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Pay tv pirata: oltre alle multe salatissime si rischia il carcere

Usare il "pezzotto", il dispositivo che permette di vedere illegalmente canali a pagamento, è reato. E oltre alle sanzioni si passano i propri dati a organizzazioni criminali

In totale sono 223 gli utenti che la Guardia di Finanza ha denunciato per aver guardato illegalmente programmi tv a pagamento usando il "pezzotto", un decoder in grado di collegarsi a internet e ricevere canali legati a pay tv come Sky, Dazn, Netflix, senza pagare il regolare abbonamento.

Una nuova era della guerra alla pirateria in cui, oltre ai fornitori di questi servizi illegali, anche i fruitori finiscono per essere identificati come colpevoli della truffa.

Cos'è il pezzotto?

Il "pezzotto" è un dispositivo che grazie al sistema IPTV (Internet Protocol Television) riceve i canali televisivi attraverso lo streaming onile. Infatti, per utilizzarlo basta avere una connessione in fibra ottica. Dopo aver sottoscritto un "abbonamento", spesso tramite ricariche PostePay, si riceve un codice e così tutti i canali desiderati appaiono sui dispositivi connessi a internet: pc, smart Tv, smartphone e tablet sui quali sono state installate delle app ad hoc. App che si possono trovare sui comuni store ma che sono illegali.

La multa e il carcere

Quella della Guardia di Finanza è stata un'operazione senza precedenti in Italia dove, per la prima volta, si prende un provvedimento importante contro la pirateria tv. Insomma si è agito contro una prassi di uso sempre più comune.
Film ed eventi sportivi (in Italia in particolare il calcio) sono le due tipologie di programmi più richiesti dagli utenti che non vogliono o, per motivi economici, non possono sostenere il carico di un abbonamento con una delle offerte pay tv e che quindi si rivolgono ad altri "rivenditori". Questo aggiramento delle regole non porta sanzioni solo a chi fornisce illegalmente questo servizio, ma anche a chi lo riceve.

Chi usa questo tipo di mezzi per accedere alla pay tv rischia infatti multe da 2.500 fino a 25.822 euro. Quello che viene contestato è il reato di ricettazione. E la sanzione pecuniaria non basta, perché in alcuni casi è prevista anche la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Secondo la Corte di Cassazione il reato consiste nella violazione della legge sul diritto d'autore del 1941, (art. 171 octies), che sanziona "chiunque a fini fraudolenti, produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica che digitale".

Dati personali e rischio truffe

Dunque l'anonimato potrebbe non proteggere più l'utente. Nel momento in cui viene effettuata una ricarica tramite PostePay la polizia postale può risalire ai clienti dell'organizzazione criminale. 

Il rischio non si ferma qui, perché oltre alle sanzioni, l'utente che si serve di dispositivi pirata finisce per condividere i propri dati personali "con vere e proprie realtà criminali". Questo è quanto affermano gli esperti della Guardia di Finanza dopo l'operazione. Si tratta infatti di trasmettere alle organizzazioni criminali, che regolano questo mercato nero delle pay tv, i propri dati anagrafici e bancari, con il rischio di rimanere scoperti di fronte a future frodi o attacchi informatici.

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