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"Otto di Marzo", la ballata di Carlo Nava dedicata alle donne di Cervia

La Festa della donna è una buona occasione per rileggere i versi del poeta e scrittore scomparso nel 2013

In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, si riscoprono i versi del grande scrittore e poeta Carlo Nava, scomparso nel 2013, che dedicò alle donne di Cervia la straordinaria ballata "8 di Marzo". Carlo Nava fu tra l'altro l'ideatore del monumento dedicato ai pescatori cervesi e alle loro famiglie, inaugurato l'11 maggio 2013, in occasione dell'intitolazione del porto di Cervia a Giovanni Paolo II, in ricordo della sua partecipazione allo Sposalizio del Mare dell'11 maggio 1986.

Di seguito la Ballata per le donne di Cervia, scritta da Carlo Nava.

Chi di voi conosce
le donne di Cervia,
quelle di ieri,
quando l’8 di marzo
era un giorno come un altro
e mimosa
il nome di un fiore
che non cresce da queste parti?

8 di marzo nell’aria
un sentore di primavera.
Le prime viole si affacciano timide
nelle prode dei fossi.

Donne di Cervia,
donne di pineta.
In bicicletta a far legna,
una piccola sega,
quattro braccia di corda.
Nelle notti d’inverno,
nelle camere buie,
avevan sentito gli schiocchi
dei rami dei pini
che il gelo e la neve pesante
spaccavano.
Ora era tempo di farne fasci
e d’inarcar la schiena
per caricarli in bilico
fra manubrio e sella.

Donne della via Malva
dagli occhi attenti
che al varco
del Camposanto
non ci fosse il Guardiano
a render vana quella fatica.

Io vi ricordo passare,
la bicicletta a mano
ricordo gli enormi carichi di “pelo”
traboccanti dai sacconi di juta.
In ogni corte
una piccola meda.
In ogni casa, la sera,
sotto il treppiede,
bruciavano manciate
di aghi rossicci
a scaldare teglie per la piada,
a mandare intorno
volute di fumo odoroso.

Donne di Cervia,
donne di salina,
facce bruciate
dalla vampa del sole,
dal bagliore del sale.
Raschiare, stendere,
portare, ammucchiare.
Guardare con sospetto
nuvole all’orizzonte.
Pregare che non piova
a liquefar fatiche.

Donne di dura povertà.
Io so di una
(che importa il nome?)
di notte a rubare sale
che tanto è del governo.
Guadar canali
nel freddo della notte,
la gonna arrotolata alla cintura.
Guardare intorno
con occhi di paura.
E intanto
la giovane Guardia di Finanza
batteva i denti
aggroppato
nello striminzito cappotto,
nell’illusorio riparo
della garitta di cemento,
all’angolo del canale.

Sale freddo, sale pesante,
nel sacco di juta ruvido, bagnato.
Sale per il baratto
col contadino
che deve uccidere il maiale.
Poche lire,
qualche misura di salciccia,
due strisce di pancetta.
Così è la vita,
dura.
Domani sarà meglio;
forse.

Donne di Borgomarina,
donne di pescatori.
Molti giorni di magra,
qualcuno di abbondanza.
Lavoro, sempre.
Reti da riparare, vele da cucire,
quattro pesci da vendere,
bambini da accudire.
E l’ansia che stringe il cuore
quando il maltempo
sorprende gli uomini sul mare.

Donne di muratori:
due camere e cucina
da tirar su
rubando ore alla sera,
ignorando le feste.
Mattoni ruvidi,
sabbia, cemento, acqua.
Le coffe sono di piombo,
le mani dolgono,
i muri salgono lenti.
Della fatica, delle pene
di queste donne
è fatta
questa Cervia di oggi.

Ben venga quest’8 di marzo,
ben venga
il colore di sole delle mimose.
Si faccia festa grande
nel nome delle donne.
8 di marzo
nell’aria un sentore
di primavera.
Oggi festeggiamo le donne.
Anche quelle di ieri.

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