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Ancisi (LpRa): "Il Covid di Arlecchino"

Redazione

Se ogni giorno che Dio comanda ha una pena, i giorni comandati dal Covid gareggiano a chi ne ha di più. Quello di oggi ci fa sapere che le “mascherine a tutti” della seconda fase, al costo simbolico di mezzo euro, o stanno già finendo (Ravenna Farmacie), o sono finite, o non sono mai arrivate in farmacia. Il governatore dell’Emilia-Romagna, che ne aveva regalate 4 milioni a tutti, pervenute non si sa a chi, e lunedì aveva terminato la consegna di altrettante della cui distribuzione al popolo nulla si sa, ha annunciato che altri 4 milioni le regalerà il 18 di maggio. In tutto sarebbero tre per ogni abitante, distribuite a piacimento dai 328 sindaci dell’Emilia-Romagna. Il governatore stesso vuol farle diventare obbligatorie. Alzi la mano chi le ha viste. Test seriologici (a pagamento) sì, no e di nuovo sì, basta un certificato medico. Oggi si sa che li possono fare solo cinque laboratori in Romagna, che la provincia di Ravenna ne merita solo uno collocato a Faenza e però manca il protocollo della Regione, dici niente. Mirabilandia, maggiore impresa turistica della provincia di Ravenna, denuncia oggi che la legge per proteggere il mancato reddito dei lavoratori stagionali causa coronavirus (il famoso bonus da 600 euro per il mese di marzo e forse 800 per quello di aprile) esclude 500 dei suoi. Fossero solo loro. Il bonus di marzo deve ancora arrivare in tantissime altre case, non soltanto dei lavoratori precari, ma anche degli autonomi e della partite Iva. Questo lo dice il segretario provinciale del Pd, di governo e di lotta, contro non si sa chi, visto che il suo partito comanda ovunque, da Roma a Ravenna via Bologna, mentre al contempo denuncia a voce ferma “le mancate risposte riguardanti cassa integrazione” e l’improba erogazione alle imprese a rischio di collasso dei 25 mila euro del decreto liquidità garantiti dallo Stato, causa “la farraginosità dei procedimenti”. Nel frattempo, alla faccia della Fase 2, i cittadini continuano a non capirci niente su come muoversi da casa per “comprovata necessità”, leggendo ogni giorno sui giornali di decreti e ordinanze di ogni genere che fanno tira e molla tra chi restringe o concede, vieta o dispone, raccomanda o multa. Stante che in Italia le limitazioni alla libertà di movimento dovrebbero sempre essere imposte solo con legge (es. il Codice della Strada), non ce n’è una su mille del Covid che ce la faccia ad esserne norma. Secondo un’acuta analisi di Miguel Benasayag, filosofo: “Un’epidemia è il sogno del tiranno. Tutti diventano obbedienti per propria volontà”. Fosse vero. Non si sa proprio a chi ubbidire. Qui non c’è un solo dictador, quale il capo del governo italiano, a dettar legge, ma 2 ministri, 20 (sedicenti) governatori delle Regioni e 7904 sindaci, per non dire dei vari commissari, che fanno ordinanze a getto continuo con valore di legge (dicono loro). Eravamo la Patria del Diritto, restiamo il paese di Arlecchino.

Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna

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