno scolastico in corso, una direttiva che ammette tale diritto, chiedendo soltanto che si ponga attenzione a prevenire situazioni di criticità, evitando in particolare, come indicato dal ministero della Salute, lo scambio di alimenti - spiega il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - Dalle nostre parti, essa non ha tuttavia avuto alcun seguito, nonostante il regolamento del servizio di ristorazione scolastica vigente nel Comune di Ravenna, applicandosi non solo ai nidi e alle scuole dell’infanzia comunali, ma anche a tutte le scuole statali fino a quelle secondarie di primo grado, prescriva che “non è consentito consumare pasti non forniti dal Comune nei locali mensa”.

Lista per Ravenna monitorava da tempo l’evoluzione di questo problema. "Nel 2011, raccogliendo le proteste delle famiglie di una scuola elementare, si oppose, per esempio, all’obbligo che i bambini consumassero, senza alcuna alternativa che pranzare solo con un frutto, un “menù etnico” costituito da un piatto unico di riso, carne e verdure dal sapore sgradito a molti - prosegue Ancisi - D’altra parte, il ricorso al menù unico e a piatti tipici regionali ed etnici, che oggi è diventato sistematico, è scelta condivisibile, purché appunto non venga imposta vietando perfino alle famiglie di provvedervi in proprio. Occorre anche tener conto che le alte tariffe del pasto scolastico a Ravenna non convengono alle famiglie, per molte delle quali risultano troppo pesanti sul proprio bilancio mensile. Basta avere un reddito Isee superiore a 6.000 euro per pagare, nelle scuole dell’infanzia, da 78,77 euro fino a 151,77 mensili, e nelle scuole per più grandi da 4,03 euro a 7,20 per singolo pasto. Lista per Ravenna ha più volte dimostrato come il prezzo pagato dal Comune all'azienda appaltatrice del servizio sia tra i più elevati in assoluto, per via di gare d’appalto, da noi fortemente contestate, che ostacolano la concorrenza".

Per questo il consigliere d'opposizione chiede al sindaco, tramite un'interrogazione, "se ritenga di predisporre una modifica del regolamento comunale del servizio di ristorazione scolastica, nel senso di consentire agli alunni il consumo, nei locali in cui si svolge la refezione scolastica, di cibi diversi da quelli forniti dalla ditta appaltatrice del servizio, riservando all’apparato dirigenziale, titolare delle funzioni gestionali dell’amministrazione comunale, di definirne le modalità".

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