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Fotografare la staticità del lockdown: anche due ravennati nel progetto "A Long Sunday"

L’idea è stata quella di documentare l'atemporalità del lockdown primaverile. Tra i 14 partecipanti anche i ravennati Marco Caselli ed Erica Babini

Un progetto senza confini, se non quelli imposti dal lockdown. Nasce così "A Long Sunday", un'iniziativa che si colloca in quella situazione straniante che ha caratterizzato la prima ondata di Covid-19, nella quale le giornate sono diventate ripetitive e simili tra loro e avvolte in un manto di silenzio. L'ideatrice è Chiara Vannoni che, questa prospettiva, ha cercato chi utilizzasse come lei la fotocamera Ferrania Eura e potesse leggere con occhi diversi lo stesso momento, creando così il Collettivo Longsunday.

L’idea è stata quella di documentare questi attimi assecondandone l'atemporalità per descrivere un momento inedito con uno sguardo antico. Come una lunghissima e deserta domenica pomeriggio in cui quattordici appassionati di fotografia hanno ripreso in mano la loro Eura. Questa piccola e leggera macchina fotografica del 1959 è stata la chiave per accompagnare l’attesa. A ciascuno è stata data la totale libertà espressiva per tecniche o scelte di soggetti. L’unica regola, senza infrangere quelle già vigenti, è stata quella di leggere il presente tramite questo mezzo per osservare ciò che era vicino o dentro di noi.

L’opera finale, che vede il contributo di quattordici appassionati di fotografia, è ricca di sfaccettature e rimandi che non vogliono essere esaustivi ma costituire piuttosto una memoria, un diario di viaggio di un periodo in cui non ci si poteva muovere. Sono Marco Caselli ed Erica Babini i ravennati che hanno fotografato alcuni luoghi del circondario. 
 

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