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Giorno della Memoria, D'Angelo (OraxRa): "Fare conoscenza vuol dire schierarsi contro ogni forma di razzismo"

Redazione

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa “entrarono” nel campo di concentramento in quella particolare località che ancora oggi il solo nome evoca terrore e smarrimento: Auschwitz. La Giornata della Memoria o meglio della conoscenza di ciò che ha prodotto l’Olocausto attraverso l’odio razziale assume un significato che va ben oltre l’aspetto storico e simbolico, e questo perché ancora oggi molti sono quelli che si ostinano a non voler conoscere né a riconoscere la storicità dell’evento, prima ancora del vuoto di memoria.

Una storia terribile che ha investito il destino di un popolo, ma che non può essere relegata alle sole vicissitudini di questo, in quanto riguarda anche (e non marginalmente) chi non appartiene al popolo ebraico, perché i fatti e l’odio espresso e manifestato per il “diverso” occupano una posizione centrale nella vicenda storica dell'umanità.

La Giornata della Memoria è indispensabile per l’intera generazione umana, per comprendere il non senso di eventi che hanno segnato il secolo scorso; per comprenderli fino a fondo in uno sforzo continuo di un ragionamento di per sé assurdo, per individuare il perché ciò che è accaduto sia potuto accadere. La memoria,” implica una sfida della ragione” affiche ci si possa rendere conto di ciò che la capacità di raziocinio dell'uomo fatica a comprendere.

Ecco perché a nostro avviso ora, ogni giorno, deve essere il giorno della conoscenza prima ancora che della memoria. La conoscenza di ciò che ha prodotto odio razziale. La conoscenza di come il genere umano, nonostante la storia passata, è capace di produrre ancora oggi genocidi attraverso una scellerata misantropia, vedi Srebrenica o Rwanda, o le migliaia di cadaveri annegati nel Mediterraneo o verso i 3000 migranti “parcheggiati” al confine della Bosnia-Erzegovina.

Fare conoscenza e memoria vuol dire, schierarsi con decisione contro ogni forma di razzismo, fare conoscenza e memoria vuol dire combattere l’indifferenza con il coraggio della testimonianza con la determinazione e la responsabilità di custodire la verità e trasmetterne e garantirne alle giovani generazioni la custodia.

Il premio Nobel polacco Isaac Bashevis Singer disse: "Quando tutte le nazioni si renderanno conto che sono in esilio, l'esilio cesserà di essere; quando le maggioranze, scopriranno che anch'esse sono minoranze, essere minoranza sarà la regola e non l'eccezione".

L’Europa dove noi viviamo è una terra fortunatamente da moltissimo tempo priva di guerre, un insieme di Stati che sognano l’integrazione nonostante le mille difficoltà e gli egoismi nazionali. Ma c’è ancora molto da fare per garantire la pace e i diritti umani, specialmente in questi tempi di crisi economica e pandemica. C’è ancora molto da ricordare, per non dimenticare e c’è ancora molto da conoscere per combattere indifferenza e razzismo.

Giancarlo D'Angelo - Ora x Ravenna

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