Il ravennate Dtj canta "Gli Invincibili". Tra rinascita e confessione, l'emozionante dedica a suo padre

Il giovane cantautore: "Insieme siamo caduti, ma siamo riusciti a rimetterci in piedi e camminare. Desideravo raccontare a mio padre una parte di me che non conosceva"

Dopo la discesa inesorabile verso il buio, deve esserci una risalita. Bisogna ripartire da sè stessi, dai propri affetti e dai propri sogni. Bisogna essere "invincibili". Fresco di laurea, il cantautore Tommaso Sangiorgi, in arte Dtj, ha pubblicato lo scorso 19 novembre il suo nuovo singolo, intitolato appunto "Gli Invincibili", una canzone di rinascita e allo stesso tempo una confessione. Ma soprattutto il nuovo brano del cantante 24enne, nato a Bologna ma che da anni vive a Ravenna, è una dedica al padre. Un emozionante messaggio di riscossa dopo aver rischiato di vedere la propria vita sgretolarsi in mille pezzi.

Da dove viene il nome d'arte Dtj?
E' un nome un po' strambo, lo riconosco. E' partito tutto fra i banchi di scuola. Già mia mamma mi aveva trasmesso la passione per la musica, facendomi ascoltare tante canzoni, a cominciare da quelle di Lucio Battisti. Alle superiori però è nata l'esigenza di esprimermi. Facevo il dj tra feste ed eventi, quando mi son chiesto: "Perchè non scrivere le mie canzoni invece di mettere su quelle degli altri, e comunicare a tutti il mio vissuto, quello che sento. Proprio a scuola nasce il mio primo nome d'arte: DecaTomJo. Durante una serata al Bronson, però, la presentatrice si trovò in difficoltà a pronuciare quel nome, da lì ho deciso di utilizzare l'acronimo Dtj. E ho anche iniziato a mettere in melodia la mia musica in compagnia del mio amico Francesco Miserocchi.

Negli anni con il tuo progetto solista sono usciti diversi singoli.
Sì, ci sono stati prima "Cambia il senso", poi "Una canzone ci salverà", due anni fa "Vorrei cantarti una canzone" e ora "Gli Invincibili". Ci ho messo sempre un po' a sfornare nuovi pezzi. Per scrivere prima ho bisogno di vivere. Se non posso mettermi a riflettere sulla mia vita non posso scrivere. Non scrivo a comando, devo sentire le emozioni.

Parlaci di "Gli invincibili": da dove hai tratto la tua ispiazione per il brano?
Il brano è nato da un periodo strano. Due anni fa mio padre non stava benissimo e molte cose stavano crollando attorno a me. Non riuscivo a stare al passo con l'università, non riuscivo più a mettere insieme tutti quei pezzi della mia vita. Invece di reagire mi sono abbattuto. L'università stava andando in fumo, volevo lasciar perdere tutto. Passavo giornate intere sul divano a guardare un muro e poi passavo delle serate sregolate. Non era un modo per scappare, avevo un problema nei confronti di me stesso.

E poi cos'è successo?
Ho pensato a mio padre. Ho pensato: "Quante volte gli ho detto che gli voglio bene?". Da lì è successo qualcosa, mi son detto "svegliati". Da lì la rinascita ed è partito tutto dalle canzoni. Le mie rinascite vengono sempre dalle canzoni. Così è arrivato il brano "Gli invincibili". Io sono caduto e mio padre è caduto, ma siamo invincibili, e siamo riusciti entrambi a rimetterci in piedi e camminare. Oltre a essere una dedica a mio padre è anche una confessione di quel periodo, di quello che facevo. Mio padre ovviamente sapeva qualcosa di quel che mi stava accadendo, ma non sapeva tutto. Desideravo esprimere a mio padre una parte di me che non conosceva. Era importante condividere una cosa del genere assieme. E dedicarla a lui.

E ora quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Quando ero ragazzo sognavo di diventare un cantante professionista. Poi mi sono reso conto che per quanto una passione sia forte è difficile arrivare a quel punto. Quindi ora penso allo studio e a garantirmi un futuro. Ma di certo non mancherà la musica nella mia vita. Quando scrivi una canzone, soprattutto quando affronti dei temi sociali, riesci a creare un legame con le altre persone. Ed è bellissimo quando ti arriva il messaggio di persone che dicono "L'ho vissuto anch'io". Quindi continuerò a fare canzoni, tenendo i piedi per terra.

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