Il monsignore e l'enciclica papale: Ravenna e Dante 2021, una storia iniziata un secolo fa

Per scoprire le radici delle celebrazioni del Sommo Poeta si deve fare un salto indietro nel tempo di almeno cento anni, all'epoca di mons. Giovanni Mesini, “il prete di Dante”

Foto M. Argnani

Con la visita del presidente della Repubblica Mattarella e la cerimonia dell'olio, è iniziata ufficialmente la cavalcata di Dante 2021, la grande manifestazione che vede Ravenna impegnata nella celebrazione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri. Un momento culturale di altissimo livello per la città che rende omaggio al Sommo Poeta che, proprio a Ravenna, visse e diede vita a parte della sua opera immortale. Ma forse non tutti sanno che questa grande tappa del settimo centenario dantesco nella città dei mosaici è frutto di un impegno che ha preso il via cento anni fa.

Insomma, prima di Dante 2021, c'è stato un Dante 1921: la prima importante iniziativa per celebrare il Sommo Poeta a Ravenna che nacque sotto la spinta di monsignor Giovanni Mesini, passato poi alla storia come “il prete di Dante”. Ma chi era questo religioso?

Figura di spicco del mondo cattolico e culturale ravennate, monsignor Giovanni Mesini era originario di Campotto di Argenta, dove era nato nel 1879, ma è sempre vissuto a Ravenna, città che ha molto amato e alla quale ha dedicato tutte le sue energie. Ordinato sacerdote nel 1901 Giovanni Mesini divenne professore del seminario ravennate, dove ebbe come allievo anche don Giovanni Minzoni, e si interessò al mondo culturale ravennate, interessandosi in particolare alla figura di Dante Alighieri.

targa Mesini-2

Mons. Mesini fu profondo conoscitore del Sommo Poeta, e decise di onorarlo con numerose pubblicazioni, con cicli di "letture dantesche" e soprattutto promosse le solenni celebrazioni del Centenario del 1921. Quello che però in pochi sanno è che l'impegno di Mesini andò ben oltre i confini ravennati. Come testimonia l'ex parlamentare e studioso del mondo cattolico Aldo Preda, "il 30 aprile del 1921 papa Benedetto XV scrisse l’enciclica 'In praeclara summorum' per ricordare Dante in occasione del sesto centenario della morte e la sollecitazione gli veniva da Mons. Mesini, che aveva conosciuto personalmente il Papa, quando questi era Arcivescovo di Bologna".

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Oltre alle solenni celebrazioni per il sesto centenario della morte di Dante, Mesini promosse inoltre il restauro della Basilica di San Francesco a Ravenna, alle spalle della tomba del Sommo Poeta. In seguito alla seconda guerra mondiale  Mesini fu Rettore della Basilica di S.Apollinare Nuovo e si impegnò per la ricostruzione di alcuni monumenti ravennati. Per la sua attività gli furono conferite numerose onorificenze ed incarichi culturali. Si spense l'8 maggio 1969 ed è oggi sepolto nel Santuario della Celletta di Argenta.

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