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Epifania di Romagna: miti, superstizioni e usanze dei ravennati per la Befana

Riti e credenze popolari accompagnano da sempre la data del 6 gennaio e anche il territorio romagnolo possiede i suoi proverbi e le sue leggende

Arriva l'Epifania e tutte le feste si porta via. Proprio così: per molti l'Epifania è solo il giorno che mette fine al periodo natalizio, ma in realtà è molto di più. Al di là del suo significato religioso, attorno all'Epifania gravita tutto un insieme di usanze, modi di dire, superstizioni e vere e proprie credenze popolari.

Il territorio ravennate in questo non fa eccezione e possiede un bel carico di tradizioni legate al giorno o alla vigilia del 6 gennaio. Dalla Befana al Niballo, dalle previsioni meteo alle leggende, l'Epifania per il folklore romagnolo è molto più di un semplice giorno di festa sul calendario.

La Befana 

Ed è giusto partire proprio da lei: la Befana. Regina della notte fra il 5 e il 6 gennaio, questa strega è l'emblema più conosciuto in Italia legato alla festa dell'Epifania. Il suo nome, in effetti deriva proprio da una trasformazione della parola "epifania" che nel corso dei secoli è divenuta "bifanìa", "befanìa" e quindi "Befana". Probabilmente di origine celtica, questa creatura pagana fu prima condannata e poi gradualmente accettata dalla Chiesa cattolica.

E qualcosa della tradizione cattolica deve essere sopravvissuta: infatti proprio come i Re Magi (e anche come Santa Lucia) la Befana di notte porta tanti doni ai bambini dentro lunghe e capienti calze. Ma solo ai bambini buoni, perché agli altri tocca il carbone. Omaggiata da vari artisti, fra cui il poeta Giovanni Pascoli e lo scrittore Gianni Rodari (dal cui racconto è stato tratto il lungometraggio animato "La freccia azzurra"), la Befana è ormai una tradizione imprescindibile per tante famiglie d'Italia.

La superstizione romagnola

Ma anche tralasciando la Befana, non mancano gli aspetti soprannaturali legati al giorno dell'Epifania, che i ravennati chiamano anche "Pasquetta" (da non confondere con il Lunedì dell'Angelo). Un'antica tradizione romagnola, infatti, vuole che nella notte dei 6 gennaio gli animali acquisiscano la facoltà di parlare. Di qui il detto: "Par la nott d'la Pasquetta e' scor e' ciù e la zvèta", ovvero, "Nella notte dell'Epifania parlano l'assiuolo e la civetta".

Pare però che ascoltare la voce del proprio animale fosse infausto o addirittura mortale per il padrone. Proprio per questo, in occasione dell'Epifania agli animali toccava una abbondante razione di cibo e tante altre cure e attenzioni, così da evitare sventure.

Par Pasquetta...

La tradizione popolare, da sempre legata a filo stretto con le usanze del mondo contadino, non tralasciava il fatto che in seguito al solstizio d'inverno (21 dicembre) le giornate ricominciano lentamente ad allungarsi. Da qui nasce il proverbio romagnolo "Par Pasquetta... un'uretta", nel senso che si torna a guadagnare qualche minuto di luce, anche se prima di guadagnare un'ora di sole alla nostra latitudine servirà aspettare ancora un po'.

Le credenze popolari però non si fermano qui. Pare infatti che dai primi giorni dell'anno si riesca a determinare il buono e il cattivo tempo del resto dell'anno. Infatti la tradizione tramanda che i primi 12 giorni di gennaio corrispondano ciascuno a un mese. L'Epifania quindi corrisponderebbe al mese di giugno e una bella giornata di sole dovrebbe regalare ai romagnoli una bella apertura della stagione estiva.

Ma questa credenza ha anche un proverbio che la pensa in maniera diversa. Infatti alcuni dicevano "Nuvolo per la Paquetta, buon anno ci aspetta". Insomma, ciascuno scelga il detto che preferisce, oppure si limiti a ricevere ciò che la natura dispone.

La Nott de Bisò a Faenza

Tante naturalemente sono le feste organizzate in tutto il territorio romagnolo per l'Epifania. A Forlì e a Civitella si può assistere alla "calata" della Befana dall'alto di torri e campanili, mentre a Pinarella per il 6 gennaio è di rito il tuffo della Befana. Ma un'altra festa molto sentita per la vigilia dell'Epifania è la Nott de Bisò a Faenza.

Purtroppo rimandata nel 2021 a causa dell'emergenza Covid, tutti gli anni faentini e non si danno appuntamento in piazza per partecipare a questa notte di festa e folklore. In questo caso non c'è spazio per la Befana, quanto per la grande e grossa effige di un guerriero saraceno, soprannominato Niballo. Il Niballo prende posto al centro della piazza, mentre tutto il pubblico si diverte fra musica, vin brulè e specialità gastronomiche.

Il momento clou però è a mezzanotte, quando si assiste all'antica tradizione del rogo del Niballo. L'enorme fantoccio, infatti, viene vestito coi colori del rione vincitore del Palio del giugno precedente, e lo stesso Rione ha il diritto di bruciarlo. Tutti assistono con meraviglia al grande incendio aspettando di vedere in che direzione cadrà la testa, così da scoprire quale rione sarà "benedetto" da un anno fortunato.

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